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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Angelo Balducci » Sesso e potere in Vaticano

Sesso e potere in Vaticano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Luglio 2013
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Una ragnatela di ricatti e cordate condiziona i vertici della Santa Sede. Con ramificazioni sfuggite anche all’istruttoria interna ordinata da Ratzinger. E al centro c’è sempre lo Ior. Ecco chi combatte Francesco.

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All’inizio sembravano solo colpi bassi in una partita sotterranea, veleni che tracimavano dalle brecce delle mura leonine. Poi i sospetti si sono consolidati nelle scarne indiscrezioni trapelate dal segreto dell’inchiesta choc disposta da Benedetto XVI.

Adesso le notizie taciute a papa Francesco sul passato di monsignor Battista Riccasembrano chiudere il cerchio, in un disegno che ha qualcosa di diabolico: la lobby gay in Vaticano esiste, forte, radicata intorno alla gestione degli affari e dei ricatti.
Il sacrilegio di due comandamenti – non rubare e non commettere atti impuri – è proseguito all’ombra di San Pietro, intrecciando passioni mondane e interessi economici in una ragnatela perversa che appare così solida da arrivare fino al vertice dello Ior e sfidare l’autorità del papa con un peccato di omissione senza precedenti.

Il nuovo pontefice conosce la “Relationem”, il rapporto conclusivo sulla Curia stilato dai tre cardinali investigatori nominati dal suo predecessore. Un’inchiesta meticolosa durata otto mesi, condotta da figure di spessore come Juliàn Herranz, Salvatore De Giorgi e Jozef Tomko, l’austera guida dell’intelligence vaticana nella fase finale della Guerra Fredda.

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Nella radiografia delle faide che stavano dilaniando la credibilità della Santa Sede, tra i documenti diffusi dal Corvo, i tradimenti persino del maggiordomo personale del papa, la sfida sulla riservatezza dei forzieri più oscuri dell’Istituto opere religiose, i tre inquisitori avevano individuato i due mali che lacerano il Vaticano: sesso e cupidigia. Ma in un lavoro così accurato non c’era nulla che potesse gettare cattiva luce su monsignor Ricca, allora responsabile della struttura che ospita gli alti prelati e dove lo stesso Francesco ha scelto di abitare.

Eppure la “Relationem” contiene una denuncia possente di quanto siano profonde le crepe nella Santa Sede. Il dossier consegnato in copia unica a Joseph Ratzinger e da lui trasmesso al successore, stando alle rivelazioni di “Repubblica”, partiva da vecchi episodi. Alcuni documentati dalla magistratura, come la rete di prostituzione maschile tra seminaristi e coristi a cui si rivolgeva Angelo Balducci, l’arbitro di tutti gli appalti italiani e gentiluomo di Sua Santità, intercettato mentre interrompeva summit a Palazzo Chigi per informarsi delle prestazioni dei ragazzi. Altri rimasti in sospeso tra gossip e notizia, come il centro per massaggi Priscilla legato a Marco Simeon, il protetto del cardinale Tarcisio Bertone arrivato ai piani alti della Rai. Poco alla volta, l’inchiesta ha ricostruito una mappa di alberghetti, saune e club per incontri gay frequentati da personalità con posizioni chiave nell’amministrazione vaticana.

Da questa suburra di relazioni inconfessabili, però, nasceva un groviglio di ricatti capace di tenere in scacco tutta la gerarchia. Nell’accusativo latino i ricatti venivano definiti “impropriam influentiam”, termine antico che ricorda il modernissimo reato di “traffico di influenze”: il crimine delle lobby che illecitamente si impossessano delle istituzioni. Oltretevere, la minaccia dello scandalo sarebbe giunta a condizionare ogni equilibrio, inclusi quelli che dominano l’apparato finanziario pontificio.

Il grande snodo è lo Ior, l’Istituto Opere di Religione, una banca offshore sempre sopravvissuta ai tentativi di pulizia: una costante delle trame del dopoguerra, passando da Michele Sindona, Roberto Calvi e l’Enimont. Fino alle ultime storiacce di soldi riciclati per mafiosi, truffatori, tangentisti, bancarottieri ed evasori: un bancomat a disposizione di chi sapesse conquistare la fiducia di un prelato. L’impressione diffusa è che i magistrati abbiano scoperto solo minima parte di una struttura nerissima, che nasconde capitali enormi di provenienza a dir poco dubbia, mentre le indagini delle procure già si stanno allargando all’Apsa, lo sconfinato patrimonio apostolico con investimenti in immobili di lusso e paradisi fiscali.

La lotta intestina per il controllo dell’Istituto si è combattuta in parallelo ai tentativi di renderlo più trasparente, nel rispetto delle leggi internazionali. Non a caso, è stato su questo fronte che si è registrata la prima irruzione del Corvo, diffondendo nel gennaio 2012 una lettera di monsignor Attilio Nicora. Nel testo si citavano le “difese oltranzistiche delle prerogative dello Ior” e il pericolo di “un colpo alla reputazione della Santa Sede”. In pochi mesi c’è stata una corsa frenetica alle poltrone che custodiscono il forziere, con più cordate all’opera. La commissione dei tre cardinali ha cercato di ritrarre i volti degli schieramenti in campo. Ha tentato di suddividerli per ordini – gesuiti, salesiani – e per origine geografica – liguri, milanesi – fino a rendersi conto che tutto ormai era trasfigurato in un conglomerato trasversale dai confini opachi. Al centro, il ruolo di Bertone, il segretario di Stato che ha fatto di Genova il punto di riferimento per le decisioni più rilevanti.
FONTE

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.