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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Presunti abusi, incidente probatorio: le accuse all’ex prete nero su bianco

Presunti abusi, incidente probatorio: le accuse all’ex prete nero su bianco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Dicembre 2012
in Umbria
Reading Time: 4 mins read
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Presunti abusi, incidente probatorio: le accuse all’ex prete nero su bianco
Incidente probatorio per i cinque ragazzi che hanno denunciato i presunti abusi subiti da un ex sacerdote della Caritas perugina. Il racconto davanti al giudice Lidia Brutti
di Redazione – 13 dicembre 2012


I cinque giovani che hanno denunciato l’ex sacerdote della Caritas perugina per presunti abusi sessuali, confermano la propria tesi durante l’incidente probatorio davanti al giudice Lidia Brutti

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Uno dei ragazzi coinvolti nella vicenda, secondo quanto riportato dalle cronache de La Nazione, ha raccontato alcuni particolari dei frangenti che lo riguardano: “Dopo aver denunciato il sacerdote, sono stato avvicinato due volte dal cappellano del carcere. La prima volta, quando ero in carcere, voleva sapere di più a proposito della denuncia querela per molestie, successivamente venne a cercarmi a casa mentre scontavo gli arresti domiciliari, sempre per parlare dello stesso argomento. In quell’occasione mi lasciò anche un foglietto col numero di telefono del vicario della Curia arcivescovile di Perugia. Mi disse di contattarlo per parlare di quanto successo con il sacerdote”.

Il giovane perugino, detenuto ai domiciliari, che ha denunciato per molestie l’ex sacerdote perugino, sospeso per cinque anni dal sacerdozio dopo un’inchiesta interna, ha raccontato il fatto più recente, avvenuto probabilmente nell’ottobre 2011: “Appena partiti in auto abbiamo iniziato a parlare del più e del meno sempre nell’ambito del contesto carcerario e della mia detenzione – è scritto nella denuncia riportata da La Nazione -. Neanche cinque minuti dopo la partenza dal carcere, il sacerdote con fare disinvolto poneva la sua mano sinistra sul mio collo precisamente sulla parte sinistra, alzando con le dita il maglione a collo alto che indossavo, chiedendomi dove fosse il tatuaggio che aveva visto in un colloquio in carcere. Il tutto sembrava un gesto quasi normale e privo di qualsiasi tipo di malizia o intenzioni, da me al momento non percepite, successivamente dopo non aver opposto resistenza a questo gesto, il prete ha posto la sua mano destra sopra i miei organi genitali, ha trattenuto la mano per circa cinque secondi sopra i jeans per poi, dopo un mio sguardo attonito, toglierla e ricollocarla sul cambio dell’auto”.

http://www.perugiatoday.it/cronaca/presunti-abusi-sacerdote-caritas-incidente-probatorio.html

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In aula cinque ragazzi ripetono le accuse rivolte a don Lucio
Il sarcedote, ex vertice Caritas, accusato di molestie sessuali
Foto Scritte contro il clero a Cenerente/FOTO

L’incidente probatorio: il fato più recente si sarebbe verificato nell’ottobre del 2011
Perugia, 13 dicembre 2012 – “Dopo aver denunciato don Lucio Gatti sono stato avvicinato due volte dal cappellano del carcere, don Cesare. La prima volta, quando ero in carcere, voleva sapere di più a proposito della denuncia querela per molestie, successivamente venne a cercarmi a casa mentre scontavo gli arresti domiciliari, sempre per parlare dello stesso argomento. In quell’occasione mi lasciò anche un foglietto col numero di telefono del vicario della Curia arcivescovile di Perugia. Mi disse di contattarlo per parlare di quanto successo con don Gatti”.
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Lo ha spiegato dinanzi al gip Lidia Brutti un giovane perugino, tuttora detenuto ai domiciliari, che ha denunciato per molestie l’ex sacerdote perugino (sospeso per cinque anni dal sacerdozio dopo un’inchiesta interna). Nel corso dell’incidente probatorio di ieri hanno testimoniato altri quattro ragazzi, ex ospiti delle comunità di don Gatti.

Tra i cinque ad aver querelato l’ex numero uno della Caritas di Perugia, il giovane difeso dall’avvocato David Zaganelli è quello che ha raccontato il fatto più recente, avvenuto – a suo dire – nell’ottobre 2011: “Appena partiti in auto abbiamo iniziato a parlare del più e del meno sempre nell’ambito del contesto carcerario e della mia detenzione – è scritto nella denuncia -. Neanche cinque minuti dopo la partenza dal carcere, don Lucio Gatti con fare disinvolto poneva la sua mano sinistra sul mio collo precisamente sulla parte sinistra, alzando con le dita il maglione a collo alto che indossavo, chiedendomi dove fosse il tatuaggio che aveva visto in un colloquio in carcere. Il tutto in quel momento sembrava un gesto quasi normale e privo di qualsiasi tipo di malizia o intenzioni, da me al momento non percepite, successivamente dopo non aver opposto resistenza a questo gesto Gatti ha posto la sua mano destra sopra i miei organi genitali, ha trattenuto la mano per circa cinque secondi sopra i jeans per poi, dopo un mio sguardo attonito, toglierla e ricollocarla sul pomello del cambio dell’auto. A quel punto ho avuto il primo impulso di colpirlo al volto con un pugno ma fortunatamente ho subito realizzato che, dopo un anno di detenzione, sarei passato direttamente dalla parte del torto e decisi di lasciar perdere e denunciare l’accaduto direttamente alle forze dell’ordine. Abbiamo continuato a parlare come se nulla fosse successo, anche se sentivo rabbia e malessere”.

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Il giovane aveva detto di aver passato una notte senza dormire per il “forte risentimento causato dal gesto subìto” e di aver “subito comunicato ai responsabili della comunità presenti la mia intenzione di tornare in carcere, motivando la mia incompatibilità con la struttura”.

Tra coloro che hanno querelato il sacerdote c’è anche chi ha sostenuto di essere stato costretto a subire un rapporto anale, chi dice di essere stato baciato e toccato nelle parti intime dal sacerdote. I ragazzi che hanno sporto denuncia, difesi dagli avvocati David Zaganelli, Massimo Brazzi, Federico Mazzi e Alessandro Fratini, hanno sostanzialmente confermato dinanzi al giudice per le indagini preliminari Lidia Brutti le accuse messe nero su bianco contro l’ex sacerdote.

Il coindagato di don Lucio è Agostino Cruciani, viceresponsabile della Caritas di Massa Martana, accusato di violenza sessuale nei confronti di uno straniero. I suoi legali, gli avvocati Dario Epifani e Alessia Riommi, sostengono che le contestazioni sono infondate e derivanti da rapporti conflittuali tra l’indagato e il suo accusatore. Numerose, secondo l’avvocato di don Gatti, Nicola Di Mario, le contraddizioni in cui sono caduti ieri i giovani nel corso dell’incidente probatorio.

Enzo Beretta

http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/2012/12/13/816366-le-testimonianze-in-aula-dei-ragazzi-che-accusano-di-molestie-don-lucio.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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