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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Vaticano, scontro sulla commissione anti abusi. L’ex vittima Saunders: “Mai lasciato. Solo il Papa mi può cacciare”

Vaticano, scontro sulla commissione anti abusi. L’ex vittima Saunders: “Mai lasciato. Solo il Papa mi può cacciare”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Febbraio 2016
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Polemica tra Peter Saunders e la Santa Sede. “Non ho lasciato e non me ne vado”, ha detto il primo in conferenza stampa, dopo che l’organismo aveva dichiarato pubblicamente un “suo periodo di aspettativa”

Scontro in Vaticano sulla lotta alla pedofilia. L’ex vittima Peter Saunders, messo fuori dalla Commissione vaticana anti abusi del clero dopo le durissime critiche al cardinale George Pell e perfino al Papa sulle politiche messe in campo per contrastare questi reati, ribatte: “Non ho lasciato e non me ne vado. L’unica persona che mi può rimuovere è colui che mi ha nominato, ovvero il Papa”. In una conferenza stampa, Saunders ha dichiarato di non essere stato messo al corrente della dichiarazione dell’organismo vaticano voluto da Bergoglio per contrastare la pedofilia nella quale si precisava che l’attivista inglese avrebbe preso “un periodo di aspettativa dalla sua partecipazione come membro per riflettere come egli possa contribuire nel modo migliore al lavoro della Commissione”.

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La versione di Saunders, infatti, è assai diversa da quella ufficiale del Vaticano. L’ex vittima ha spiegato che il 6 febbraio 2016 la Commissione anti pedofilia lo ha sfiduciato all’unanimità accusandolo di parlare troppo con i media. “Per me – ha spiegato Saunders ai giornalisti – come sopravvissuto, la Commissione è una vergogna. Essi credono che la pedofilia è dietro di noi, ma non è in alcun modo dietro di noi”. L’attivista inglese, nominato il 17 dicembre 2014 tra i 17 membri dell’organismo vaticano anti abusi del clero istituito da Francesco aveva infatti attaccato duramente il “ministro dell’economia” del Papa, il cardinale australiano Pell sotto processo nel suo Paese con l’accusa di aver insabbiato la pedofilia dei sacerdoti quando era arcivescovo di Melbourne.

Saunders era stato molto chiaro: “Pell si sta facendo gioco della commissione papale, del Papa, ma soprattutto di tutte le vittime e per questo dovrebbe essere messo da parte e fatto tornare in Australia”. Ora, dopo un botta e risposta durato mesi e diversi certificati medici presentati dal porporato per evitare di rispondere nel suo Paese alle accuse sulla sua gestione dei casi di pedofilia, la Commissione australiana d’inchiesta sugli abusi sessuali sui minori ha deciso che Pell potrà deporre in videoconferenza da Roma. In una prima audizione sempre via webcam dall’Italia, nell’agosto 2014, il porporato aveva paragonato i preti pedofili ai “camionisti che molestano autostoppiste”.

Ma le critiche di Saunders non avevano risparmiato nemmeno il Papa: “Non può dire una cosa e farne un’altra. Se c’è zero tolleranza nei confronti di chiunque nei ranghi della Chiesa che abusa, allora queste persone devono stare fuori, e si deve rimanere a quel punto. Ho bisogno di sapere perché queste cose non succedono, o altrimenti non c’è alcun motivo per cui io resti in commissione. E sono sicuro che altri la pensano allo stesso modo”. Il riferimento era alla nomina, decisa da Bergoglio, di monsignor Juan de la Cruz Barros Madrid a vescovo di Osorno in Cile. Il presule, infatti, amico personale di Francesco, è accusato di aver coperto la pedofilia di padre Fernando Karadima, un leader spirituale nella Chiesa cilena, che nel 2011 fu ritenuto colpevole di aver abusato sessualmente di minori.

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Immediata la risposta della Santa Sede alle pesanti critiche di Saunders: “Compito specifico della Commissione sarà quello di proporre al Papa le iniziative più opportune per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili, sì da realizzare tutto quanto è possibile per assicurare che crimini come quelli accaduti non abbiano più a ripetersi nella Chiesa. La Commissione promuoverà, unitamente alla Congregazione per la dottrina della fede, la responsabilità delle Chiese particolari per la protezione di tutti i minori e degli adulti vulnerabili”. Le proposte da sottoporre al Papa riguardano, come riporta un comunicato ufficiale, “la richiesta di ricordare a tutte le autorità della Chiesa l’importanza di una risposta diretta alle vittime e ai superstiti che li avvicinano; l’istituzione di una Giornata universale di preghiera e di una liturgia penitenziale”, ma anche “stabilire maggiore trasparenza sui processi canonici. Alla prossima assemblea plenaria saranno presentati un rapporto e alcune raccomandazioni e sarà anche attivato un website per condividere le buone norme per la tutela dei minori nel mondo”.

Twitter: @FrancescoGrana

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/08/vaticano-scontro-sulla-commissione-anti-abusi-lex-vittima-saunders-mai-lasciato-solo-il-papa-mi-puo-cacciare/2443453/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.