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DIOCESI DI NOLA (NAPOLI), DUE AVEMARIA, UN PADRE NOSTRO E SI RICOMINCIA DA CAPO. ECCOLA QUA’, LA GIOSTRA DELLA PEDOFILIA.

Malgrado le denunce alle autorità civili, al Vescovo di Nola e al Card. Crescienzio Sepe, don S. M. non solo resta in servizio, ma cosa più grave continua tranquillamente ad insegnare nelle scuole.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Giugno 2013
in Campania, Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Un’altra storia di “ordinaria pedofilia” Che giunge a Rete L’ABUSO dalla provincia di Napoli, scegliamo di raccontarla perché particolarmente documentata (con tanto di video tra vittima e abusatore) e in grado di far comprendere quale è il dramma delle vittime di preti pedofili. E’ in grado anche, di lanciare un messaggio chiaro di civiltà e sensibilizzazione per chi lo vuole cogliere, a contrasto di questa inciviltà.
Tutto comincia nel 1987 in una scuola del napoletano, la vittima un bambino di 11 anni che viene adescato a scuola da don S. M. il quale lo invita a casa, fuori dall’orario scolastico. Preso il ragazzino si rende conto di non essere il solo al quale don S. M. dedica le sue morbose attenzioni, sono almeno in 7.
Passano anni prima che l’incubo finisca, finalmente il ragazzino riesce a tagliare il cordone ombelicale creatosi col carnefice, come da cliché passano ancora anni prima che maturi il dramma e comprenda che le sue crisi per le quali è in cura derivano da quello che ha subito da bambino. Quando realizza è già sposato e padre di famiglia. Ha tre figli e inorridisce all’idea che quel prete pedocriminale, amico di famiglia che non solo lo ha sposato, ma che ha anche battezzato i suoi tre figli, sia ancora in circolazione e a contatto con minori.  L’uomo è credente, di istinto si rivolge alle autorità ecclesiastiche scrive al Cardinale Crescenzio Sepe, riceve la notifica di lettura della mail, ma nessuna risposta. Un altro dramma dell’uomo è che non ha mai trovato la forza di raccontare alla moglie quello che aveva subito da quel prete, non può nemmeno spiegare a cosa sono dovute le sue frequenti crisi. Matura la situazione e sotto il consiglio dello psicologo racconta tutto alla moglie e ai genitori, i quali trovano fortunatamente la forza e l’amore per aiutarlo. Scrive nuovamente alla Diocesi, lo fa anche la moglie, ma nessuna risposta. Di sua iniziativa lo psicologo dell’uomo, comprendendo che buona parte del dramma è dovuta anche al fatto che il sacerdote sia un pericolo per i bambini, scrive al Vescovo Lucio Lemmo, in un passaggio della sua lettera scrive “Non mi pongo come il perito legale di XXXXX, ma il suo curante. Ho segnalato questo drammatico caso alla Chiesa perché ho ritenuto soprattutto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo di cittadino morale e cattolico”. La Diocesi non risponde direttamente ma invia a casa dell’uomo due giovani che si presentano con una busta contenente 300€, a nome della Caritas, sottolineando, che non vi saranno altri aiuti.
L’uomo non ha mai chiesto soldi, la sua unica preoccupazione sono i minori a rischio. Deluso dalla chiesa e impotente si reca alla Stazione dei Carabinieri di Napoli Ponticelli il 22/06/2010 e sporge regolare denuncia, ma i fatti sono prescritti, non ci sarà un’indagine nulla, quella denuncia finirà su uno scaffale.
Il pedofilo, malgrado le denunce e le segnalazioni è tutt’ora a piede libero e insegna in una scuola nella Diocesi di Nola.
Non si chiede di riparare un danno irreparabile, si chiede solo che questo non continui, che venga fermato, che il prete non stia più a contatto con minori, perché “non impedire un fatto che si ha il dovere di impedire,equivale a cagionarlo”. (Sentenza del Giudice del Tribunale di Savona Fiorenza Giorgi maggio 2012 contro Mons. Dante Lafranconi) .
 Per questo ci appelliamo al dovere civico di chi fa informazione e successivamente a quello dei genitori perché si chieda conto alla Diocesi, alla Chiesa e al Cardinale Sepe, della sicurezza dei propri figli.
Francesco Zanardi
Portavoce di Rete L’ABUSO
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.