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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Svizzera. Centinaia di bambini stuprati, frustati, maltratti e sfruttati in collegio cattolico. Figli di coppie in difficoltà carne da macello per preti ed educatori all’Istituto Marini di Montet

Svizzera. Centinaia di bambini stuprati, frustati, maltratti e sfruttati in collegio cattolico. Figli di coppie in difficoltà carne da macello per preti ed educatori all’Istituto Marini di Montet

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Gennaio 2016
in World
Reading Time: 2 mins read
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Uno studio rivela l’orrore in un istituto cattolico in Svizzera.

All’Istituto Marini di Montet, un pensionato cattolico nel canton Friburgo che ospitava un centinaio di bambini, sono stati commessi tra il 1929 e il 1955 «maltrattamenti e gravi abusi sessuali». Lo rileva uno studio che punta il dito contro la Chiesa e la società dell’epoca.

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Lo studio commissionato da Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, indica che la maggioranza dei ragazzi ospitati all’Istituto Marini venivano accolti ad un’età compresa tra i 10 e i 14 anni. Spesso provenivano da famiglie con difficoltà economiche e sociali.

In almeno 21 casi, i sospetti di maltrattamenti e di abusi sessuali commessi tra il 1929 e il 1955 risultano fondati, scrivono gli autori del rapporto. Vi sono tuttavia «più vittime di quante rilevate dalla statistiche», ha sottolineato martedì il vescovo Morerod, in occasione della presentazione del rapporto.

Riguardo alle condizioni di vita nell’istituto, le testimonianze sono «sconcertanti». I ragazzi, anche minori di 16 anni, non frequentavano la scuola, ma svolgevano lunghi e duri lavori agricoli. La disciplina era ferrea, con punizioni prossime al maltrattamento (frustate) e alimentazione scarsa.

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Scandalo nascosto e impunito

Nel periodo in questione, l’istituto era diretto da preti diocesani e dipendeva direttamente dal vescovo. La preoccupazione principale dei responsabili è stata di nascondere i fatti: vi erano infatti stati reclami e denunce, scoperti dagli autori dello studio grazie al controllo della corrispondenza.

Ma malgrado «un’ondata di consecutive denunce tra il 1932 e il 1955», solo due casi, riguardanti un sacerdote direttore e un altro religioso, sono finiti in tribunale, nel 1954 e nel 1956.

Secondo gli autori dello studio – Anne-Françoise Praz, professoressa associata all’Università di Friburgo, Rebecca Crettaz, diplomata allo stesso istituto, e Pierre Avvanzino, professore onorario all’Alta scuola di lavoro sociale e della sanità di Losanna – l’istituto stesso, la Chiesa, la società friburghese e svizzera in generale, hanno favorito il silenzio e le condizioni di tale deriva.

«Tutti i testimoni hanno insistito sull’asimmetria completa tra la loro impotenza e il potere di chi abusava», ha spiegato Anne-Françoise Praz. Secondo gli esperti, tale squilibrio era rafforzato dal tipo d’istituzione – grande, autoritaria, confessionale -, da un’insufficiente supervisione dell’istituto da parte dei responsabili, dal frequente cambio degli insegnanti e da una «grave carenza» nella formazione dei sorveglianti laici.

Rilevanti inoltre gli sforzi della gerarchia religiosa e del comitato di direzione nel nascondere lo scandalo: discrete inchieste interne, semplice trasferimento dei preti responsabili e pressioni per ottenere ritrattazioni da parte degli accusatori.

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swissinfo.ch e tvsvizzera.it (TG del 26.1.2016)

http://www.swissinfo.ch/ita/abusi-e-maltrattamenti-su-minori_uno-studio-rivela-l-orrore-in-un-istituto-cattolico-in-svizzera/41921426

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.