TRAPANI – Si faceva chiamare dalle sue vittime “baba” don Sergio Librizzi: in ghanese o anche in indiano significa padre, persona rispettabile, maestro di se stesso in swami. “Pensa a essere amico buono, amico buono, cosi i tuoi i problemi sono i miei. Hai capito… Io come mi chiamo? Simpatico”. E poi, dopo la risposta: “No, mi devi chiamare Baba, è più bello Baba. Dove vuoi andare? Dove ti piace… A casa tua”.
Deus ex machina della commissione, così si sarebbe presentato alle sue “vittime” il parroco che ricopriva anche l’incarico di direttore della Caritas trapanese.”Ascolta… ieri ho detto al presidente prendi le carte di E. e decidiamo. E abbiamo deciso, hai capito… Quindi ora tra qualche giorno, la questura ti deve fare il permesso di soggiorno, hai capito? Il problema è che le tue carte erano ferme, perchè c’era la Svizzera, hai capito? l problemi che c’erano in Svizzera. Quindi io ho detto al presidente, togli i problemi della Svizzera e diamo subito positivo, hai capito?”.
L’interesse sarebbe stato garantito per tutti, anche per gli scafisti.
Interlocutore: Però non è un problema di spaccio o rapina…
Don Sergio: Lo so, lo so, lo so, peggio, è peggio, è più grave, scafista è più grave dello spaccio.
Gli immigrati, stando alle intercettazioni, avrebbero accettato le sue condizioni ma erano anche pronti a farsi valere: “Non è detto che ogni volta che ho bisogno lei si deve divertire… Cosa? Che gli chiedo qualcosa. si deve divertire”. E più avanti il prete in modo rassicurante: “L’amore è medicina”. E in un’altra occasione con un altro uomo andato ad incontrare il prete dolorante perché qualche giorno prima aveva subito una aggressione: “Mi sono saliti sopra – racconta – io forza non ne ho neanche so se sono vivo o morto”. E don Sergio: “L’affetto è medicina… curati che ti do l’affetto e ti passa”. Oppure, un’altra volta:
Don Sergio: …Questo è amore… l’amore è una cosa buona… hai amore?
Interlocutore: Da quando ti ho incontrato…
Don Sergio: Dimmi. Di cosa hai bisogno?
Interlocutore: La commissione.
Persona importante: don Sergio Librizzi era visto così un po’ da tutti quelli che si occupavano di immigrazione e gestione degli immigrati, dai centri di accoglienza alle cooperative apposta costituite per le case famiglia e il lavoro. Persona importante: un tunisino, secondo l’accusa dopo essersi visto toccato, si rivolse all’interprete chiedendo chi fosse il tizio: “È un sacerdote, un prete cattolico”, fu la risposta. L’immigrato replicava: “Ma è un prete come il Papa?”. La replica: “Non è come il Papa ma ha una importanza minore”.
Support authors and subscribe to content
This is premium stuff. Subscribe to read the entire article.









