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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Giada, un dramma nel dramma: “Dopo la denuncia di abusi sessuali ho il paese contro”

Giada, un dramma nel dramma: “Dopo la denuncia di abusi sessuali ho il paese contro”

La ragazza presunta vittima di violenza sessuale da parte dell’ex parroco di Portocannone racconta la pena e la sofferenza davanti al comportamento della piccola comunità del suo paese. «Il nuovo parroco non mi fa suonare l’organo in chiesa, i compaesani mi additano per strada accusandomi di aver mentito sul conto di Don Marino». Giada, che prima al vescovo e poi alla magistratura ha denunciato di essere stata molestata sessualmente per ben tre anni da Don Marino racconta a Primonumero.it il suo dramma nel dramma.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Febbraio 2014
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 4 mins read
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di Ida Petrone

Portocannone. Dopo aver denunciato il parroco che per anni avrebbe abusato di lei, si è ritrovata sola. Quasi tutti i parrocchiani si sono schierati dalla parte del sacerdote. In molti l’hanno accusata apertamente e una gran parte le ha tolto il saluto. E’ lei stessa a dirlo, a raccontarlo con amarezza e sofferenza. Le sue parole, certo non facili né per chi le pronuncia né per chi le ascolta, trovano una conferma anche su facebook: una pagina a sostegno del sacerdote e più di un insulto alla ragazza. «La Lettera Scarlatta te la devi attaccare al volto» uno dei tanti commenti al vetriolo postati sul social network. Un dramma nel dramma quindi quello che sta vivendo colei che sarebbe una vittima, perché se è terribile essere stata oggetto dimolestie sessuali a soli 13 anni da parte di un sacerdote, lo è altrettanto non essere creduti, essere additati e perfino estromessi dalla comunità.

Una comunità che- stando alle aspettative della giovane- le si sarebbe dovuta stringere attorno, darle conforto e sostegno. «Quando mi incontrano per strada girano lo sguardo altrove pur di evitare di salutarmi. Più di qualcuno ha affermato che io e mia madre ci siamo inventate tutto per spillare soldi». Accusata di essere una bugiarda, Giada sostiene che i suoi paesani quando non l’additano la ignorano, e lo stesso parroco che ha preso il posto di don Marino, la sta escludendo dalle attività della parrocchia. «Non mi ha permesso più di suonare in chiesa asserendo che non possono più pagarmi in quanto non ci sono soldi» racconta la ragazza che per anni ha seguito il coro parrocchiano, accompagnando le funzioni religiose suonando l’organo.

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Giada, oggi 18enne, ha denunciato l’ex parroco perché per oltre 3 anni sarebbe stata molestata sessualmente da lui. Si tratta di Don Marino, che oggi ha 58 anni e che nel 2012 è stato allontanato repentinamente dal piccolo centro dallo stesso vescovo Gianfranco De Luca. L’uomo avrebbe abusato di lei, della sua innocenza e ingenuità, per un lungo periodo, dal 2009- quando la ragazza aveva solo 13 anni- fino al 2012. 

La storia, che ha fatto molto scalpore in paese, è balzata anche sulle pagine dei giornali nazionali e la giovane è stata ospite di Barbara D’Urso a Pomeriggio 5. Nella puntata andata in onda lo scorso 16 gennaio, il racconto della ragazza è stato accompagnato con più interviste ai cittadini di Portocannone i quali hanno dichiarato, senza riserva alcuna, di non credere al racconto dell’adolescente. Parole dure da parte di una comunità che addita la vittima accusandola di mirare ad un una somma di denaro a fronte di un risarcimento per qualcosa che «non è possibile sia accaduto», commentano. 

Giada dice di essere delusa e amareggiata anche per non aver avuto alcuna parola di conforto da parte di Luigi Mascio, sindaco di una comunità così piccola, dove tutti si conoscono e se non si è parenti si è di certamente amici o conoscenti. «Un gesto per mostrare la vicinanza me lo aspettavo» commenta anche la mamma della giovane, che ricorda di essere la figlia di Acciaro il quale, negli anni ’60, fu sindaco di una Portocannone che, in quel periodo, vide una fiorente bonifica proprio per l’impegno del primo cittadino. «Mio padre non ha mai perso occasione per mostrare la vicinanza ai suoi compaesani» sottolinea la figlia dell’ex sindaco. La donna esprime il suo dolore per quanto è accaduto alla sua unica figlia che all’età di 3 anni è rimasta orfana di padre.

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Due donne che dopo la denuncia inoltrata al vescovo De Luca nella primavera del 2012, alla magistratura lo scorso anno, si ritrovano a vivere una dolorosa solitudine e un incredibile e assurdo isolamento. Giada, che è diventata maggiorenne a giugno 2013, confida di essere stata seguita da una psicoterapeuta e che ancora oggi è in cura.

Ma se fino allo scorso anno le cure mediche erano pagate dalla diocesi, oggi non più. 

«Dalla chiesa non vogliamo solo belle parole, ma vogliamo i fatti. Ci devono aiutare a scoprire tutta la verità» continua Giada. La verità a cui fa riferimento è quella che dal suo punto di vista è rimasta celata dall’omertà che accomuna gran parte di coloro che frequentano la chiesa.Don Marino fu trasferito da San Felice e gli fu assegnata la parrocchia del piccolo centro bassomolisano. «Perché quel trasferimento? Doveva essere allontanato da qualcosa, o da qualcuno?» domanda oggi la giovane, in un marasma di dubbi che affollano la sua mente di vittima che non nasconde di essere stata plagiata da un uomo di cui si fidava.

La storia che è esplosa solo poche settimane fa, Giada la viveva da quando era poco più di una bambina. Le è scoppiata dentro devastandola. «Ho tentato per due volte il suicidio e solo l’amore e la vicinanza di mia madre mi hanno permesso di trovare quella forza interiore per andare avanti». Fino in fondo, senza più quella vergogna che per anni «mi ha ingiustamente imbavagliata facendomi sentire sporca di una colpa che non era mia».

Giada percepisce una mancanza che fa male, ossia l’assenza del calore di una comunità che per anni, dice ancora, è stata cieca dinanzi a ciò che stava accadendo a una bambina tra le mura di una sacrestia. Ma la giovane donna promette di andare avanti, perché il male che ha subito non resti impunito. 

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Attende ancora una risposta Giada, quella di Papa Francesco. A Sua Santità ha consegnato una lettera per ben 3 volte recandosi di persona in Vaticano. «L’ultima volta l’ho consegnata nelle sue mani. Nel corso di un’udienza pubblica ho scavalcato le transenne per dargli il mio scritto ed essere certa che potesse leggere ed essere informato di ciò che mi è accaduto».

LINK
La lettera di Giada a Papa Francesco 

La lettera di Giada a Papa Francesco

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=15908

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.