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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » SAVONA: “Il vescovo sapeva dei preti pedofili”

SAVONA: “Il vescovo sapeva dei preti pedofili”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Febbraio 2014
in Liguria
Reading Time: 4 mins read
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LA COLLABORATRICE DELLA CHIESA ACCUSA: “USATA PER SPIARE LE VITTIME DEGLI ABUSI”

Di Silvia Campese IL SECOLO XIX 08-02-14

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Nuovo scandalo per la diocesi savonese. A scatenare la bomba, questa volta, un medico piuttosto noto in città, Luisa Bonello, cattolica impegnata, che ha consegnato direttamente in Vaticano, nelle mani di Papa Francesco, il dossier relativo alla vicenda “pedofilia savonese”. Sentenze e documenti della magistratura, lettere a firma dei vescovi, testimonianze delle vittime. Non solo. In un’intervista rilasciata a Il Secolo XIX, la Bonello ha pesantemente criticato l’operato del vescovo Vittorio Lupi arrivando a sostenere di essere stata usata dalla curia per riferire informazioni riferite dalle vittime, alcune in cura da lei come pazienti. Accuse a cui il vescovo Lupi ha risposto con durezza definendo falsità tali affermazioni e parlando di «vendetta personale a seguito della revoca del Ministero dell’Eucarestia». E ha aggiunto: «Non intendo rispondere alle falsità di una persona che, ai miei occhi, non ha il minimo credito», il commento del Monsignore. Ma le affermazioni del medico savonese, riportate nell’intervista pubblicata di seguito, aprono nuove ombre sulla diocesi.

Dottoressa Bonello, perché è andata in Vaticano e ha voluto consegnare di persona il materiale riguardante la pedofilia nella nostra diocesi?

Perché ero stufa di vedere la mia Chiesa, la mia Diocesi ridotte così.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Che cosa è accaduto durante quei giorni?

Sono stata tre giorni in Vaticano, a Santa Marta, nella residenza di Papa Francesco, e ho incontrato ripetutamente il Papa. Si mangiava insieme, nella stessa stanza. Al tavolo mi è capitato di essere accanto all’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno, mentre ho incontrato un alto concittadino, il fratello di don Giuseppe Militello, organista, oggi assunto in Vaticano.

Quale materiale ha consegnato?

Tutti i documenti di cui ero in possesso e dove si evince con chiarezza l’omertà dei vari vescovi che si sono succeduti, le responsabilità dei preti pedofili, con i riscontri legali della magistratura e le testimonianze delle vittime. Mi è stato assicurato che tutto il materiale verrà consegnato alla Commissione antipedofilia del Vaticano.

Vedremo presto i risultati?

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Presto non lo so, perché la Commissione si occupa dei reati di pedofilia compiuti in tutto il mondo. Molti, purtroppo. Spero, però, il prima possibile, anche perché è urgente un intervento per salvare la nostra diocesi.

Perché ha deciso di parlare proprio ora?

Perché soltanto di recente ho preso coscienza del fatto che il Vescovo mi usava. Mi usava per sapere che cosa sapevo della vicenda pedofilia. Mi chiedeva di riferirgli tutte le notizie, tutte le informazioni di cui ero venuta a conoscenza dalle vittime. Ma lui sapeva già benissimo tutto. Era omertoso. Pensavo, riferendo a lui, di prestare un servizio alla mia Chiesa al fine di combattere l’orrore della pedofilia. Purtroppo, però, il suo fine non era quello.

Si è rivolta mai a qualche altro prelato ligure?

Visto che dal Vescovo non ottenevo riscontri, ho mandato una lettera a Cardinale Bagnasco contenenti le stesse informazioni che avevo già riferito a Lupi. Dicendo che, nella mia diocesi, invece di ricevere un aiuto nella battaglia, ho trovato soltanto omertà. Tali concetti sono stati riferiti al Vescovo Lupi.

I suoi rapporti con il vescovo sono, di recente, cambiati in modo negativo.

Da quando ho iniziato a occuparmi in modo approfondito della vicenda pedofilia, Monsignore ha iniziato a colpirmi negli affetti più cari. Prima di tutto mi è stato revocato il ministero della somministrazione dell’Eucarestia. Era una cosa a cui tenevo profondamente portando conforto ai miei pazienti in ospedale, spesso in gravi condizioni di dolore. Ma non è tutto. Mi ha allontanato dal mio padre spirituale, Don Nino Maio, a cui ero legata da una profonda amicizia oltre ad essere il suo medico personale

Perché il Vescovo avrebbe dovuto agire in questo modo?

È difficile dirlo. Questo è un pensiero mio non suffragato da nulla, ma che mi sento di riferire. Don Nino Maio è stato molto vicino a due preti responsabili di abusi sui minori. Era padre spirituale di Don Nello Giraudo e ha sostenuto per due anni don Pinetto aiutandolo a inserirsi nella comunità di Celle Ligure dove è parroco.

Ha motivi di pensare che Don Maio sia a conoscenza di aspetti inediti relativi alla pedofilia nella chiesa savonese?

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Sì, credo di sì. E penso anche che sia questo il motivo per cui il vescovo mi ha allontanato con provvedimenti così severi dal sacerdote.

Dottoressa, lei ha conosciuto direttamente vittime di pedofilia clericale?

Sì. Due, in particolare, sono miei pazienti.

Queste persone hanno le hanno mai riferito di avere denunciato i sacerdoti e di avere cercato di rompere il muro dell’omertà?

La vittima più adulta, un uomo sessantenne, non ha mai fatto in pubblico il nome del suo abusatore, che peraltro oggi non è più vivo. La sua vita, però, è stata segnata in modo devastante, tanto che ancora oggi entra e esce dalla Psichiatria. Poi c’è un ragazzo giovane, oggi trentacinquenne, che non è mai riuscito è riuscito a ricostruirsi davvero una vita.

Ha riferito di questo ragazzo al vescovo?

Si, di questa persona si.

E il vescovo?

Mi stava a sentire ma non ha mai fatto niente. Pur sapendo da anni cosa stava succedendo.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.