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Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Gennaio 2011
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Tommaso Caldarelli 8 gennaio 2011

Su Repubblica la lettera degli ex-ragazzi dell’isola: “Girano tuttora vestiti da sacerdoti, è uno scandalo”.

“Noi ci ritroviamo molto dispiaciuti perché questi preti da oggi girano per le strade vestiti ancora da preti”: la sintassi un po’ elementare è dovuta al fatto che a Malta il dialetto che si parla è più o meno questo, un misto di italiano con sintassi inglese, un dialetto pidgin, come lo definisce la Repubblica: ma quello che conta, nella comunicazione è il messaggio. E il messaggio che le vittime degli abusi dei preti pedofili nella piccola isola di Malta rischia di arrivare chiaro e forte alle orecchie di papa Ratzinger, in Vaticano.

MALTA – I ragazzi maltesi hanno preso carta e penna e hanno scritto al Papa, per denunciare una situazione che loro ritengono scandalosa. Il Papa, nella sua opera di restaurazione della Chiesa sconvolta dagli abusi dei pedofili, si sarebbe dimenticato dell’isola nel Mediterraneo.

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Le vittime degli abusi con le quali Benedetto XVI pregò ad aprile durante la sua visita pastorale nell’arcipelago al centro del Mediterraneo si riferiscono ai responsabili delle violenze: nonostante le scuse e le lacrime di Ratzinger, i religiosi sono ancora al loro posto. «Perché la Chiesa di Malta protegge ancora questi scandali? Perché i preti hanno ammesso nel 2003 e tutto va avanti come se non fosse successo niente?». Tutto è rimasto come prima, dicono gli ex ragazzi dell’orfanotrofio di Santa Venera,costretti un tempo a vestirsi da donna o ad assecondare, di notte, le perversioni sessuali dei sacerdoti. Della fermezza del Papa — che il 20 dicembre, parlando alla Curia romana, si è di nuovo scagliato contro gli abusi commessi dai sacerdoti, che «sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita» — oltre il canale di Sicilia non arrivano che flebili echi

Esteri
Le vittime degli abusi scrivono al Papa: “Basta coperture dei preti pedofili di Malta”
Tommaso Caldarelli

GIUSTIZIA – Non si è fatto abbastanza, dicono i ragazzi di Malta, per fermare gli uomini in tonaca che si sono resi responsabili di abusi, che hanno anche e persino confessato le loro colpe, ma che sono tutti, ancora, al loro posto: a girare per la Valletta con l’abito talare.

Il processo penale contro i sacerdoti, dopo sette anni, non si è ancora concluso. E proprio in questi giorni l’avvocato che assiste i sacerdoti sotto accusa, Gianella Caruana Curran, ha depositato un’istanza alla Corte costituzionale maltese contestando la “sovraesposizione mediatica” dei loro assistiti, non ancora giudicati: un artificio legale, a istruttoria conclusa, per prendere tempo in vista della sentenza. Dopo la visita del Papa, infatti, i sacerdoti hanno continuato in aula a proclamarsi innocenti, nonostante nei primi interrogatori avessero ammesso tutto alla polizia. Non è neppure cominciato, invece, il processo ecclesiastico. Eppure la “investigatio previa”, l’indagine interna condotta dal “Response team” della Curia maltese che segue i casi di pedofilia, si è già conclusa, come hanno spiegato con una lettera spedita alle vittime a ottobre, i missionari di San Paolo, l’ordine a cui appartengono i preti accusati, Charles Pulis, Conrad Sciberras (trasferito poi in Italia, ad Albano Laziale) Joe Bonnet. Nella missiva si spiega che si è presa la precauzione di non far entrare i sacerdoti a contatto con bambini. Quanto alle accuse «risultano fondate, per questo abbiamo trasmesso gli atti a Roma».

Ma c’è fiducia, nelle parole dei ragazzi, e non accusa: scrivono al Pontefice per avere ascolto e aiuto. Per invocare un’azione più incisiva, sicuri che il Papa, che ha già dimostrato di voler affrontare lo scandalo dei pedofili nella Chiesa con la giusta forza, non si dimentichi degli ex-bambini di Malta.

Stiamo ancora soffrendo e siamo senza giustizia dopo sette anni. Per favore, ci aiuti Lei, la preghiamo molto

www.giornalettismo.com/archives/108…ofili-di-malta/

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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…-religioso.html

Le vittime di Malta accusano un religioso Vive protetto in Italia

13 aprile 2010 — pagina 19 sezione: POLITICA ESTERA
LA VALLETTA – L’ arcivescovo di Malta, Paul Cremona, ha già promesso di incontrarli. Ma loro sperano di parlare direttamente con Benedetto XVI, che sabato e domenica sarà nell’ isola in occasione del 1950esimo anniversario del naufragio di San Paolo. Sei presunte vittime degli orrori dell’ orfanotrofio di San Giuseppe ieri hanno esposto le loro richieste in una conferenza stampa. Da sette anni aspettano una sentenza che condanni i frati della struttura in cui sono cresciuti, chiusa nel 2003 dopo che un assistente sociale aveva sorpreso un religioso in atteggiamenti osceni con un ragazzino riferendo quel cheaveva visto alla polizia. Due frati ammisero le loro colpe, salvoritrattare le confessioni in un secondo momento durante il processo. Altri ex ospiti dell’ orfanotrofio, divenuti adulti, denunciarono di essere stati molestati e in un caso anche stuprati dai frati. Ed emerse anche che uno di loro, Godwin Scerri, era già ricercato per fatti simili dalle autorità canadesi ma ciò nonostante era stato ammesso a insegnare ai bambini. Sulla vicenda, però, era calato il silenzio. Fino a quando, tre settimane fa, una delle vittime, Lawrence Grech, oggi 37enne, ha scritto al Vaticano per chiedere che il Papa fosse informato della loro storia e porgesse loro le sue scuse. Grech e gli altri nove compagni di orfanotrofio che hanno denunciato gli abusi vorrebbero incontrare anche monsignor Charles Scicluna, l’ uomo della Congregazione della Fede al quale Ratzinger ha affidato il compito di indagare sui casi di pedofilia all’ interno della Chiesa. Ma a manifestare la disponibilità a vedere le vittime per ora è stato solo l’ arcivescovo Cremona. Ieri Grech ha anche rivelato che «uno dei frati che ci ha molestatoè liberoe vive in Italia». Il riferimento va a padre Conrad Sciberras, che ora vive ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove dirige la versione in inglese di una rivista del movimento dei Focolari, “Unità e Carisma”. «Ho letto delle accuse nei miei confronti solo dai giornali – dice Sciberras – Dalla polizia non ho mai ricevuto nulla, anche perché mi trovavo in Italia già dal 1999. Poi ho saputo dal mio avvocato che le contestazioni nei miei confronti erano cadute in prescrizione. Da quando è scoppiato lo scandalo mi è stato proibito di avere contatti con minorenni. Ma nego assolutamente di aver mai commesso molestie. Al massimo qualche carezza o uno scappellotto…». DAL NOSTRO INVIATO DAVIDE CARLUCCI

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.