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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Il presidente di ‘Rete abuso’: “Filmini hard in Vaticano nella cassaforte di un notaio ticinese”

Il presidente di ‘Rete abuso’: “Filmini hard in Vaticano nella cassaforte di un notaio ticinese”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Giugno 2013
in World
Reading Time: 3 mins read
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 Il presidente dell’associazione, Francesco Zanardi, riporta alla magistratura il racconto di un imprenditore italiano che sostiene di aver preso parte a incontri sessuali.
LUGANO – Filmati hard di festini in Vaticano sarebbero conservati nella cassaforte di un notaio di Lugano. È la dichiarazione shock che riporta questa mattina il Caffè, che ha raccolto la testimonianza di Francesco Zanardi, presidente di “Rete abuso”, un’associazione italiana che raccoglie da anni denunce di giovani vittime di sacerdoti, girandole in seguito alla polizia.
Zanardi ha così messo in luce i fatti dei quali è venuto a conoscenza due anni fa, quando un imprenditore che lavora con la Santa Sede gli si è presentato raccontandogli storie di festini e adescamenti di ragazzi avvenuti dietro le mura del Vaticano.
“Ho preso il suo racconto con le pinze, inizialmente con molta diffidenza – racconta Zanardi al Caffè -. Perché venire da me e perché dirmi quelle cose orribili? Mi ha risposto d’essere rimasto disgustato da quel mondo e che voleva uscire da un giro in cui era stato introdotto da un noto manager vicino alla Santa Sede. Erano i giorni in cui si parlava del Corvo in Vaticano. Ho capito, però,  che qualcosa di vero c’era”.
Man mano che il racconto dell’imprenditore proseguiva, dettagli sempre più raccapriccianti emergevano, fornendo a Zanardi del materiale che potrebbe avere effetti devastanti per il Vaticano. “Man mano che l’imprenditore spiegava circostanze e fatti gli chiedevo dei riscontri – racconta al Caffè -. Mi ha dato numeri di telefono, fatto nomi e cognomi, in molti casi è stato davvero dettagliato. Mi ha messo anche in contatto con un ragazzo coinvolto in uno dei festini ai quali partecipavano – mi ha detto l’imprenditore, che peraltro è gay – alti prelati, di cui mi ha fornito pure nome e cognome”.
Zanardi, molestato da bambino, si occupa da anni di pedofilia, viaggiando in lungo e in largo per l’Europa per scoprire fatti scabrosi e scovare preti pedofili, cercando di capire dove sono finiti, se sono ancora in attività e soprattutto se sono ancora in contatto con i ragazzi. Raccoglie dati, nomi e fatti verificando tutto puntualmente e trasmettendo le notizie degne di nota alla magistratura.
Le sue ricerche vanno spesso a buon fine: è stato lui infatti a trovare nell’esilio di Pietra Ligure don Italo Casiraghi, l’ex parroco di Gordola condannato nel  2005  per atti sessuali con fanciulli. “L’ho anche filmato, e il video l’ho messo su internet, mentre celebrava la messa – racconta sempre al Caffé -. E pensare che il parroco del paese mi aveva detto che non era più in attività”.
Questa volta la posta in gioco è alta e il rischio di incagliarsi in una bufala c’era. L’imprenditore aveva intuito che quell’uomo voleva anche delle informazioni da lui, “forse, ho pensato, per ricattare qualcuno, per estorcere soldi. Chissà? Questo l’ho pensato quando mi ha detto che alcuni ragazzini, durante le feste, hanno fatto dei video di nascosto con i telefonini. Ho chiesto quei filmati, ma non li ho mai avuti”, continua Zanardi.
Dopo un certo tempo gli incontri con l’imprenditore sono improvvisamente cessati. Ma in seguito si rifece vivo, ammettendo che quei filmati erano stati messi al sicuro. “Mi ha detto che li aveva affidati, in due copie, uno a un notaio di Roma e l’altro ad un notaio di Lugano, perché in Svizzera è più difficile arrivare. Anche in questa circostanza mi ha fatto nomi e cognomi, e ho verificato che effettivamente quei professionisti esistevano. Tutte le indicazioni le ho passate alla magistratura di Savona, dove ha sede la nostra associazione”.
La magistratura si è attivata aprendo un fascicolo per adescamento, in quanto il reato di violenza sarebbe stato commesso in uno Stato estero, il Vaticano appunto.
La vicenda ha suscitato scalpore nei giornali italiani ed in televisione, e Zanardi suppone che i magistrati italiani abbiano interpellato i loro colleghi ticinesi per capire chi sia questo notaio.
La speranza di Zanardi è che si vada a fondo in questa faccenda: “non so se questa storia sia vera e sino a che punto; questo lo dovranno dire i giudici. Io avevo uno scrupolo di coscienza ed è per questo che sono andato in procura a raccontare tutto”.
FONTE
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.