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Portale della Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti | Emilia Romagna | Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente”

Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Marzo 2010
in Emilia Romagna
Reading Time: 6 mins read
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http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/…rrente-2666545/

Prete pedofilo, la verità di Vecchi
“La Curia non era al corrente”
Sull’inserto di Avvenire la replica di via Altabella alla ricostruzione del caso giudiziario fatta da Repubblica. Il vescovo: “Fino alla denuncia mai avvisati dei sospetti sul parroco”
di MICHELE SMARGIASSI

Prete pedofilo, la verità di Vecchi “La Curia non era al corrente” Monsignor Ernesto Vecchi

Cinque anni dopo i fatti, due anni dopo la sentenza, un mese dopo le ricostruzioni di Repubblica, la Curia informa finalmente i suoi fedeli che un sacerdote della diocesi fu condannato in primo grado (a sei anni e dieci mesi) per molestie pedofile ai danni di dieci bambine dai tre ai sei anni che frequentavano il suo asilo nido parrocchiale. Lo fa con un articolo non firmato su Bologna Sette (l´inserto bolognese di Avvenire) di ieri, che è in realtà la lunga autogiustificazione personale di monsignor Ernesto Vecchi, vicario generale della diocesi, riguardo ai rapporti da lui intrattenuti con le insegnanti dell´asilo che sporsero denuncia o testimoniarono contro il sacerdote.

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L´articolo di Avvenire si presenta infatti come «la ricostruzione puntuale degli incontri avvenuti presso la Curia di Bologna con rappresentanti delle famiglie dei minori, tratta dagli appunti del vescovo ausiliare mons. Vecchi redatti all´epoca dei fatti». Il diario di Vecchi prende le mosse dal luglio del 2004, quando tra il parroco e le insegnanti scoppiarono forti contrasti di natura didattico-amministrativa che portarono al licenziamento delle maestre, poi riassunte grazie alla mediazione della Curia. In quell´occasione, ricorda Vecchi, nessuno fece cenno a sospetti di altra natura. Quando poi, il 15 novembre, la nuova coordinatrice dell´asilo gli chiese via fax un incontro, Vecchi annota di averla convocata per la settimana dopo, ma che la coordinatrice non si presentò «per malattia»; in realtà perché già «sotto segreto istruttorio», essendo intanto scattata la denuncia. Un incontro tra Vecchi, la coordinatrice e un genitore si tenne però l´8 gennaio, e anche dagli appunti del vicario ne trapela la tensione. L´incontro si concluse, secondo i due ospiti, con una frase pronunciata da Vecchi: «Questo incontro non è mai avvenuto», che l´interessato ha sempre smentito d´aver detto, ma che nei suoi appunti riemersi improvvisamente viene ora «collocata nel suo contesto: la preoccupazione della psicologa di mantenere il silenzio su questo incontro».

La ricostruzione di Vecchi rivendica la propria sincerità rispetto alle «opinioni di parte», come vengono definite le deposizioni rilasciate dai testimoni al tribunale di Ferrara, che per Vecchi «stravolgono la verità dei fatti». Effettivamente fra le versioni del vicario e quelle dei testimoni ci sono alcune divergenze: Vecchi nega che prima del fax del 15 novembre ci fossero state altre richieste telefoniche d´incontro senza esito, come invece messo a verbale dalla coordinatrice. Vecchi nega poi che quel fax contenesse accenni allarmati «alla questione morale», mentre (ma qui c´è un documento che lo prova) la coordinatrice vi scrisse di «un problema che può portare, vista la gravità delle accuse, a estreme conseguenze: denunce alle autorità, stampa ecc.».

Il vicario non contesta altro della ricostruzione ben più ampia di Repubblica, che parte da prima della cronologia del suo “diario”, cioè dalla primavera del 2004, quando la Curia venne informata per la prima volta dei sospetti a carico del sacerdote, e arriva al processo diocesano recentemente svolto, ma tenuto rigorosamente segreto. Di questi e di altri aspetti dell´atteggiamento tenuto dalla Chiesa bolognese sulla vicenda, Avvenire non si occupa.

(15 marzo 2010)

http://retelaicabologna.wordpress.com/2010…giornalistiche/

Bologna, prete pedofilo. Nome svelato da inchieste giornalistiche | J marzo 2010

Comunicato stampa, 15 Marzo 2010
(Scarica e diffondi)

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PRETE PEDOFILO. CECCONI: “NOME SVELATO
DA INCHIESTE GIORNALISTICHE. CURIA DICA
DOVE E’ STATO TRASFERITO DON ANDREA AGOSTINI”

Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna,
in merito al prete pedofilo protetto dalla Curia di Bologna
e condannato per molestie sessuali su bambine.

“Come Rete Laica abbiamo più volte chiesto alla Curia di rivelare il nome del prete pedofilo, condannato per molestie sessuali su bambine di un asilo. Non per morbosità, bensì per trasparenza e per tutela dei minori che in futuro potessero venirne in contatto; come avviene negli USA, come è avvenuto in Irlanda, in Austria e in Germania. Non abbiamo mai ricevuto risposta, né noi né, ancor peggio, le molte famiglie che affidano i loro figli alle scuole gestite da religiosi”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “Il nome è stato finalmente rivelato non dalla Curia, che continua a trincerarsi dietro un muro di bugie e di silenzi, bensì dalle inchieste giornalistiche condotte dal quotidiano “La Repubblica”, che ieri, a pagina 15 dell’edizione nazionale, riportava un elenco di vari casi di preti pedofili in tutta Italia, tra cui quello del prete sotto la responsabilità dell’Arcidiocesi di Bologna, indicandolo per nome e cognome”.

Questo il passo dell’articolo: “Altre storie riemergono, descritte in dettaglio nel libro “Il peccato nascosto” (Editore Nutrimenti, curato da Luigi Irdi) in uscita mercoledì. L’autore, che si firma come Anonimo — sigla che comprende il contributo di più mani fra cui quella di un sacerdote che ha preferito non comparire in prima persona — raccoglie le tante denunce arrivate di recente in varie Procure d’Italia. C’è la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, diocesi di Ferrara [in realtà, di responsabilità della Diocesi di Bologna, ndr], abusate da don Andrea Agostini, condannato nel 2008 a 6 anni e 10 mesi di reclusione, e al risarcimento di 28mila euro. Il loro avvocato, Claudia Colombo, aveva anche scritto al cardinale di Bologna, Carlo Caffarra, chiedendo una presa di responsabilità della curia locale. Nel dispositivo della sentenza i giudici di primo grado hanno denunciato “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano””.

Il libro citato uscirà nelle librerie Mercoledì 17 Gennaio e Rete Laica lo presenterà in anteprima a Bologna Martedì 23 Marzo, alle ore 18.00, presso la Libreria Melbookstore. Insieme a Maurizio Cecconi, sarà presente Luigi Irdi, curatore del libro. Nel testo, un capitolo è dedicato alle molestie compiute da don Andrea Agostini.

“Abbiamo fatto delle ricerche anche per conto nostro”, spiega Cecconi, “E abbiamo scoperto, sfogliando l’archivio elettronico di BolognaSette, un fatto curioso che vale la pena ricordare. Sul numero di Domenica 8 Febbraio 2004, interamente dedicato all’arrivo in città del nuovo Cardinale, Carlo Caffarra, si può leggere che il primo prete incontrato è stato proprio don Andrea Agostini”.

Questo l’articolo apparso su BolognaSette (e rintracciabile a questo indirizzo web):

“Gallo Ferrarese: il primo incontro con la diocesi (L.T.) – Sarà Gallo Ferrarese la prima parrocchia in territorio bolognese, sulla strada da Ferrara, ad accogliere domenica prossima il nuovo Arcivescovo. Un corteo di auto proveniente dalla città estense farà sosta alle 14.50 davanti alla chiesa parrocchiale di Santa Caterina de’ Vigri. Qui un momento di accoglienza da parte dei fedeli della zona sarà aperto dalle parole di benvenuto nella diocesi petroniana da parte del provicario generale della diocesi di Bologna monsignor Ernesto Vecchi. Saranno presenti inoltre – oltre al parroco di Gallo Ferrarese don Andrea Agostini – i parroci dei paesi confinanti e il sindaco di Poggio Renatico. Un bambino e una bambina della comunità, con semplici parole e un mazzo di fiori, renderanno omaggio a monsignor Carlo Caffarra a nome dei presenti. “Un po’ tutte le realtà parrocchiali saranno presenti quel giorno – spiega don Agostini – e con impegno stanno organizzando questo momento straordinario per la nostra piccola comunità. I bambini del catechismo, i giovani che di solito animano la Liturgia domenicale, e anche una piccola banda, stanno facendo del loro meglio per questo semplice ma bellissimo incontro”. I preparativi per domenica non sono solamente esterni: il ricordo nella Celebrazione eucaristica quotidiana e altri momenti di preghiera dispongono la comunità ad una accoglienza del nuovo Arcivescovo a 360 gradi. Terminata la breve cerimonia di saluto, il corteo riprenderà poi la via Ferrarese alla volta di Bologna per l’ingresso da Porta Galliera alle 15.30 circa. L’antica chiesa parrocchiale, dinanzi alla quale monsignor Caffarra bacerà la terra bolognese, è un antico oratorio costruito nel 1712 in onore di santa Caterina de’ Vigri, scelta ufficialmente come patrona di Gallo nel 1792”.

“Come possiamo vedere, sono presenti fin dal primo giorno d’insediamento di Caffarra tutti i protagonisti di questa triste vicenda fatta di omissioni di intervento e di omertà: Vecchi, Caffarra, Agostini, i bambini e le bambine”, conclude Cecconi, “Per Caffarra e Vecchi, don Andrea Agostini rappresenta la nemesi della loro cattiva coscienza: appare sulla scena fin dal primo giorno di attività del nuovo Arcivescovo e qui rimane. E non se ne andrà finché non risponderanno alle legittime richieste di trasparenza e di giustizia: dove è stato trasferito don Andrea Agostini? Lavora ancora a contatto con minori?”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.