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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Bolzano » “Don Carli torna in parrocchia” Ma è scontro tra curia e procura

“Don Carli torna in parrocchia” Ma è scontro tra curia e procura

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Marzo 2009
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Il giorno dopo la sentenza che ha risolto il caso don Carli con la prescrizione del reato ecco il duello sul senso

da dare al provvedimento. Dalla Curia esce un comunicato ufficiale che reintegra il sacerdote. E poi: «Don Giorgio riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». Lettura opposta da parte della procura: «La corte ha ritenuto don Carli responsabile fissando in 760 mila euro il risarcimento».

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«La Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio ad altro organo giudicante, la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’appello, per intervenuta prescrizione del reato. Di conseguenza resta viva ed efficace solo la sentenza assolutoria di primo grado». Dalla prescrizione del reato (con conferma della condanna al risarcimento delle parti civili per 760 mila euro) gli avvocati difensori ritengono ora che don Giorgio non possa in alcun modo essere considerato colpevole dei reati a lui contestati.

Sofismi giuridici che dovrebbero restituire don Giorgio Carli, da sempre uno dei sacerdoti più stimati ed apprezzati dalla comunità cristiana, alla sua gente e alla sua parrocchia. E’ proprio quanto ha comunicato ieri sera la Curia vescovile con un comunicato congiunto della Diocesi e degli avvocati difensori Alberto Valenti e Franco Coppi.

«A carico di don Giorgio – scrivono i due legali – non esiste più alcuna sentenza di condanna». Di conseguenza il sacerdote non può essere considerato in nessun caso «colpevole». «Per parte nostra – si legge nel successivo comunicato ufficiale della Diocesi – abbiamo sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale».

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Don Giorgio Carli, dunque, torna al suo posto tra i fedeli della comunità cristiana. E la Diocesi lo fa tornare da innocente tralasciando ogni considerazione (a questo punto scomoda) sulla conferma da parte della Suprema Corte dell’esistenza del reato (che senso avrebbe avuto dichiarare prescritto un reato inesistente?) e sulla conferma al risarcimento delle parti civili per ben 760 mila euro.

E’ vero che le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione non sono state ancora depositate (e dunque non si conosce ancora nel dettaglio il filo logico seguito dai giudici di legittimità) ma è anche vero che è ben difficile ipotizzare che la Corte abbia potuto avvallare l’ipotesi di un risarcimento di quella entità a carico di un imputato da considerarsi innocente. E’ quanto sottolinea anche l’avvocato di parte civile Arnaldo Loner secondo il quale «la conferma del risarcimento alla parte lesa ha un solo significato e cioè che i giudici si sono detti convinti che i fatti contestati sono realmente avvenuti e che il racconto fatto dalla ragazza corrisponde alla verità».

Sulla stessa linea c’è anche la Procura della Repubblica di Bolzano. «Don Giorgio Carli non è stato condannato penalmente perchè è trascorso troppo tempo dai fatti – spiega l’ex procuratore Cuno Tarfusser che curò l’inchiesta assieme alla collega Donatella Marchesini – ma la Cassazione ha accertato la sussistenza del reato. Questo significa che la Procura aveva visto giusto. Sono estremamente soddisfatto sotto il profilo professionale e faccio i miei complimenti alla collega Marchesini per il lavoro svolto».

Posizioni diamentralmente opposte, dunque. La Diocesi ritiene che don Carli debba essere considerato innocente a tutti gli effetti, la Procura risponde sostenendo che certe posizioni mirano semplicemente a diffondere disinformazione per deformare il reale risultato processuale. «Del resto – puntualizza ancora l’ex procuratore Tarfusser – va anche detto fuori dai denti che la Curia ha sempre cercato in tutte le maniere di ostacolare le indagini e non ha mai collaborato».

Parole pesanti che il magistrato ritiene più che legittime sulla base del verbale di interrogatorio dell’allora vescovo Wilhelm Egger. Sentito in qualità di teste, decise di non rispondere a quasi tutte le domande degli inquirenti richiamandosi al segreto professionale. «Una posizione di totale chiusura nei confronti di chi cercava la verità» spiega ancora l’ex procuratore il quale sottolinea anche un altro concetto: «Alla prescrizione si può rinunciare – dice – non mi risulta che don Giorgio l’abbia fatto. Anzi gli avvocati difensori nelle memorie hanno fatto esplicito riferimento anche alla possibile prescrizione del reato».

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Secondo l’ex procuratore, però, dev’essere chiaro anche un altro concetto giuridico: «Il giudice nell’applicare la prescrizione deve preliminarmente valutare il fatto. Se all’esito

della valutazione si fosse arrivati a ritenere che l’imputato era da considerarsi innocente il giudice non avrebbe potuto dichiarare la prescrizione del reato ma avrebbe dovuto pronunciare una sentenza di assoluzione, perchè più favorevole all’imputato. Ma per don Giorgio Carli così non è stato».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.