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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Gerald Ridsdale, il prete pedofilo che ha abusato di 54 bambini

Gerald Ridsdale, il prete pedofilo che ha abusato di 54 bambini

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Marzo 2016
in World
Reading Time: 3 mins read
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“Non sapevo che padre Ridsdale fosse un pedofilo. Certo è una storia triste, ma non era di grande interesse per me”. Potrebbe essere racchiusa in queste parole la seconda giornata di deposizioni del cardinale australiano, George Pell, interrogato dalla Commissione reale d’inchiesta che indaga sugli abusi sessuali su minori commessi dal clero australiano negli anni 1970 e 1980.

Quasi del tutto incentrata sulla figura del prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale, condannato alla reclusione per aver abusato di 54 bambini a partire dal 1961, la videoconferenza è durata circa 4 ore scaturendo dissensi e malumori tra le vittime presenti sia Roma che a Melbourne. “Una volta si disse che era omosessuale, se ben ricordo, ma che fosse pedofilo non è mai stato detto”, ha affermato il prefetto delle finanze vaticane sostenendo di essere stato tenuto all’oscuro delle “ragioni precise” relative i continui trasferimenti del sacerdote oggi ottantunenne, con il quale Pell ha ocndiviso un appartamento quando entrambi erano giovani sacerdoti.

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Ma chi è Ridsdale? Gerald Francis Ridsdale è un sacerdote australiano condannato tra il 1993 e il 2013 per aver commesso un gran numero di abusi sessuali contro 54 tra bambini e ragazzi mentre lavorava come cappellano nella scuola di Sant’Alfio a Ballarat. In realtà, nel corso del primo processo la Commissione reale ha accusato il sacerdote di aver abusato sessualmente di bambini già all’età di 21 anni, nel 1955.

Dopo aver ricevuto molteplici denunce dai genitori dei ragazzi abusati, il vescovo James O’Collins dispose il primo trasferimento mandando il giovane prete a Mildura. Si sarebbe trattato solo del primo “provvedimento” nei riguardi di padre Gerald, ben conosciuto da Pell, trasferito per altre cinque volte. La Commissione Reale inoltre ritiene che anche il vescovo Mulkearns fosse a conoscenza dei reati commessi dal sacerdote, ed è proprio una lettera di Ridsdale indirizzata a Mulkearns, dell’11 Aprile 1988, a confermarlo: “Confermo la mia richiesta di dimissioni da questo lavoro parrocchiale che per me rappresenta una tentazione e una difficoltà”.

Lo stesso Pell ha attribuito al vescovo di Ballarat, di cui era consultore, la responsabilità di aver trasferito da una parrocchia all’altra Ridsdale, che ha continuato a commettere innumerevoli abusi fino ad essere condannato al carcere per aver commesso 138 reati ai danni di 53 vittime. Alla domanda se accettava responsabilità per i trasferimenti del prete da una parrocchia all’altra, invece di rimuoverlo dalla Chiesa e di denunciarlo alla polizia, Pell ha risposto di no. La Furness, il legale che interroga il cardinale, ha definito “non plausibile” che Pell non sapesse che le accuse di pedofilia verso Ridsdale erano la ragione per cui era necessario allontanarlo.

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Nel corso del processo del 1994 è inoltre saltato fuori che a Ridsdale fosse stato consigliato uno psicologo, già nel 1971, anche se il vescovo della diocesi di Ballarat, Ronald Mulkearns, ha sempre sostenuto di essere rimasto all’oscuro dei fatti accaduti fino al 1975, quando il sacerdote era a Inglewood. In verità, il vescovo conosceva perfettamente le “tentazioni” di padre Gerald, tanto che sempre nel corso dello stesso processo un agente di polizia coinvolto nel caso ha testimoniato di aver parlato con Mulkearns e che quest’ultimo si è fatto carico di gestire Ridsdale. La via dell’occultamento ebbe inizio nel 1976, quando Ridsdale fu spostato a Edenhope. A questo primo cambio seguì nel 1980 Elsternwick, nel 1981 Sydney, e ancora nel 1986 Horsham. In questa diocesi due persone depositarono denunce su di lui nel 1988. Nel 1990, fu nominato cappellano all’ospedale S. Giovanni di Dio a Richmond, ma dopo qualche tempo venne arrestato dalla polizia australiana a seguito di una ennesima denuncia depositata al comando.

Nel maggio del 1993 la Commissione Reale chiamò a depositare l’allora arcivescovo di Melbourne, George Pell, il quale affermò di aver condiviso l’appartamento con padre Ridsdale mentre questi era cappellano all’istituto Sant’Alfio, ma che non poteva recriminare all’amico coinquilino alcuna colpa.

Ridsdale è stato, in quell’occasione, condannato al carcere per un periodo di 12 mesi. Poche settimane più tardi, è stato processato con l’accusa di abuso sessuale su minori. Imprigionato nel 1994 dopo essersi dichiarato colpevole di 46 accuse per aver abusato di 20 ragazzi e una ragazza tra il 1961 e il 1982, è stato condannato a 18 anni di reclusione, poi ridotti a 15.

Nel 2013, inoltre, Ridsdale è stato accusato dalla polizia australiana di essersi macchiato di 84 reati contro 14 vittime, tra il 1961 e il 1981. Dichiarato colpevole per 29 di questi, è stato condannato a otto anni di carcere nel mese di aprile 2014.

 

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Alessandro Notarnicola

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.