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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Cagliari » Villamar, le accuse al parroco: drogava i ragazzi e ne abusava

Villamar, le accuse al parroco: drogava i ragazzi e ne abusava

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Maggio 2015
in Sardegna
Reading Time: 2 mins read
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Dall’ordinanza di custodia cautelare emergono le storie raccontate dalle presunte vittime. Nei paesi dove don Pascal Manca aveva esercitato il suo ministero veniva notato come si accattivasse i maschi e scoraggiasse le fermmine dal frequentare la parrocchia

VILLAMAR – In tanti sapevano degli abusi di don Pascal Manca, il sacerdote di 43 anni, parroco di Villamar  arrestato ieri dai carabinieri con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di diversi ragazzini. Anche i vertici della chiesa erano stati informati.

È quanto emerge dall’ordinanza firmata dal gip di Cagliari Mauro Grandesso su richiesta del pm Liliana Ledda, dove il sacerdote, che viene definito «un soggetto privo di scrupoli», visto che somministrava un farmaco potenzialmente dannoso a minori di 18 anni, e «incapace di controllare i propri impulsi sessuali».

Sia a Mandas, dove il sacerdote era rimasto fino al 2012, che a Villamar in tanti avevano notato che al prete piaceva circondarsi di adolescenti maschi. Il fatto che trattasse male e allontanasse le ragazze non era sfuggito, così in molti avevano iniziato a farsi domande su questo comportamento. Troppe le stranezze, tanto che un nonno aveva affrontato il religioso intimandogli di non toccare più suo nipote. Molti sapevano, emerge dagli atti, che don Manca praticava massaggi ai giovani lasciati a torso nudo. E di questi comportamenti erano state informate anche le alte sfere della chiesa: una delle vittime, sentita dagli inquirenti, ha detto che – una volta compreso quello che gli era successo – aveva inviato una lettera a Roma e una a monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari, dal quale avrebbe ricevuto rassicurazioni in merito a un suo intervento nella vicenda.

Don Manca nei giorni scorsi era stato sospeso. I minorenni hanno riferito di essere stati sedati e di aver ricevuto foto e video pornografici. Il prete li invitava a fare gite, a mangiare la pizza o guardare la tv a casa sua. Ed è qui che, secondo le tante vittime sentite dagli inquirenti, che si sono consumati i fatti più gravi. Spesso il prete offriva alle sue vittime bibite – mai acqua che diceva sempre di non avere – che contenevano Delorazepam, farmaco simile al Lexotan ma più potente. I ragazzini poco dopo venivano colti da forte sonnolenza e si ritrovavano sul divano dove subivano gli abusi. Anche se semiaddormentati, i giovani ricordano e riferiscono qualche flash di quanto subito.

Il sacerdote avrebbe poi inviato foto e video di carattere pornografico a più di un ragazzino. Uno di questi ha raccontato che per almeno tre mesi don Manca gli aveva mandato sul cellulare materiale di questo tipo ogni giorno. Lui, per cercare di farlo smettere, gli aveva raccontato di aver rotto il telefono e di non poter più ricevere i suoi messaggi, ma per tutta risposta il religioso gli aveva promesso un cellulare nuovo in regalo.

 

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.