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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Dall’Australia a Roma: “Noi, vittime di abusi qui per vedere Pell”

Dall’Australia a Roma: “Noi, vittime di abusi qui per vedere Pell”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Marzo 2016
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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A Roma una delegazione di alcune delle vittime di Ballarat, dove il cardinale ha occupato posizioni di rilievo mentre si verificavano gli abusi. L’accusa: “Sapeva delle violenze”. La replica: “Falso”

di PAOLO RODARI

CITTÀ DEL VATICANO – Inizia oggi, nel territorio neutrale dell’hotel Quirinale di Roma, la deposizione, in video conferenza con l’Australia, del cardinale George Pell (capo della Segreteria per l’Economia della Santa Sede) davanti alla Commissione governativa australiana che indaga sugli abusi sessuali su minori commessi da uomini di Chiesa quando egli era semplice prete a Ballarat e poi vescovo a Melbourne e a Sydney. L’accusa è di aver coperto i preti pedofili, spostandoli – come era prassi consolidata in alcune diocesi del mondo – da una parrocchia a un’altra.
Caso Josef Wesolowski a parte, è la prima volta che accuse dirette arrivano a coinvolgere un alto esponente della Santa Sede. Oggi il porporato australiano, dopo la video conferenza, viene ricevuto da Francesco.
L’udienza è in realtà in “tabella” e dunque dovrebbe essere legata principalmente all’incarico ricoperto in Vaticano. Anche se non è escluso che papa Bergoglio possa essere informato in tempo reale anche di quanto appena avvenuto all’Hotel Quirinale.
Soltanto pochi giorni fa, del resto, tornando dal viaggio apostolico in Messico, egli aveva definito “una mostruosità ” gli abusi sessuali commessi dai preti e aveva detto: “Un vescovo che cambia la parrocchia ad un sacerdote, quando si verifica un caso di pedofilia, è un incosciente, e la cosa migliore che possa fare è presentare la rinuncia”.
Pell ha sempre respinto con forza ogni addebito dicendo di non essere mai stato a conoscenza dei fatti. Ancora pochi giorni fa ha ribadito che “le accuse sono senza fondamento e completamente false”. Ma la sua difesa non è mai avvenuta davanti alla Commissione, bensì attraverso dichiarazioni a distanza.
La Commissione avrebbe voluto ascoltare Pell in Australia, ma il porporato ha presentato certificati medici che gli impediscono il viaggio.
Per questo, a Melbourne come a Sydney, l’attesa per il faccia a faccia di oggi è grande. Pell è ritenuto da parte dell’opinione pubblica del suo Paese colpevole: in sostanza, dicono, non poteva non sapere.
Non così a Roma, dove il porporato è invece conosciuto principalmente per essere colui al quale Francesco ha affidato il delicato compito di riforma dell’economia vaticana. In suo favore si è recentemente espresso anche il padre gesuita Frank Brennan. In passato critico nei confronti del porporato, ha detto recentemente “che nessuna prova è stata prodotta per dimostrare che Pell sapesse qualcosa degli abusi”.
A Roma per ascoltare la deposizione ci sono oggi anche alcune delle vittime di Ballarat. Dice il loro portavoce, Andrew Collins, che desiderano “sentire la verità dalla bocca di Pell”. E ancora: “Occupava posizioni di rango a Ballarat quando sono accaduti gli abusi peggiori. Vogliamo sapere cosa ha saputo e quando ne è venuto a conoscenza. Vogliamo anche sapere perché le vittime non sono state prese in seria considerazione e perché la Chiesa ha tentato di insabbiare questi crimini”.
Spiega Carolyn Worth, portavoce del “The Victorian Casa Forum”, il centro di aiuto di Melbourne per chi ha subito abusi sessuali e al quale fanno riferimento anche le vittime di Ballarat, che “un certo numero di vittime crede che Pell non è stato trasparente nelle sue risposte date in passato alla Commissione Reale.
Soprattutto in merito alle risposte date circa gli abusi di Ballarat, quando era vescovo ausiliare di Melbourne. Per le vittime è importante vedere il cardinale dare la sua testimonianza. Vedono ciò come parte del loro processo di recupero “.
http://www.repubblica.it/vaticano/2016/02/29/news/vittime_abusi_a_roma_audizione_pell-134465225/
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.