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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.

Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Febbraio 2013
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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Vallo della Lucania: processo d’appello fissato per la suora pedofila.
26 febbraio 2013 | Autore: maxfrassi

Vallo della Lucania. Fissato l’appello per la suora pedofila.

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RICEVIAMO E RIPORTIAMO:

Vallo della Lucania, ricomincia il ‘gioco del lupo cattivo’: al via processo d’appello per suor Soledad

Articolo di Lucia Cariello per il Giornale del Cilento.

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Ricomincia in corte d’appello il processo sui presunti abusi perpetrati ai dinni di minori dell’istituto religioso di Santa Teresa di Vallo della Lucania. Sul Banco degli imputati suor Soledad al secolo Carmen Soledad Bazan Verde, peruviana accusata di abusi sessuali ai danni di oltre 30 bambini dell’istituto di Vallo della Lucania. L’avvio del processo d’appello è fissato per il prossimo 2 luglio presso il tribunale di Vallo. Parliamo di una vicenda umana e giudiziaria che scosse profondamente le coscienze. Nel merito furono ascoltati circa 200 testimoni che avrebbero confermato abusi di ogni genere ai danni dei piccoli da parte di suor soledad.

Ma facciamo un passo insietro: chi è suor Soledad? Giunta nel 2001 in Italia dal Sudamerica, Soledad, all’anagrafe Carmen Soledad Bazan Verde, è una giovane novizia peruviana che aspirava ad entrare nell’ordine di Santa Teresa del Bambin Gesù e, nello stesso tempo, faceva la maestra in un asilo gestito dalla sua congregazione a Vallo della Lucania. Il dramma reca una data precisa: 17 giugno 2006, Soledad viene arrestata a Roma per evitare una sua fuga all’estero ma la vicenda in realtà ha inizio alcuni mesi prima quando la madre di una piccola di 4 anni che frequenta l’asilo gestito dalle suore di Santa Teresa di Vallo, insospettita dagli strani comportamenti della bambina, denuncia possibili abusi sessuali. Rita Del Gaudio, madre di una piccola dell’istituto di Vallo, alle telecamere di Mattino Cinque, racconta: “M’ero accorta, già prima che mia figlia ci raccontasse, che c’era qualche problema. Aveva gli incubi, mi aggrediva, urlava senza motivo, non mangiava più. Diventava frenetica quando le chiedevamo dell’asilo, una volta voleva sbattere la testa contro il muro”. Scattano, dunque, le indagini nell’istituto e il 21 giugno il giudice decide di interrogare la suora nel corso di indagini preliminari. Vengono sentiti poi, in sede di incidente probatorio, i bambini e per evitare un trauma il tribunale viene trasformato in asilo. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.»
Adesso si apre un nuovo capitolo con l’avvio del processo d’appello. Ricordiamo che la sentenza di primo grado ha stabilito 8 anni di reclusione per la novizia peruviana, 16 mesi due suore, suor Romana e suor Agnese, per favoreggiamento personale. Assolto, invece, il muratore con formula dubitativa e assoluzione piena per il fotografo, anch’essi coinvolti nella vicenda. Inoltre, su 21 persone costituite parte civile solo a 10 è stato riconosciuto un risarcimento dei danni dal tribunale con una provvisionale di 10.000 euro anche per quanto riguarda le spese legali.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.