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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Campobasso » PAPA BERGOGLIO IN MOLISE, IL NOSTRO APPELLO: CHE NE SARÀ DEI PRETI PEDOFILI?

PAPA BERGOGLIO IN MOLISE, IL NOSTRO APPELLO: CHE NE SARÀ DEI PRETI PEDOFILI?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Giugno 2014
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 2 mins read
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Sabato cinque luglio Papa Francesco viene in visita in Molise. In mattinata sarà a Campobasso, nel pomeriggio si sposterà a Castelpetroso e Isernia. Noi di unavoceperledonne , convinte della bontà dell’opera  pastorale di Papa  Bergoglio, nell’occasione lanciamo un appello per chiedere  come andranno a finire i casi dei preti pedofili che hanno operato proprio in questa  regione. E nel farlo ricordiamo i tre casi principali seguiti da Rete l’Abuso.

Cominciamo da quello di Giada Vitale. La 19enne di Portocannone che ha denunciato Don Marino Genova per presunte violenze subite da quando aveva 13 anni fino ai 16. Storia finita alla ribalta nazionale grazie alle Iene e a Repubblica e finita anche su France 24. Il processo secolare è nelle mani del Tribunale di Larino e siamo ancora alle indagini preliminari. E’ stato avviato un processo  canonico dopo la sospensione a divinis del parroco. Ma di esso non si sa ancora nulla. Nonostante Giada abbia scritto più volte al Santo Padre senza  avere risposte.

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Grazie alla denuncia di Rete l’abuso venne fuori anche il caso di Don Felix Cini. Arrivato a Cercemaggiore dopo una condanna a due anni e mezzo di reclusione a seguito di patteggiamento arrivato nel 2004 a Grosseto per molestie sessuali su minori . Fu il giornale ora chiuso “Nuovo  Molise oggi ” a puntare i riflettori su questa brutta storia.  Ora dopo  una divisione durata anni tra colpevolisti e innocentisti lui non è più a Cercemaggiore. Ma la Chiesa e il Vaticano non dicono altro. Dov’è ora? E’ stato spretato? E’ questa la domanda che poniamo al Vaticano.

Choc anche a Monteroduni, dove l’aiutante del parroco dal 2000 al 2008 è stato denunciato da diverse famiglie di bambini che avrebbe molestato.
I genitori si sono rivolti ai carabinieri che hanno avviato una lunga e difficilissima inchiesta. Adesso le indagini sarebbero state chiuse, mentre il parroco è stato allontanato dalla comunità della provincia di Isernia. Un altro episodio shock di bambini molestati da chi dovrebbe essere per loro guida spirituale. Il vice parroco Luigi Balsamo, ha chiesto più volte il diritto all’oblio. Dalle indiscrezioni ricevute potrebbe essere stato condannato ma è lui stesso a chiedere di non pubblicare il seguito della sua storia. Ma noi chiediamo al Vaticano: che fine ha fatto? E’ stato  spretato?

Soprattutto ora che, in occasione della visita pastorale in Calabria, ha detto chiaramente: i mafiosi sono scomunicati. Chiediamo un atto di coraggio al Santo Padre: una presa di posizione ufficiale su questa piaga sociale e della Chiesa. E soprattutto vogliamo sapere: saranno  scomunicati o spretati? Che fine faranno? Papa Francesco dacci una risposta.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.