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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » citta-del-vaticano » Caro Bergoglio, qui c’è puzza di imbroglio. (Contiene mappa dei casi italiani)

Caro Bergoglio, qui c’è puzza di imbroglio. (Contiene mappa dei casi italiani)

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Febbraio 2016
in Città del Vaticano, Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 5 mins read
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Noi lo sostenevamo da tempo che il clamore costruito intorno all’immagine di Bergoglio non era altro che una farsa, una mera campagna mediatica finalizzata ad una sponsorizzazione del Vaticano che lasciasse intendere, sulle nostre spalle, un intervento di protezione e assistenza per le vittime di pedofilia e alla volontà di arginare il fenomeno. D’altra parte non potevamo non accorgercene dati i continui riscontri negativi che arrivavano dalle vittime italiane in carico all’associazione. Guarda il video

Ora a confermare le nostre impressioni è una voce autorevole della chiesa, Peter Saunders, Ex Membro Dell’organismo Vaticano Anti-Abusi il quale in una intervista alla BBC ha dichiarato senza mezzi termini che “Papa Francesco Non Ha Fatto Nulla Contro La Pedofilia”.

Ma facciamo una breve panoramica di quella che è la situazione in Italia.

Il caso di Diego Esposito è solo l’ultimo della lunga lista di promesse farlocche fatte da ministri del clero a nome di Papa Francesco, dico farlocche perché la nostra addetta stampa Francesca Lagatta ha telefonato a monsignor Angelo Becciu il quale ha ammesso che per ora, non è stato istruito alcun processo canonico nei confronti di don Silverio Mura, come confermano anche dalla Diocesi di Napoli. Ha anche ammesso che dal Vaticano non è stato avviato nulla di che riguardo alla causa “Abbiamo solo dato lo stimolo per abbreviare i tempi”  l’intenzione era quella di far desistere Diego dallo sciopero della fame.

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Ma quello di Diego non è l’unico caso, Giada Vitale, un’altra delle vittime seguite dalla Rete L’ABUSO e che nei giorni scorsi ha iniziato il suo processo penale nei confronti di Don Marino Genova, si è vista non solo riabilitare il suo carnefice, inizialmente sospeso a divinis e da pochi giorni nuovamente reintegrato a tutte le funzioni religiose, ma si è anche sentita rispondere che don Marino, non era stato sospeso per via delle presunte molestie oggetto del procedimento penale, ma perché aveva celebrato il funerale di un parente nella parrocchia di Portocannone, dalla quale sarebbe dovuto stare lontano in vista delle inchieste in corso.

Poi ci sono le rassicurazioni, questa volta fatte direttamente da Bergoglio in persona a Luisa Bonello la quale consegnò al Pontefice un corposo dossier sui casi savonesi. I giornali titolarono “Gli occhi del Papa su Savona”. Di quei fascicoli non si è più saputo nulla tranne che uno di quei preti, Pietro Pinetto, che anche secondo il vescovo di Savona Vittorio Lupi, avrebbe dovuto subire un processo canonico, non è stato processato ma bensì trasferito nella parrocchia di San Francesco da Paola (SV) che conta qualche centinaio di bambini.

C’è poi il caso di Erik Zattoni, il figlio concepito dallo stupro di don Pietro Tosi ai danni di una 14enne. La vittima e la famiglia chiesero che il sacerdote venisse processato e ridotto allo stato laicale, richiesta perfettamente in linea con le dichiarazioni di Bergoglio, ma comunque negata. Don Tosi è morto, da prete.

Anche il caso di don Riccardo Seppia, conclusosi in una bolla di sapone. Malgrado la condanna il prete è ancora prete e dalla Diocesi di Genova fanno sapere che potrebbe rientrare in servizio presto. D’altra parte come don Luciano Massaferro (Diocesi di Albenga), anche lui condannato in terzo grado dalla giustizia civile ma mai ridotto allo stato laicale. Per ora sta scontando la sua pena affidato ai servizi sociali.

Sempre ad Albenga, il caso di don Francesco Zappella, il missionario pedofilo, già condannato nel 1992 e ora al centro di un nuovo scandalo. Anche qui per ora non si ha notizia di sospensione a divinis o di processi canonici avviati, il prete non esercita più ma non per imposizione della chiesa, ma per sua libera scelta.

Ci sono poi i vari casi come quello di don Mauro Inzoli,  dell’ex nunzio Jozef Wesolowski dove pubblicamente il Vaticano ha promesso collaborazione con l’autorità giudiziaria, negando successivamente le rogatorie da parte della magistratura.

Anche nel recente caso del ministro delle finanze vaticane Gerorge Pell, accusato in Australia di pedofilia e di aver coperto diversi casi, pare sarà costretto a “subire” la stessa sorte di Wesolowsky & C. , ovvero restare ben protetto in Vaticano.

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Va ancora aggiunto che, malgrado le rassicurazioni del Vaticano alle vittime e malgrado le richieste fatte dall’ONU, per le quali il Vaticano dovrà rispondere a breve, ad oggi la Santa Sede non ha risarcito spontaneamente una sola vittima, gli unici risarcimenti sono arrivati dai tribunali civili. Nei confronti delle vittime che si sono rivolte alla Santa Sede non è stato fornito alcun aiuto, quasi nessuna di loro ha ricevuto neppure una risposta alle missive inviate.

Ci sarebbe parecchio altro da dire, preferiamo limitarci a citare i casi più noti e commentare il resto con questa mappa interattiva realizzata dalla Rete L’ABUSO nella quale sono citati tutti i casi avvenuti in Italia nell’ultimo decennio.

Quasi 200 casi, quelli noti ovviamente, di cui 113 condanne in via definitiva e circa 70 casi attualmente aperti o di cui non si è saputo più nulla.

Francesco Zanardi

Portavoce della Rete L’ABUSO

 

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.