Cosa pensa il clero dei sacerdoti pedofili e perché evocare le dimissioni di un alto prelato?
Preti e pedofilia, una associazione di idee sempre più calzante in una società italiana e mondiale ormai nauseata da queste ipotetiche guide spirituali. Sebbene il reato di pedofilia sia gravissimo, la cosa realmente più grave è l’atteggiamento di una chiesa che dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Capita spesso che gli ecclesiastici, dagli alti prelati all’ultimo confinato nello sperduto paese di montagnai, parlino in maniera differente davanti a telecamere e giornalisti, come se facessero parte di organizzazioni religiose diverse. Guarda caso, l’atteggiamento che traspare è sempre quello di difesa della categoria.
Un recente articolo di “Famiglia Cristiana”
“Attenti non è solo nella chiesa” sono le parole finali del titolo del periodico cattolico attribuite a un sacerdote siciliano definito “antipedofilia”. Già da queste, un lettore potrebbe capire che il taglio dell’articolo non risulterebbe proprio chiaro e limpido. Ovvio che la pedofilia non è solo nella chiesa. La definizione sacerdote “antipedofilia” e la difesa di una classe di persone sempre più chiaramente macchiata di una tale perversione a danno di vittime più che innocenti, non sembrerebbero definizioni coerenti. Tuttavia, può succedere che qualcuno abbia difficoltà ad esprimere i concetti in modo chiaro, specialmente se, per linea editoriale, si fa capo a quelle persone accusate di compiere gli stessi reati di cui si scrive. Come possiamo farci un’idea corretta basata su concetti più chiari e semplici? Ognuno è dotato di buon senso e capacità di ragionare. La cosa importante è che questi doni non siano influenzati da un pregiudizio, che potrebbe non essere necessariamente negativo.
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