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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » campania » Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Gennaio 2016
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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FERRUCCIO SANSA

Duecentocinquanta euro. In una busta bianca. È tutto quello che la Curia di Napoli del Cardinale Crescenzio Sepe mi ha offerto dopo che sono stato abusato da un sacerdote”. Non sono soltanto le violenze che gli hanno segnato il corpo, che gli hanno piegato l’anima. È non avere giustizia per colpa della prescrizione. Sono quelle banconote come elemosina. Come se un’accusa di pedofilia potesse liquidarsi così. Alla faccia del dolore provocato, ma anche delle parole che i! Papa aveva fatto arrivare alla presunta vittima.

Cosi DASEI GIORNI Diego (il nome è di fantasia) ha deciso di cominciare lo sciopero della fame. Prima da solo; poi accanto a sé ha trovato altre persone. Il suo avvocato Sergio Cavaliere e Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso. “Non mangeremo finché la Curia di Napoli non ci darà una risposta”.

Tutto comincia all’improvviso sei anni fa, quando Diego all’improvviso prova un dolore fortissimo al ventre. “Mi mancava il fiato, mi sentivo morire”, racconta. Una crisi di panico. Terribile. Una voragine che si apre dentro di te. E Diego – una guardia giurata che oggi ha 39 anni – attraverso quella frattura rivede un capitolo del suo passato che aveva completamente rimosso: “È riemersa la violenza. Avevo 13 anni, il mio professore di religione era”don S., un sacerdote molto stimato. lo venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui, a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Il racconto di Diego ricorda quello di tanti altri bambini: il prete che si siede sul letto, che gli chiede di mettersi vicino a lui. Che poi lo bacia, gli fa violenza approfittando di quello stato di sottomissione e vergogna.

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DIEGO CRESCE, si sposa, trova un lavoro come guardia giurata. E rimuove ogni cosa. Fino a quel malessere, fino alle visite dallo psichiatra. Che gli dice: “Non possiamo lasciare che altri bambini rischino di subire violenze”. Anche perché, racconta Diego, “don S. continua a insegnare, a stare tra i ragazzi”. Diego va a visitare il sacerdote e registra di nascosto ogni parola: le sue accuse, le risposte dell’insegnante che non nega, non smentisce. Lo invita, anzi, a non farsi curare dai medici. Si limita a dire: “Preghiamo insieme”.

Alla fine parte una querela, ma Diego sa benissimo che ormai è tutto prescritto. Che la giustizia dei tribunali non può farei niente. Allora tenta di chiedere aiuto alla Chiesa, anche perché con lo stipendio che ha non riesce ad arrivare a fine mese.

MA DALLA CURIA di Napoli gli arriva soltanto quella risposta: “Un giorno che io non c’ero si sono presentate delle persone. Hanno detto a mia moglie che venivano per conto del cardinale Crescenzio Sepe. Alla fine le hanno offerto una busta bianca con duecentocinquanta euro. Le hanno detto: è solo per una volta”. Niente di scritto, niente che potesse essere usato in tribunale. Diego intanto va avanti per lasuastrada. Riesce a far arrivare un messaggio in Vaticano. Il 26 marzo dalla Segreteria di Stato parte una lettera firmata da Angelo Becciu. Che scrive: “Ella ha ‘confidato al Santo Padre una particolare situazione … Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria … Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione del dicastero competente” .

ORA SONO PASSATI quasi due anni e Diego vuole sapere se al di là della prescrizione riuscirà ad avere una risposta che non sia quella busta bianca, senza nome. Lo pretende. Lo chiede ormai con la forza “dell’esasperazione: “A settembre mi sono presentato in Curia, ho detto che se continueranno a tacere io mi ucciderò”. Risultato? “Hanno segnalato quello che ho detto alla Questura e mi hanno tolto anche il porto d’armi. Che per una guardia giurata è tutto”. Adesso Diego ha cominciato lo sciopero della fame. Ma quei 250 euro non li accetta.

Da IL FATTO QUOTIDIANO del 29-01-2016

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.