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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » Bergoglio e la pedofilia: ecco cosa accadrà ai vescovi che insabbiano le denunce

Bergoglio e la pedofilia: ecco cosa accadrà ai vescovi che insabbiano le denunce

Federico Tulli by Federico Tulli
15 Giugno 2015
in Città del Vaticano
Reading Time: 2 mins read
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Accogliendo una proposta elaborata dalla pontificia commissione per la Tutela dei minori, papa Francesco ha stabilito che è un reato canonico «l’abuso di ufficio episcopale», la prassi cioè, da parte dei vescovi, di non dare seguito alle denunce raccolte su presunti abusi compiuti da sacerdoti appartenenti alle loro diocesi. Al fine di rendere possibile l’individuazione e la punizione di eventuali responsabili, il papa ha quindi creato una sorta di commissione ad hoc all’interno della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf) alla quale già spetta il compito di giudicare i sacerdoti accusati di pedofilia così come è stato stabilito nel 2010 dalle norme emanate da Benedetto XVI.

La decisione di Francesco, che colma un vuoto procedurale della Crimen sollicitationis del 1962, è stata annunciata con enfasi dalla sala stampa vaticana e presentata dalla stampa italiana come l’ennesimo segnale di svolta rispetto al passato compiuto da Bergoglio in materia di lotta alla pedofilia clericale. Indubbiamente il messaggio recapitato ai vescovi di tutto il mondo è in sintonia con l’intenzione espressa più volte dal successore di Joseph Ratzinger sin dalle prime settimane di pontificato, di estirpare la pedofilia dalle parrocchie, dagli oratori, dalle scuole e dai seminari cattolici di tutto il pianeta. Quanto però questa mossa potrà rivelarsi efficace (o «rivoluzionaria») è difficile dirlo oggi. In quanto l’obbligo per il vescovo di dare seguito a una denuncia non va inteso come obbligo di denunciare e collaborare con le autorità civili, ma solo di informare la Cdf riguardo eventuali situazioni critiche. Cosa che peraltro era già prevista, solo che in Vaticano mancava un organo giudicante ad hoc per i vescovi.

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Quindi, per fare un esempio, in Italia non cambia nulla. La denuncia di un reato di questo tipo è obbligatoria solo per i pubblici ufficiali, pertanto la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida ha stabilito che i vescovi non sono obbligati a informare l’autorità giudiziaria. Un eventuale abuso compiuto da un sacerdote della diocesi di Crema potrà essere denunciato dal vescovo solo in Vaticano, come del resto è accaduto nel caso di don Mauro Inzoli, ex vice presidente della Compagnia delle opere (il braccio operativo di Comunione e liberazione). Se non lo facesse scatterebbe per lui il processo canonico in Cdf. E qui c’è una seconda criticità da segnalare.

Il testo del decreto di Bergoglio non è ancora pubblico e quindi al momento si conosce solo quanto riporta dichiarato dalla sala stampa vaticana. Ma è noto che per quanto riguarda i procedimenti canonici in generale e quelli che si occupano della pedofilia in particolare, non c’è trasparenza amministrativa. Nel senso che quanto viene deciso dalla Cdf e soprattutto le motivazioni della sentenza sono coperte dal segreto. Pertantosemmai si venisse a sapere che un vescovo è stato “punito” dall’ex Sant’Uffizio, difficilmente in Italia sapremo di che natura è il “crimine” compiuto. Quindi solo accidentalmente un prelato che si dovesse rendere complice di un sacerdote pedofilo, evitando di segnalarlo alle autorità preposte, finirebbe sotto la lente della magistratura.

@federtulli

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Federico Tulli

Federico Tulli

Federico Tulli è giornalista professionista. Per anni firma di Left sin dalla sua fondazione nel 2006, prima come collaboratore fisso e poi come redattore, ha scritto articoli per numerose testate italiane e internazionali (tra cui MicroMega, Avvenimenti, Sette, Globalist, Cronache laiche, Adista, Critica liberale, Brecha, etc). Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: “Chiesa e pedofilia” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015). Nel 2018, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato “Giustizia divina” (Chiarelettere). Nel 2020, per “I libri di Left”, ha pubblicato “Cosa ci ha insegnato la pandemia”, e nel 2023 “La Chiesa violenta” (Ed90). Ad aprile 2023 è uscito un suo saggio dal titolo “Informazione e Intelligenza artificiale: quale futuro per il giornalismo?” nel libro, a cura di Andrea Ventura, “Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali” (AA.VV., L’Asino d’oro ed.). Nel 2022 Tulli ha ideato e realizzato per Left “Spotlight Italia”, la prima indagine giornalistica permanente sui crimini nel clero italiano, e fa parte di #ItalyChurchToo, coordinamento italiano delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Contatti: [email protected] [email protected]

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.