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Home Mondo Città del Vaticano

La Commissione australiana sulla pedofilia: ok alla testimonianza di Pell via video

Rete L'ABUSO by Rete L'ABUSO
8 Febbraio 2016
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Il Cardinale Segretario vaticano per l’Economia dovrà rispondere all’accusa di insabbiamento in un antico caso di abusi. Polisca: problemi di salute impediscono il volo aereo

La Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, commissione creata nel 2013 dal Governo australiano per indagare i casi di pedofilia perpetrati, tra l’altro, da sacerdoti, ha accettato la richiesta del cardinale George Pell, ex-arcivescovo di Sidney e attuale prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia, di intervenire via video, anziché viaggiando in Australia, per motivi di salute, in un’audizione relativa a un caso nel quale è accusato di insabbiamento delle denunce.

«Il cardinale George Pell – si legge in una nota del giudice Peter McClellan diramata stamane in Australia che ripercorre la vicenda – è stato prete a Ballarat e per un certo periodo è stato uno dei consulenti del vescovo della diocesi, monsignor Mulkearns. In quel ruolo ha avuto responsabilità insieme a un altro consulente per consigliare il vescovo in merito alla nomina dei preti nelle parrocchie e di fornire consigli in più generali questioni amministrative della diocesi. Pell è stato consulente in un periodo nel quale alcuni preti della diocesi hanno abusato bambini ed era presente agli incontri nei quali si è discusso della nomina di almeno un parroco noto per gli abusi. Pell è poi divenuto vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Melbourne nel 1987. È rimasto in quel ruolo fino al 1996 quando è stato nominato Arcivescovo di Melbourne. I fatti attualmente a disposizione della Commissione indicano che ha avuto responsabilità come Vescovo ausiliare per aree dell’Arcidiocesi dove è stato sistemato almeno un prete abusatore. In quanto Vescovo ausiliare era membro del comitato di consulenza personale dell’arcivescovo e membro della curia. Nel suo periodo da Arcivescovo aveva ovviamente la responsabilità ultima per il management dell’arcidiocesi. A causa del ruolo del cardinale Pell a Ballarat e Melbourne i commissari considerano essenziale che Pell testimoni e spieghi le sue azioni nei periodi rilevanti. A parte i suoi ruoli a Ballarat e Melbourne, Pell è stato arcivescovo di Sidney. A Melbourne è stato responsabile per la il programma della Melbourne Response ed ha testimoniato quando essa è stata esaminata in un caso di studio. Quando era arcivescovo di Sidney, è stato discusso il caso di John Ellis e Pell ha testimoniato a questo proposito e sull’operazione del programma “Verso la guarigione” dell’arcidiocesi di Sidney. Le questioni per le quali ora i commissari chiedono l’assistenza del cardinale Pell sono distinte da quelle sulle quali ha già testimoniato».

«Quando Pell ha testimoniato davanti alla Commissione reale abitava a Sidney. Nella seconda occasione, quando è stata discussa la Melbourne Response, ci si è accordati affinché egli potesse testimoniare in collegamento video da Roma, dove ora risiede. La testimonianza che gli si chiederà di dare nelle prossime audizioni è più estesa che in passato».

«All’audizione a Melbourne l’11 dicembre dell’anno scorso un rappresentante del cardinale Pell ha indicato che a causa della sua attuale salute al cardinale era stato consigliato di non intraprendere lunghi viaggi in aereo e per quella ragione il cardinale ha chiesto di dare la sua testimonianza in collegamento video. I commissari non hanno avuto accesso a questa richiesta. Io – prosegue il giudice McClellan – dissi: “Data la complessità delle questioni toccate, e il fatto che ci sono due casi di studio attualmente all’attenzione della Commissione che coprono un periodo di tempo esteso, oltre alle difficoltà tecniche registrate nell’ultima testimonianza video quando il Cardinale era a Roma, è preferibile che egli testimoni personalmente in Australia”. Nella speranza che la salute del Cardinale potesse migliorare, abbiamo rinviato altre considerazione sulla procedura da adottare».

«Da quando la questione è stata esaminata a dicembre mi è stato riferito che le difficoltà tecniche registrate nell’ultima occasione sono state affrontate e ora il collegamento video da Roma dovrebbe essere soddisfacente. Tuttavia, in ragione delle altre questioni che ho indicato sarebbe preferibile, ma non essenziale, che Pell testimoni personalmente in Australia».

«Il signor Myers, che rappresenta Pell, ha rinnovato la richiesta che Pell possa testimoniare via video da Roma. In sostegno di questa richiesta ha fornito un rapporto medico di Patrizio Polisca, direttore del pronto soccorso medico presso l’università di Tor Vergata, datata Roma 29 gennaio 2016».

Fino a luglio scorso, peraltro, Polisca era medico del Papa. «Il rapporto conferma le informazioni precedentemente fornite alla Commissione reale e indica che Pell soffre di ipertensione (per la quale si sottopone a un trattamento medico), malattia ischemica cardiaca, complicata da un precedente infarto miocardio, disfunzioni cardiache correlate all’ipertensione arteriosa e una precedente ischemia, oltre ad altre questioni di non immediata rilevanza».

«Il Professore conclude come segue: “Tutti i summenzionati cambiamenti funzionali e clinici hanno un effetto sinergico negativo in merito alla sua capacità funzionale cardiovascolare e respiratoria, in particolare per una breve camminata o un esercizio fisico anche lieve, quando si prepara a trascorrere periodi prolungati in un depressurizzato ambiente (volo aereo), con conseguente ipossia relativa e aumento della pressione sanguigna ematica. A causa di quanto sottolineato, intraprendere un lungo viaggio potrebbe innescare un episodio di insufficienza cardiaca e se ciò avvenisse in colto sarebbe difficile da trattare. In conclusione, i problemi clinici che Sua Eminenza presenta rendono difficile per lei fare un volo in Australia, che potrebbe creare seri rischi alla Sua salute».

«Sebbene – conclude la nota del magistrato – persone con le condizioni che ha Pell possono volare su lunghe distanze è evidente che dal rapporto medico nel caso del cardinale Pell c’è un rischio alla sua salute se intraprende un tale lungo viaggio in questo momento. Vista la natura dei suoi disturbi non ci si può attendere che la sua salute migliori probabilmente eliminando questi rischi. Sebbene sarebbe preferibile se egli testimoniasse in Australia, poiché è disponibile l’alternativa che egli testimoni via video i commissari sono soddisfatti di questa procedura».

Poiché «non ci sarà tempo per raccogliere la testimonianza video del Cardinale nel periodo che precede la prossima audizione a Ballarat», la Commissione, che organizza ogni udienza in una diversa città australiana, programmerà la testimonianza di Pell «a partire da lunedì 29 febbraio quando la Commissione si riunirà a Sydney. Ci si attende che tale testimonianza possa durare tre giorni di seduta. Lo staff della commissione discuterà con i rappresentanti di Pell l’esatto orario che differirà dall’orario usuale per le sedute» a causa del fuso orario.

In passate udienze il Prelato è stato nominato più volte da vittime di pedofilia, secondo le quali avrebbe ignorato e anche coperto per decenni abusi commessi da sacerdoti, permettendone il trasferimento da una parrocchia all’altra. Affermazioni che Pell ha più volte respinto e smentito.

http://www.lastampa.it/2016/02/08/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-il-cardinale-pell-potr-deporre-in-videoconferenza-7PRs5PZrHsSNh6UbR4swQO/pagina.html

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PRECISAZIONE

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.  

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso