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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Prete pedofilo, la difesa della Curia

Prete pedofilo, la difesa della Curia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Febbraio 2017
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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In una nota la replica alla denuncia di un 40enne contro il cardinale Sepe per non aver avuto giustizia “Non emersero elementi sufficienti per avviare un processo penale nei confronti di quel sacerdote”
L’INDAGINE STELLA CERVASIO UN uomo contro la Curia di Napoli.
Diego Esposito nome di fantasia – è oggi un quarantenne che denuncia di essere stato violentato da un prete per 4 anni a partire da quando ne aveva 13. Si è
rivolto a papa Francesco, che con il “motu proprio” ha deciso che la responsabilità delle indagini sui casi di pedofilia che infestano la Chiesa è dei vescovi.

La Curia risponde che «per due volte non è risultato nulla» a carico di S.M., il sacerdote accusato dalla vittima. Una brutta storia di orchi che Diego
Esposito (nome di fantasia) racconta da quando, sei anni fa, ebbe un crollo emotivo, e, da un letto di ospedale rivelò alla mamma e alla moglie di essere stato un bambino abusato.

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Violentato da un sacerdote viceparroco dell’oratorio che frequentava, lui ragazzino di una periferia difficile: Ponticelli. Un religioso che, quando lui andò a dirgli che stava male per quel tremendo ricordo che l’aveva marchiato a fuoco, rispose: «Di’ un’Ave Maria». Lo stesso prete si fece strada nei cuori dei familiari di Diego, che all’inizio non riusciva ad accusarlo e se lo ritrovava davanti di continuo: intanto era cresciuto e fu lui a unirlo in matrimonio alla moglie e battezzò i suoi due figli quando nacquero.

Dopo anni il coraggio venne fuori, come spesso capita in casi come questo. «Vado avanti, non mi fermo, voglio spiegazioni dalla Curia», dice Esposito per il quale i legali di “Rete L’Abuso” – un network formato da vittime di storie come la sua – hanno fatto una richiesta di danni in sede civile di oltre l milione di euro che illegale Carlo Grezio ha corredato con una perizia medico legale. A credergli e ad aiutare Diego furono uno psichiatra, Alfonso Rossi, e il responsabile di “Rete L’Abuso”, Francesco Zanardi. La storia è tornata a galla l’ll ottobre scorso, quando Esposito ha presentato un esposto al Papa e al prefetto della Congregazione per i vescovi, nel quale scrive: «Intendo denunciare il cardinale Crescenzio Sepe per grave negligenza nell’esercizio del proprio ufficio». Denuncia alla quale la Curia ha risposto ieri con una nota della Cancelleria arcivescovile, a firma del responsabile padre Luigi Ortaglio: «Nonostante il reverendo S.M. avesse sempre goduto della stima dei superiori e dei fedeli, l’arcivescovo incaricò immediatamente il vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse mosse ».

Furono effettuate verifiche ascoltando Esposito e il suo psichiatra e lo stesso S.M. «il quale fin da subito negò decisamente ». Ciononostante prosegue la nota «si convenne insieme a S.M. sull’opportunità di un periodo sabbatico di riposo e distacco presso una comunità religiosa fuori diocesi». Lo spedirono in Umbria, a Città di Castello.

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Passano 4 anni e Esposito torna alla carica per essere ancora ascoltato dalla Curia e scrive a Bergoglio. Viene convocato da uno psichiatra incaricato dalla Curia. Ma la perizia – informa il comunicato – «non si può espletare per il rifiuto del periziando».
Esposito smentisce: «Mi chiesero dieci incontri e allora mi opposi. Quel medico non faceva altro che dare la colpa a me per quello che era accaduto». Il caso venne quindi chiuso: «La Congregazione per la dottrina della fede – dice ancora la nota di Palazzo Donnaregina – nel 2016 ritenne non essere emersi gli elementi
sufficienti per avviare un processo penale a carico di don S.M.».

Francesco  Zanardi è a capo dell’associazione delle vittime “Rete L’Abuso”: «Abbiamo altri  cinque casi con accuse a don S.M. So cosa prova una persona quando non riesce a ottenere giustizia, non quella economica ma il riconoscimento di quello che ha  subito». Un’osservazione sul comunicato della Curia: «Nella nota del cardinale si  legge che il procedimento è stato chiuso nel 2016 – dice Zanardi – ma sappiamo di  una conversazione telefonica di due settimane fa in cui a Diego dalla Curia  riferiscono che la questione è ancora aperta.

Non è giusto tenere falsamente sulle spine una persona che non ha avuto un minimo di risarcimento neanche sotto il profilo umano. Quel sacerdote fu mandato in una comunità dove indirizzano tutti i preti che hanno avuto la sua stessa accusa e dove è stato anche don Desio, parroco di Saronno condannato per pedofilia e altri di cui si sono interessate le cronache. Riceviamo regolarmente proteste dai preti di Città di Castello che dicono che non viene esercitata alcuna sorveglianza su questi religiosi inviati lì “per il recupero”, che escono dalla struttura quando vogliono».

STELLA CERVASIO. Repubblica Napoli del 07-02-17

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.