Un “conflitto interiore”. Cosi’ monsignor Alberto Capella, consigliere di nunziatura a Washington, ha descritto la propria esperienza di utilizzatore di immagini pedopornografiche nella prima udienza del processo che in Vaticano dovrà accertare le sue responsabilità per i gravissimi reati commessi attraverso Internet pc. Responsabilità che il sacerdote ha peraltro ammesso. “Provavo un senso di vuoto e inutilità, radicati nella mia vita interiore al punto da essere stati all’origine degli atti compulsivi di consultazione impropria di Internet, fino ad arrivare a fare cose che mai erano state oggetto del mio interesse”, ha raccontato in aula. “Ho sbagliato a sottovalutare la crisi che stavo attraversando. Ho sbagliato a pensare di poterla gestire da solo. Il contestio era nuovo. Amici o referenti non ne avevo. Ho cercato di far fronte con rimedi spirituali e di non far pesare il mio stato d’animo in nunziatura”.
Il diplomatico vaticano agiva attraverso un profilo Tumblr aperto ad aprile 2016 “per i più vari interessi”, prima di essere trasferito negli Stati Uniti, a giugno dello stesso anno. “Mi piacevano gli animali e alcune loro buffe espressioni”. Il conflitto interiole di cui racconta, è iniziato a inizio luglio e ha dato seguito alla ricerca di immagini “inappropriate di natura pedopornografica”. Le conversazioni private che intraprendeva con gli utenti con cui avveniva lo scambio del materiale erano “assolutamente triviali. I dialoghi – dice in aula – nascono e muoiono nel giro di poche volgari battute. A distanza di tempo ne rilevo la ripugnanza. Ma saper dare un nome alle crisi interiori nel momento stesso in cui una persona le vive non è facile”.
Support authors and subscribe to content
This is premium stuff. Subscribe to read the entire article.









