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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Preti pedofili, il cardinale Pell: «Io ingannato dai miei superiori»

Preti pedofili, il cardinale Pell: «Io ingannato dai miei superiori»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Marzo 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Il «ministro» dell’Economia vaticano, accusato di aver coperto gli abusi, ammette: «Potevo fare di più». Le vittime arrivate a Roma chiedono un incontro con il Papa

di Gian Guido Vecchi

CITTÀ DEL VATICANO Il presidente della «Royal Commission» governativa su crimini pedofili Peter McClellan gli dice che la sua testimonianza «non ha assolutamente senso», la legale Gail Furness che «è completamente implausibile». Stanotte il cardinale australiano George Pell deporrà per la quarta volta, dalle 21 alle 3 di giovedì, sempre in collegamento video con l’Australia dall’Hotel Quirinale di Roma, per quella che dovrebbe essere l’ultima seduta. E l’«audizione», più simile a un processo, si fa sempre più dura per il «ministro» dell’Economia vaticano: accusato di aver coperto i preti pedofili negli Anni Settanta e Ottanta, Pell ripete di non aver mai saputo nulla, «era un mondo di crimini e occultamenti», e punta il dito contro i superiori di allora; la Commissione australiana lo incalza sui singoli casi e non ha affatto l’aria di credergli.

CITTÀ DEL VATICANO Il presidente della «Royal Commission» governativa su crimini pedofili Peter McClellan gli dice che la sua testimonianza «non ha assolutamente senso», la legale Gail Furness che «è completamente implausibile». Stanotte il cardinale australiano George Pell deporrà per la quarta volta, dalle 21 alle 3 di giovedì, sempre in collegamento video con l’Australia dall’Hotel Quirinale di Roma, per quella che dovrebbe essere l’ultima seduta. E l’«audizione», più simile a un processo, si fa sempre più dura per il «ministro» dell’Economia vaticano: accusato di aver coperto i preti pedofili negli Anni Settanta e Ottanta, Pell ripete di non aver mai saputo nulla, «era un mondo di crimini e occultamenti», e punta il dito contro i superiori di allora; la Commissione australiana lo incalza sui singoli casi e non ha affatto l’aria di credergli.

«Un mondo di crimini»

Dopo il caso del prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale, spostato da una parrocchia all’altra mentre abusava di 54 bambini – Pell aveva detto che Ronald Mulkearns, il vescovo di Ballarat del quale era consulente, aveva mentito e lo tenne «all’oscuro» di tutto – nell’ultima deposizione si è parlato tra altro di Peter Searson, altro pedofilo seriale della parrocchia di Doveton, «uno dei preti più sgradevoli che abbia mai incontrato», ha commentato il cardinale. Pell dal 1987 era vescovo ausiliare dell’arcivescovo di Melbourne Thomas Francis Little, morto nel 2008. «L’arcivescovo Little sembrava incapace di affrontare padre Searson, o almeno di fornire informazioni adeguate sulla situazione», ha detto Pell, alludendo al fatto che le dimissioni dell’arcivescovo nel ’96 fossero state sollecitate. Il cardinale sostiene che Little e il «Catholic Education Office» gli avevano nascosto le accuse di pedofilia contro Searson. Come gli era accaduto nella diocesi di Ballarat, con Ridsdale: «È un mistero ma in ambedue i casi, per qualche ragione, occultarono tutto». Gail Furness gli ha chiesto se non sia «straordinario» che fosse stato ingannato due volte dalle autorità ecclesiastiche, a Ballarat come a Melbourne, e Pell ha replicato: «Avvocato, era un mondo straordinario. Un mondo di crimini e occultamenti e la gente che non voleva fosse disturbato lo status quo».

«Avrei dovuto fare di più

La commissione ha chiesto a Pell anche del caso di Edward Dowlan, sacerdote a Ballarat et Melbourne, più tardi condannato per abusi su una ventina di studenti: «Non sapevo esattamente quello di cui era accusato. Non mi ricordo i dettagli, solo che c’erano delle voci su ciò che faceva con i giovani. Mi dispiace di non aver fatto di più in quel momento», ha detto il cardinale. Dice che aveva fatto delle supposizioni, gli ha chiesto il presidente, ma si è informato? «No, non l’ho fatto», ha risposto Pell. «Avrei dovuto fare di più».

Le vittime

L’ultima audizione si sarebbe dovuta concludere alle 2 ma è andata avanti fino alle tre di notte. Il gruppo di quindici vittime arrivate a Roma chiede un incontro con Francesco: «A Pell non importa di noi, siamo qui perché vogliamo fare qualcosa per le future generazioni di bambini», spiega uno di loro, Phil Nagle, all’uscita dell’hotel. Il cardinale ha fatto diffondere dai suoi uffici una dichiarazione nella quale dice che sarebbe «felice di assisterli nella richiesta di incontrare papa Francesco, ma deve fare riferimento ai responsabili ufficiali per queste richieste». Pell assicura di essere disposto a incontrare le vittime: «ll cardinale vorrebbe potere ascoltare i sopravvissuti e gli incontri privati offrono una opportunità a questo fine, piuttosto che incontri allargati dove non tutti possono essere in grado di raccontare la loro storia e le emozioni possono dilagare. I sopravvissuti sono benvenuti nel portare una persona a loro sostegno durante gli incontri, ma a causa della natura privata e pastorale degli incontri non sarebbe opportuna la presenza dei media o dei rappresentanti legali». Alcune vittime incontreranno giovedì un componente della pontificia Commissione per la tutela dei minori istituita da Francesco come strumento di consiglio per le misure di protezione e prevenzione in tutto il mondo, e della quale fanno parte altre vittime di preti pedofili.

http://www.corriere.it/cronache/16_marzo_02/preti-pedofili-cardinale-pell-io-ingannato-miei-superiori-vaticano-37e37494-e06e-11e5-a744-ac338b23c563.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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