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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Campobasso » Caso Giada Vitale, la Regione si costituisce parte civile. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

Caso Giada Vitale, la Regione si costituisce parte civile. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Luglio 2014
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 3 mins read
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 Approvata la mozione presentata dalla consigliere Nunzia Lattanzio: il documento contempla la facoltà dell’ente di costituirsi parte civile in tutti i processi  che abbiano come oggetto la commissione di reati ai danni di donne e minori. Nel caso specifico ci si riferisce alla triste storia della giovane ragazza vittima di presunte violenze sessuali da parte dell’ex parroco di Portocannone


CAMPOBASSO. È stata approvata, in sede di Consiglio regionale, la mozione della consigliere Nunzia Lattanzio a tutela di Giada Vitale, la giovane ragazza vittima di presunte violenze sessuali da parte di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone, paese in cui vive la ragazza. Il testo di legge – approvato all’unanimità nonostante l’iniziale opposizione dell’assessore Vittorino Facciolla, che riteneva l’ente regione non potesse costituirsi parte civile, prima che la Lattanzio, sentenze alla mano, dimostrasse il contrario – richiamato nella mozione contempla la facoltà per la Regione Molise di costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati sul proprio territorio che abbiano ad oggetto la commissione di reati ai danni di donne e minori. Già la Cassazione penale aveva emesso due sentenze – rispettivamente nel 2002 e nel 2009 – esprimendosi sull’ammissibilità della costituzione di parte civile degli Enti pubblici e dei Comuni nei procedimenti per violenza sessuale.
“Il Consiglio Regionale con l’approvazione di questo significativo atto di mozione, il primo in materia – precisa Nunzia Lattanzio nel suo intervento – non intende sconfinare in un’area di competenza giudiziaria, bensì supportare con rispetto e rigore il percorso della giustizia con un’azione di profilo extra-giurisdizionale, in tal guisa a rafforzamento di principi costituzionali e di diritto internazionale in materia di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo”.
“La violenza sulle donne intesa come abuso, sopraffazione, limitazione delle libertà personali, disparità di trattamento e sottrazione di opportunità, violazione di diritti, rappresenta – sottolinea la consigliere regionale – una violazione dei diritti fondamentali della persona e anche un fenomeno che coinvolge l’intera struttura della società, ovvero la vita sociale in tutte le sue articolazioni”.
La Lattanzio nel suo intervento sostiene che “all’interno di tale dimensione pubblica del danno si colloca il fondamento della costituzione di parte civile degli Enti pubblici per i quali risulta superata la considerazione secondo cui il diritto al risarcimento del danno sorge solo a seguito della perdita finanziaria contabile nel bilancio dell’ente pubblico”, precisando che “il fondamento del danno per l’ente pubblico – in questo caso – risiede nell’offesa dell’interesse protetto, da intendersi nel contrasto alla violenza di genere come mezzo per la promozione delle pari opportunità e per la rimozione di ogni forma di discriminazione basata sul genere o sull’orientamento sessuale compiuta nel proprio territorio”.
Sulla base di queste considerazioni, Nunzia Lattanzio invita i suoi colleghi e i rappresentanti del governo “a manifestare la volontà che l’Ente regionale si costituisca parte civile nel processo instaurato nei confronti del presunto autore di gravi reati sessuali che per anni avrebbe sottoposto a violenze sessuali la giovane Giada Vitale, costringendola in una dimensione di sofferenza, sfiducia e ingiustizia. E’ necessario – conclude – che con l’approvazione di questo significativo atto di mozione possa essere ricostruito un serio rapporto di fiducia tra la società civile ed i suoi figli più deboli, rapporto sino ad oggi minato dal fatto che per anni le istituzioni hanno taciuto e sono rimaste inerti dinanzi a fenomeni assai devastanti.

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La costituzione di parte civile in tale processo, infatti, non solo rispetterebbe il disposto normativo locale e internazionale ma soprattutto darebbe un messaggio positivo a tutte le vittime di abusi, messaggio di attenzione riposta dalle istituzione alla loro tragedia”.

http://www.isernianews.it/regione/34204-consiglio-regionale-approvata-la-mozione-a-difesa-di-giada-vitale.html

 

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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