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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Vicenda don Gatti, alla curia chiesto un milione di euro

Vicenda don Gatti, alla curia chiesto un milione di euro

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Giugno 2014
in Umbria
Reading Time: 2 mins read
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 PERUGIA – Mediazione da 1 milione di euro per chiudere la vicenda degli abusi sessuali perpetrati da don Lucio Gatti a danno di alcuni ospiti delle strutture gestite dal sacerdote della diocesi di Perugia-Città della Pieve. E la chiamata in mediazione, che precede obbligatoriamente qualsiasi citazione civilistica davanti al giudice, è stata fatta non solo a carico del sacerdote, ma anche della curia perugina.

Il processo penale a carico del sacerdote si è concluso con un patteggiamento a due anni di reclusione (con sospensione della pena): l’episodio incriminato sarebbe avvenuto a Cenerente una sera in cui il sacerdote avrebbe costretto uno degli ospiti della struttura a dormire con lui) e non di violenza consumata. Le cinque persone che accusavano il sacerdote avevano sempre parlato di tentativi di approcci sessuali, di toccamenti, della dura vita in comunità, della doccia calda a giorni alterni e dei vestiti in comune, compreso l’?intimo.

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L’accusa era di molestie sessuali e abuso dei mezzi di correzione. La giustizia ecclesiastica ha deciso per la sospensione per cinque anni dalle funzioni religiose. Il patteggiamento, inoltre, è stata una scelta processuale per uscirne senza tanto rumore e tagliando fuori proprio le vittime come parti civili. Le quali hanno tutte le intenzioni di rivalersi in sede civile. Prima, però, c’è la mediazione. Le parti si siederanno davanti ad un tavolo e decideranno se procedere con la mediazione.

Se una delle parti rifiuta si va in causa. Secondo gli avvocati Alessandro Fratini e Federico Mazzi, difensore di uno dei ragazzi che denunciò le molestie, i vertici della curia perugina non potevano non sapere dei comportamenti del sacerdote e, quindi, sarebbero responsabili dell’omessa vigilanza o di non aver provveduto a fermare tali molestie. Da qui la richiesta di 1 milione di euro. Una richiesta che ricalca un po’ quelle che si fanno in un procedimento per un incidente stradale si cita l’assicurazione come responsabile civile. Al momento solo un ragazzo camerunense, residente in Belgio, che aveva raccontato degli abusi davanti alle telecamere delle Iene, ha presentato una domanda risarcitoria da discutere in mediazione il 2 luglio.

Le altre vittime, nel processo penale assistite dagli avvocati David Zaganelli, Massimo Brazzi, non hanno ancora presentato alcuna richiesta. Altre vittime si sono affidate allo studio legale Bagianti e le notifiche della mediazione saranno effettuate nei prossimi giorni.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.