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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Don Zappella si auto accusa in una tragicomica intervista

Don Zappella si auto accusa in una tragicomica intervista

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
8 Settembre 2015
in Il punto della Rete L'ABUSO, Liguria
Reading Time: 2 mins read
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“Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi” e povero don Francesco Zappella, pare proprio che una di quelle pentole l’abbia comprata lui.

Sulla stampa di oggi il sacerdote, tenta di screditare la vittima accusandola di aver molestato in Italia una ragazzina di 12 anni e aggiunge, di avere più di 600 testimoni a sostegno di questa sua accusa. Riferisce anche che fu questo il motivo per il quale ha anticipato il rientro in Uruguay del ragazzo che oggi accusa di molestie il sacerdote.

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Ma se voleva tutelare una minore perché non lo ha denunciato? Obbedisce alla stessa logica delle diocesi che non denunciano i preti pedofili quando vengono a conoscenza dei loro crimini? E che tutela ha delle persone che dichiarano di essere vittima di abusi sessuali se su Facebook fa il nome delle pretesa vittima?

Non lo abbiamo fatto noi della Rete l’Abuso, non lo ha fatto la stampa, ma lo ha fatto don Zappella. E’ un invito ai suoi sostenitori ad agire in sua “tutela” in Uruguay e nel resto del mondo? Quanto alla sua asserita assenza dall’Uruguay dal 2004 saremo noi a informare la magistratura dei suoi numerosi viaggi, tra i quali quelli per il conferimento dell’onorificenza di “cittadino illustre” dell’Uruguay.

Ma purtroppo non finiscono qui le “calunnie” nei confronti del sacerdote, dalla città della vittima c’è chi le scrive ringraziandola per aver denunciato e per aver reso più sicura la vita dei loro figli, altri invece commentando pubblicamente i post del ragazzo accusando il sacerdote.

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Per non parlare poi della sfortuna dei tre sacerdoti indicati dalla presunta vittima, perseguitati anche dalla malavita che ha reso vittima lo scorso anno in ben 2 occasioni, lo sciagurato Zappella e il suo sacrestano, a loro dire vittime di tentate rapine, dove però nessuno ha rubato nulla.

Non così bene è andata invece al collega di Zappella, padre Gabriel Tojos preso a colpi di macete da un padre di famiglia. Ci dispiace per questi reati, ma vorremmo sapere se sono stati individuati gli autori di queste aggressioni e le loro reali ragioni.

Come se non bastasse adesso interviene in difesa del sacerdote anche Gonzalo Gadea Nobile segnalato tra i primi all’autorità giudiziaria.

Infine un sapore amaro lasciano le dichiarazioni su Facebook di Zappella che accusano un sacerdote di aver aiutato la vittima. E’ proprio vero che con l’arrivo del nuovo vescovo con diritto di successione si è scatenata una guerra in una diocesi scossa da tantissimi scandali.

Invitiamo caldamente don Francesco Zappella a formalizzare quanto prima le sue dichiarazioni non solo alla stampa, ma anche all’Autorità Giudiziaria, l’unica che potrà appurare il reale stato delle cose ed eventualmente procedere.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.