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INCIVILE OMERTÀ della Conferenza Episcopale italiana.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Maggio 2012
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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INCIVILE OMERTÀ 
Comunicato stampa congiunto delle associazioni italiane e internazionali contro la pedofilia nel clero.
Sono state preannunciate dalla stampa le linee guida della Chiesa Cattolica, che saranno diramate in via ufficiale tra una settimana, in tema di comportamenti da assumere da parte dei vescovi per i casi di pedofilia del clero.
I vescovi hanno stabilito che non denunceranno alla magistratura civile i casi di pedofilia dei quali verranno a conoscenza.
Nelle linee guida si riscontra;
1) Nessun obbligo di denuncia
2) Nessuna apertura degli archivi vaticani e diocesani dei casi di preti criminali
3) Nessun risarcimento alle vittime
4) Nessuna collaborazione attiva e sospontanea, ma solo il non ostacolo alla legge
5) Nessuna chiusura dei luoghi di allevamento dei preti pedofili e abusatori sessuali (seminari)
6) Nessun automatismo sulla espulsione dei preti macchiatisi di crimini sessuali
7) Nessuna indagine e rimozione delle cause della pedofilia clericale.
C’è n’è abbastanza per chiarire che le linee guida sono lo strumento della CEI a protezione dei loro adepti e per soffocare lo scandalo. La parola d’ordine per i vescovi sarà: omertà.
Niente di nuovo quindi rispetto a quanto ha stabilito il crimen sollicitationis , la direttiva diramata dall’allora Capo di Stato Vaticano Angelo Giuseppe Roncalli, meglio conosciuto come Giovanni XXIII, proprio quello che in pubblico raccomandava ai genitori di tornare a casa e dare ai bambini una carezza da parte sua, e nelle stanze del potere firmava una direttiva che garantiva totale copertura giudiziaria ai preti pedofili in tutti gli angoli del pianeta.
Quella direttiva è stata applicata alla lettera da Josef Ratzinger che per quaranta anni è stato a capo dell’ex Tribunale dell’inquisizione, e a lui giungevano le segnalazioni dei preti pedofili dalle varie diocesi del mondo.
Ratzinger le ha insabbiate puntualmente tutte senza mai consegnare un solo pedofilo alle autorità civili.
Per quaranta anni, in forza di quella direttiva, nessun prete è mai stato denunciato alle autorità civili dai rappresentanti della monarchia vaticana.
Lo stesso Joseph Ratzinger è stato deferito davanti ad una Corte Distrettuale degli Stati Uniti per aver coperto casi di pedofilia ma non è stato mai condannato perché è stato eletto, nel frattempo, Capo di Stato ricevendo da Bush l’immunità diplomatica.
Le nuove linee guida della CEI non si differenziano in nulla dal vecchio crimen sollicitationis perché anche qui i vescovi sono invitati a non denunciare gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti.
Sostengono i vescovi che debbano essere le vittime a denunciare proprio perché sanno, per esperienza diretta, che i bambini abusati hanno bisogno di circa venti anni per maturare simile decisione, quando ormai i termini di prescrizione sono maturati.
Ed è proprio la prescrizione che ha salvato Dante Lanfranconi, già vescovo di Savona, per aver coperto due sacerdoti pedofili.
Lanfranconi infatti è stato indagato per aver coperto due preti pedofili e secondo la legge italiana “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”, ma con ordinanza del 18 maggio 2012 il GIP di Savona, pur sottolineando la grave responsabilità del presule, ha dovuto archiviare per intervenuta prescrizione.
Questa ordinanza fa comunque tremare le stanze del potere vaticano perché ogni vescovo, attraverso i fascicoli personali, conosce le perversioni dei suoi sacerdoti, ed ogni vescovo italiano dovrebbe essere sottoposto a giudizio come Lanfranconi.
Ovunque siano stati accertati casi di pedofilia del clero la magistratura italiana dovrebbe approfondire le indagini nella direzione delle omissioni e delle coperture offerte dai superiori gerarchici a quei sacerdoti deviati.
Le recenti direttive della CEI sanciscono in maniera inequivocabile le omertà dei vescovi e, quantomeno sotto il profilo logico, dove c’è omertà generalmente c’è anche complicità.
La CEI in altri termini rifiuta la collaborazione con le autorità giudiziarie italiane e i vescovi si autoqualificano come protettori dei pedofili.
Se non avessimo una classe politica asservita al clero, potremmo chiedere al Governo italiano di vietare ai protettori dei pedofili di gestire comunità di minori, scuole e centri di accoglienza, ma sappiamo che costoro godono anche di coperture politiche.
Al clero ancora oggi incauti genitori affidano i loro figli e purtroppo talvolta sono le stesse autorità civili a porre i minori sotto la tutela del clero nei casi di disagio familiare.
L’unico interesse del clero cattolico è quello di tutelare l’immagine della Chiesa cattolica e per farlo calpesta i diritti fondamentali dell’uomo (e dei bambini) sanciti da tutte le carte costituzionali civili e democratiche del pianeta.
Contro il clero omertoso continueremo a vigilare e ovunque ci siano stati casi di pedofilia clericale, inoltreremo denunce alle Procure per sollecitare indagini contro i vescovi.
Questa è la nostra risposta civile alla omertà incivile dei vescovi vaticani.
Francesco Zanardi

portavoce Rete L’ABUSO

Intervista rilasciata a Vatican Crimes

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.