CATANIA – C’è un nuovo colpo di scena nel procedimento penale per i presunti abusi sessuali che due minorenni avrebbero subito da don Carlo Chiarenza negli anni ’80. Le loro dichiarazioni sono state ritenute dai magistrati “dettagliate, coerenti, circostanziate”, ma c’è il rischio che non si svolgerà mai un processo perché i reati sono prescritti, in quanto risalenti nel tempo; per questo il 16 ottobre la Procura ha presentato richiesta di archiviazione al Gip e i legali di Teodoro Pulvirenti, che ha registrato l’ammissione degli abusi di don Chiarenza, non faranno opposizione.
“Il decorso del termine di prescrizione – si legge nella richiesta – non consente di indugiare oltre al riguardo”. Insomma, stavolta è il tempo sì a sanare le ferite, ma del solo presbitero acese. Perché sulla verità delle dichiarazioni della vittima, se da un lato non ci sarà mai alcun verdetto a confermarle, al momento non c’è alcun elemento che le possa smentire. E sono gli stessi togati a sottolinearlo: stando agli elementi raccolti “non possa rimarcarsi – scrivono – la mancata emersione di elementi atti a comprovare la falsità delle accuse”. E ancora: “Giova comunque rilevare che le dichiarazioni rese dalle persone offese sono risultate dettagliate, coerenti, circostanziate e perciò stesso incompatibili con l’invenzione dei fatti narrati”.
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