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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia, i sacerdoti predatori dell’abbazia di Monserrat

Pedofilia, i sacerdoti predatori dell’abbazia di Monserrat

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Ottobre 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Decine di giovani abusati dal 1960 al 2000. Dopo decenni di silenzio le vittime denunciano le sevizie: lo scandalo colpisce uno dei monasteri più celebri del paese, meta ogni anno per milioni di pellegrini

A poco piú di un’ora da Barcellona, direzione entroterra, si innalza la montagna piú emblematica della Catalogna. È il massiccio del Motserrat, un complesso di rocce che si erigono ex abrupto, una catena formata da vari picchi brulli che sembra la scenografia di un racconto di fate. La cima più alta del Montserrat raggiunge mille e duecento metri.

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Nell’ 880 dei pastori scorsero una luce in una grotta, entrarono e trovarono l’iconografia di una vergine mulatta. Quando i pastori avvisarono il vescovo di Manresa, si cercò di spostare la figura al santuario piú vicino. Ma la figura della Madonna divenne improvvisamente pesante. Fu costruita una cappella. Centocinquanta anni più tardi furono messe le basi per quello che oggi è uno dei monasteri benedettini più famosi di Spagna, con un flusso turistico che potrebbe competere con Disney-Land.

Al Montserrat ci si arriva a piedi, in bicicletta, in macchina, in treno, in metro, con la funivia. Inoltre c’è uno dei cori di voci bianche più apprezzati della penisola iberica. La domenica, alle messe dell’abbazia del Montserrat c’è la tendenza pronunciata a valicare i confini spirituali con quelli temporali: celebri sono le omelie pronunciate dall’abate Josep Maria Soler, nelle quali inneggia all’indipendentismo denunciando la dittatura dello stato spagnolo.

E invece qualche giorno fa, mentre chiedeva «perdono» alle vittime degli abusi sessuali avvenute nella sua stessa abbazia, lo stesso abate Josep Maria Soler non sembrava possedere più nulla di quel fuoco né di quell’entusiasmo politico. Nessuna emozione. Nessuna empatia si leggeva sul suo volto. Potrebbe star leggendo un atto notarile. La testa bassa, non ha quasi mai alzato lo sguardo dal foglio che manteneva con entrambe le mani. Ha chiesto. Dicendo che l’abbazia farà di tutto per riparare al danno. Poi ha promesso che se ci sarà bisogno chiederà scusa nuovamente. Che ci saranno controlli più stretti.

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Qui tra questi massicci fuori dal tempo, una commissione interna composta da tre membri: Begoña Elizalde, psicologa, Cristina Vallejo, avvocato, Xavier Pomés, medico, ha portato alla luce 14 casi accertati di abusi sessuali, in un periodo che va dal 1960 al 2000.

Secondo le ricostruzioni e le interviste a otto delle vittime ormai adulte, i casi certi sono ad opera di due monaci. Il primo sembra abbia compiuto “solo” due abusi alla fine degli anni sessanta. Non si forniscono altre informazioni perché, si afferma, è un ex monaco che ha ammesso questi due abusi, che ha novanta anni, che ha una famiglia, e che già nel 1980 si era allontanato di sua volontà dall’abbazia.

E in più, ammette lo stesso abate Josep Maria Soler in un’intervista a La Vanguardia “perché il nome dell’abusatore si potrebbe confondere con un monaco più giovane in quanto possiedono lo stesso nome e le stesse iniziali del cognome». Alle timide domande dei giornalisti riguardo al perché ci volle tanto tempo, dalla fine degli anni sessanta al 1980, e che alla fine tal monaco se ne andò di sua volontá, Josep Maria Soler e la comunità del Montserrat affermano che l’allora abate in carica aveva immediatamente allontanato il monaco. Come?

Inviandolo ad un altro monastero. E dopo spedendolo in Francia a studiare.

Del secondo monaco invece sappiamo tutto. Andreu Soler si occupava degli scout Els Noi de Servei dell’abbazia. Nelle pagine della commissione si fa riferimento a Andreu Soler come un «predatore sessuale e pederasta», che faceva degli abusi «una condotta di vita reiterata», specialmente su adolescenti tra i 15 e i 17, ma a volte anche su adolescenti maggiorenni.

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Tra il 1972 e il 2000 Andreu Soler ha agito indisturbato. La commissione afferma che non c’è la certezza che i vertici dell’abbazia fossero al corrente degli abusi. Ma nel 1999 arrivano le prime denunce. E di nuovo, Andreu Soler rimane lí dov’era. Fino al 2008, anno della sua morte. Com’è facile costruire il mostro e gettargli fango in faccia una volta che il mostro è morto. Miguel Angel Hurtado, la prima vittima che denunciò gli abusi di Andreu Soler nell’anno 1999, e che da allora capeggia la crociata di tutte quante le vittime, afferma che la commissione «non è credibile, non è leggittima né indipendente e che mira solamente a minimizzare il danno mediatico dell’abbazia del Montserrat».

E si dice insoddisfatto anche riguardo al numero delle vittime come quello dei carnefici. «Solo la giustizia civile potrà fare giustizia» rincalza. E per finire, oltre al danno c’è la beffa: nel 2007 esce un libro pubblicato direttamente dalla casa editrice dell’abbazia del Montserrat che elogia il mandato e il lavoro del «predatore sessuale e pederasta» Andreu Soler. É l’anno in cui giá l’attuale abate Josep Maria Soler è a conoscenza dei fatti.

«Allora questo monaco ( Andreu Soler) era malato di cuore e cominciava la dialisi», dice Josep Maria Soler a La Vanguardia, «Solo pochi monaci sapevano, e il direttore delle pubblicazioni dell’abbazia non era tra questi. E riguardo le pubblicazioni che escono io non ho potere, il direttore delle pubblicazioni possiede piena libertà se fosse successo oggi sarei molto piú puntiglioso e gli spiegherei i fatti alla casa editrice. Hurtado ha ragione a lamentarsi riguardo gli elogi del libro al monaco».

Ebbene bisognerebbe, giusto per onore di cronaca, andare a controllare adesso quanto pesa quell’iconografia della Vergine trovata piú di mille anni fa. Magari ora è talmente leggera da alzare i tacchi e andarsene via da sola.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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