FIRENZE – «Al Forteto mi chiamavano “il priore”, avevo una relazione con una ragazza di cui sapevano anche vescovi e cardinali»; una volta «capitò che Rodolfo Fiesoli mi baciò in bocca, ma era un atto casto, puro, senza violenza» e comunque «il punto finale è Rodolfo, dopo di lui c’è Dio. Solo Dio c’è sopra di lui. Di Fiesoli mi affascinava la sua interpretazione del Vangelo»: così alcuni passi della testimonianza di un parroco del Bolognese, don Stefano Benuzzi, al processo sul Forteto, la cooperativa agricola del Mugello a cui il tribunale dei minori di Firenze affidava giovani disagiati.
Il prete, che è anche insegnante di religione in un liceo di Bologna, ha risposto alle domande del processo che vede imputati per maltrattamenti Fiesoli, storico fondatore del Forteto, e altri 22 collaboratori. Fiesoli è anche imputato di violenze sessuali su giovani. Don Benuzzi ha intrattenuto rapporti con Fiesoli e la comunità negli anni 2000 tanto da accompagnarvi frequentemente, anche una volta la settimana, suoi giovani parrocchiani che poi hanno scelto di viverci e che attualmente costituiscono il gruppo detto «dei bolognesi», al momento quello anagraficamente più giovane del Forteto, comunità fondata negli anni ’70.
24 febbraio 2014
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