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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Amelia » Ancora un rinvio per il processo a Don Gelmini: incapace di essere in giudizio

Ancora un rinvio per il processo a Don Gelmini: incapace di essere in giudizio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Luglio 2014
in Umbria
Reading Time: 2 mins read
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 TERNI – Don Pierino Gelmini non e’ in grado di “partecipare coscientemente” al processo a suo carico a causa dell’aggravamento delle condizioni di salute: e’ quanto emerge dalla perizia medico-legale disposta dal tribunale di Terni, sulla base della quale i giudici hanno deciso nell’udienza di oggi di sospendere momentaneamente il processo nei confronti del fondatore della Comunita’ Incontro, accusato di violenza sessuale ai danni di una decina di allora ospiti della struttura di Molino Silla di Amelia.

In particolare secondo la consulenza redatta dal dottor Michele Moretti, le condizioni diagnosticate impediscono all’imputato “la capacita’ di esercitare consapevolmente lo specifico diritto all’autodifesa e quindi di partecipare coscientemente al processo”.

I giudici hanno comunque fissato una nuova udienza, il 4 marzo 2015, data entro la quale lo stesso specialista dovra’ verificare nuovamente le condizioni di don Pierino.

La perizia era stata richiesta dal pm Barbara Mazzullo, dopo che gia’ la difesa dell’ex sacerdote (sostenuta dall’avvocato Manlio Morcella) aveva presentato una perizia di parte in cui si evidenziava la “persistente incapacita’ di intendere e di volere” dell’imputato.

Don Gelmini si e’ sempre proclamato estraneo agli addebiti, rivendicando la correttezza del proprio operato.

Sempre oggi e’ stato intanto dichiarato prescritto il reato contestato all’altra imputata, Patrizia Guarino, madre di una delle parti lese, accusata di favoreggiamento nell’ambito dello stesso procedimento.

Don Gelmini: assistito 24 ore su 24 in Comunità ad Amelia
Affetto da diverse patologie e da demenza senile, don Pierino Gelmini da oltre un anno e mezzo non si muove piu’ dalla camera del suo appartamento a Molino Silla di Amelia, la casa madre della Comunita’ Incontro. Assistito 24 ore su 24 dal personale della struttura che si avvale anche di specialisti medici e infermieristici esterni.

“Lui per 60 anni si e’ fatto carico della Comunita’ e ora la Comunita’ si prende cura di lui” spiega all’ANSA Giampaolo Nicolasi, uno dei piu’ stretti collaboratori dell’ex sacerdote.

Nel 2008, su sua richiesta, l’ottantanovenne don Gelmini e’ stato ridotto allo stato laicale “per difendersi meglio” nel processo per molestie sessuali su una decina di allora ospitidella Comunita’ oggi momentaneamente sospeso dal tribunale di Terni proprio per le sue condizioni di salute. Il sacerdote ha infatti sempre respinto ogni addebito e rivendicato la correttezza del proprio operato.

Le condizioni di salute di don Gelmini sarebbero progressivamente peggiorate dopo l’ultimo ricovero in ospedale, un anno e mezzo fa. E’ affetto da diverse patologie a cuore e reni e dal diabete, oltre che dalla demenza senile. E’ costretto a rimanere a lungo a letto nella sua camera.

Il fratello, padre Eligio, e la sorella, Clelia, anche lei molto anziana, chiamano costantemente la Comunita’ Incontro per tenersi informati delle condizioni di quello che tutti continuano a chiamare “il don”.

Intorno a lui l’attivita’ della Comunita’ Incontro va comunque avanti come sempre. La struttura specializzata nel recupero di tossicodipendenti ha decine di sedi in Italia e nel mondo. A guidarla e’ un comitato direttivo voluto proprio da don Gelmini tempo fa.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.