MA PERCHÈ LA CHIESA NON AGISCE DECISA?

Rete L’ABUSO è una Onlus di vittime, io compreso, abusate da sacerdoti. Ci occupiamo di accogliere e assistere, soprattutto dal punto di vista legale, coloro che si rivolgono all’associazione a seguito di abusi. Inoltre raccogliamo segnalazioni anche da fonti di varia natura, che poi archiviamo e cataloghiamo. Proprio come la vicenda di Carlos Buela, la cui presenza nell’Arcidiocesi di Genova è stata da noi documentata grazie agli avvisi delle vittime che ci seguono da tutto il mondo.

Persone che si sono fatte forza e, in concomitanza con lo scandalo che in Argentina vedeva protagonista don Nicola Corradi, ci hanno scritto, mandato documenti e indicazioni che ci hanno permesso di localizzare Buela. Da quando abbiamo deciso di seguire da vicino queste sconvolgenti vicende, abbiamo capito che in Italia se ne verificano molte: negli ultimi 15 anni, sono stati più di 250 i preti coinvolti (135 condannati in via definitiva e i rimanenti in attesa di giudizio o svaniti nel nulla).

Secondo quanto dichiarato nel 2014 da Papa Francesco in un’intervista, la categoria dei sacerdoti pedofili rappresenta una percentuale pari al 2% (dato che la nostra Onlus ritiene in difetto), quando solo in Australia, dal 1950, il 7% dei preti cattolici è accusato di aver commesso abusi su minori. Gli uomini di Chiesa, in ogni caso, compiono una percentuale di abusi superiore in confronto a quella che interessa insegnanti, allenatori, scout e altre figure spesso al centro di scandali.

Ma le coperture che la comunità religiosa fornisce, consente ai carnefici di reiterare molte più volte rispetto a un laico: ricordiamo casi come quello di Laurence Marphy, accusato di aver abusato di più di 200 bambini. Oppure la vicenda dell’italiano don Roberto Mastro, che in un paesino di soli 1000 abitanti avrebbe abusato di 17 minori; a occhio e croce della maggioranza (per non dire tutti) dei bambini che possono vivere in un paesino di mille anime. Anche di lui si sono perse le tracce.

Al momento, i fatti continuano a vedere una Chiesa che rifiuta il dialogo con vittime e associazioni che le tutelano, che vede membri della commissione interna – istituita da Bergoglio – andarsene sbattendo la porta causa inadempienze e insabbiamenti. Gli abbandoni di Peter Saunders e Marie Collins ne sono la prova.

Vediamo anche che malgrado la pesante condanna dell’Onu e le sue successive raccomandazioni, il Vaticano continua a essere inadempiente.

Come si potrebbe ridurre il problema?

Con poche piccole direttive. Il Papa dovrebbe ordinare ai vescovi di denunciare i crimini all’autorità giudiziaria anziché far gestire loro i casi. Anche perché va ricordato che un tribunale canonico, oltre a non risarcire la vittima, applica la scomunica come pena massima, con il risultato che il prete pedofilo si trasforma in un pedofilo che di mestiere non fa più il prete.

Infine auspichiamo (non solo nel caso dei preti e della pedofilia) un’adeguata educazione sessuale. Questa metterebbe il minore in condizione di percepire e riconoscere situazioni di potenziale pericolo e chiedere aiuto.