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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » OLANDA, NEGLI ANNI ’50 «UN VESCOVO ORDINÒ: CASTRATE QUEI RAGAZZI ABUSATI»

OLANDA, NEGLI ANNI ’50 «UN VESCOVO ORDINÒ: CASTRATE QUEI RAGAZZI ABUSATI»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Maggio 2012
in World
Reading Time: 2 mins read
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Tratto da: Adista Notizie n° 17 del 05/05/2012

36662. AMSTERDAM-ADISTA. Secondo lo storico e medico Mart van Lieburg, negli anni ’50, un vescovo olandese ordinò la castrazione di minori per “curarli” dal loro «comportamento omosessuale», ma anche per castigarli se avevano denunciato abusi subìti da parte di ecclesiastici. Secondo un altro storico, Marnix Koolhaas, furono addirittura sette i pastori che intimarono analoga prescrizione. Queste le scioccanti dichiarazioni rese al Parlamento olandese, nei giorni appena trascorsi, dai due studiosi, che, per quanto si sa, finora non hanno fatto i nomi degli ecclesiastici e dei medici coinvolti. All’origine del dibattito e delle audizioni, un servizio del quotidiano Nrc Handelsblad del 20 marzo scorso sul drammatico vissuto di Henk Heithuis che, nel 1956, ancora minore di età, fu punito con la castrazione, praticatagli in un ospedale psichiatrico cattolico, perché aveva denunciato alla polizia di aver subito abusi sessuali per opera di un religioso.

Nel 2010, il caso fu portato a conoscenza della Commissione Deetman (dal nome dell’ex ministro dell’Educazione che la presiedeva, Wim Deetman), incaricata dalla Chiesa di esaminare gli abusi del personale ecclesiastico, ma il rapporto – presentato nel dicembre scorso riferiva di un numero di vittime «fra le 10.000 e le 20.000» dal 1945 al 1981; ora sta investigando sugli abusi su minori di sesso femminile – non conteneva nessun accenno ai casi di castrazione. «Piste di indagine troppo scarse», è oggi la giustificazione avanzata della Commissione.

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Giustificazione poco credibile, secondo Joep Dohmen, autore dell’articolo sul quotidiano olandese, che afferma di aver raccolto in pochi mesi prove certe sul caso Heithuis e forti indizi sul fatto che altri dieci ragazzi avrebbero subìto il trattamento chirurgico riservato ad Heithuis, e gli abusi nello stesso collegio cattolico di Harreveld (nella provincia di Gelderland) e da parte dello stesso religioso, tale “Gregorius”. Dohmen formula piuttosto un’altra ipotesi, a partire dal fatto che il rapporto Deetman tace il nome di Vicotr Marijnen, primo ministro olandese dal 1963 al ’65. Eppure costui presiedeva il famigerato collegio proprio nel 1956 e, a quanto riferisce il Telegraph del 20 marzo, scrisse alla regina per ottenere l’indulto per “Gregorius” e per altri sacerdoti accusati di abuso di bambini. La Commissione Deetman era a conoscenza della lettera inviata da Marijnen alla regina. Il punto è che Marijnen (morto nel 1975) era membro del Partito Popolare Cattolico (Kvp), divenuto Partito Democristiano Olandese – Cda – quando nel 1977 si fuse con i partiti protestanti, e che Wim Deetman è membro proprio del Cda. Ora che la Commissione istituita dalla Chiesa ha dimostrato tutto il suo limite, tutto il suo conflitto di interesse, il Parlamento ha deciso di assumere “in proprio”  l’indagine dei casi di castrazione denunciati. (eletta cucuzza)

http://www.adista.it/articolo/51569

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.