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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » Germania. Vescovi bloccano ricercatori antipedofilia., La loro colpa è di voler pubblicare gli atti dell’inchiesta

Germania. Vescovi bloccano ricercatori antipedofilia., La loro colpa è di voler pubblicare gli atti dell’inchiesta

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Gennaio 2013
in World
Reading Time: 3 mins read
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In un comunicato, i presuli spiegano la decisione con il venir meno del rapporto di fiducia con il prof. Christian Pfeiffer, direttore dell’ Istituto.

Alessandro Speciale – Roma –

Il percorso di trasparenza della Chiesa cattolica tedesca di fronte allo scandalo pedofilia ha subito oggi un duro colpo: la Conferenza episcopale tedesca ha infatti annunciato la cancellazione di uno studio scientifico a 360 gradi sulle cause degli abusi commessi dai preti, ed è stata accusata di aver distrutto documenti e cercato di censurare i risultati della ricerca.

Quando all’ inizio del 2010 lo scandalo degli abusi sessuali su minori, dopo aver travolto la Chiesa negli Stati Uniti e in Irlanda, si allargò anche alla Germania, i vescovi tedeschi reagirono con una prontezza e una apertura che molti osservatori definirono esemplari.
Oltre a creare un referente unico per i casi di abuso in tutto il Paese – monsignor Stephan Ackermann, vescovo di Treviri – era stato istituito un numero verde per le vittime, le linee guida per affrontare i casi di abuso erano state riviste e la Chiesa aveva collaborato alla ‘ Tavola rotonda’ istituita dal governo federale. Lo sforzo era culminato con il Simposio mondiale sugli abusi nella Chiesa organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana a Roma dello scorso febbraio, sponsorizzato da varie diocesi tedesche.

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La Chiesa di Germania aveva anche avviato due progetti scientifici. Il primo, in collaborazione con l’Istituto di ricerca criminologica della Bassa Sassonia (Kriminologischen Forschungsinstitut Niedersachsen, KFN), uno dei più rispettati del Paese, doveva comprendere un’ inchiesta sulle vittime di abusi dal 1945 a oggi, un’ analisi di come i casi erano stati gestiti nella Chiesa e una serie di interviste approfondite con vittime e molestatori.

Dopo un anno e mezzo di lavoro (il progetto era partito nel 2011), monsignor Ackermann ha annunciato oggi in un comunicato la decisione di sospendere l’ accordo con il Kfn. I vescovi sono ra alla ricerca di un nuovo partner per completare la ricerca.

“Ci siamo trovati oggi costretti – si legge nella nota – a recedere con effetto immediato dall’accordo con il Kfn per gravi motivi, e a chiedere la restituzione di fondi per la ricerca già erogati”. Secondo il rappresentate dei vescovi tedeschi, si è rotto il “rapporto di fiducia” con il direttore dell’Istituto, Christian Pfeiffer.

“La fiducia – sottolinea il comunicato – è un elemento irrinunciabile in un progetto così ampio e delicato. Su questo, i partner del progetto si erano trovati d’accordo fin dall’inizio. Il comportamento del professor Pfeiffer nel campo della comunicazione nei riguardi dei responsabili ecclesiali ha purtroppo causato la perdita di quella base di fiducia necessaria ad una ulteriore collaborazione costruttiva. Siamo spiacenti di non aver potuto trovare una soluzione consensuale, nonostante i nostri sforzi”.

Secondo il KFN, che ha risposto con un suo comunicato all’ annuncio dei vescovi, dopo alcuni mesi di lavoro il progetto aveva iniziato a incontrare una “opposizione crescente” in seno alla Conferenza episcopale. Ad esempio, i vescovi avevano chiesto di poter mettere il veto alla pubblicazione dei risultati della ricerca – una richiesta respinta dall’ Istituto perché “non compatibile con la libertà di ricerca scientifica”.

Inoltre, il KFN accusa la Chiesa tedesca di non aver mantenuto la promessa di fornire pieno accesso ai propri archivi sui casi di preti accusati di abuso. “Nell’ ultimo anno alcune persone all’ interno della Chiesa ci hanno informato in modo credibile che alcune diocesi avevano distrutto alcuni documenti”, spiega l’ Istituto. Si tratta di un atto condotto sulla base del canone 489 paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico, che recita: “Ogni anno si distruggano i documenti che riguardano le cause criminali in materia di costumi, se i rei sono morti oppure se tali cause si sono concluse da un decennio con una sentenza di condanna, conservando però un breve sommario del fatto con il testo della sentenza definitiva”. Il KFN ha chiesto alle diocesi quali e quanti documenti fossero stati distrutti in base a questa norma – ma senza ricevere risposta.

La rottura della collaborazione con l’ Istituto è stato accolta con preoccupazione del movimento cattolico di riforma “Noi Siamo Chiesa”: “Il modo in cui i vescovi hanno gestito questa faccenda fa temere una nuova ondata di abbandoni della Chiesa, come quella che nel 2010 (anno di esplosione dello scandalo pedofilia, ndr) ha portato 181mila persona ad annunciare la loro uscita dalla comunità ecclesiale”.

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http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/pedofilia-paedophilia-pedofilia-germania-alemania-germany-21230/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.