Molto severo con i comportamenti a lui sgraditi, molto indulgente con atti oggettivamente ignobili. Inflessibile contro i matrimoni gay, comprensivo con un prete reo confesso di pedofilia. Il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, tempo fa ha usato toni durissimi per denunciare la minaccia alla civiltà rappresentata a suo dire dal mariage pour tous: disse che i bambini andavano protetti, che presto avremmo conosciuto «unioni formate da tre o quattro persone» e che «un giorno anche il divieto di incesto» sarebbe caduto.
Tre anni sono passati da quelle frasi, e in Francia poligamia e incesto restano reati. Come la pedofilia, del resto, che sembra però allarmare Barbarin in misura molto minore. La procura di Lione ha aperto una inchiesta preliminare per «mancata denuncia di un crimine» e «messa in pericolo della vita altrui» dopo che alcuni ex boy scout hanno denunciato l’arcivescovo, due responsabili diocesani, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Gerhard Müller e un suo collaboratore, che non avrebbero fatto quanto in loro potere per fermare il sacerdote Bernard Preynat, autore di molestie e violenze su una quarantina di bambini (tra il 1972 e il 1991).