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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Bari » La diocesi di Lione chiede al Vaticano una soluzione più definitiva

La diocesi di Lione chiede al Vaticano una soluzione più definitiva

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Aprile 2019
in World
Reading Time: 4 mins read
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Dopo che il Papa ha respinto le dimissioni del cardinale Barbarin che, condannato in primo grado per non aver denunciato un prete pedofilo, ha fatto appello e si è ritirato per «un certo periodo»

IACOPO SCARAMUZZI
ROMA

I responsabili della diocesi di Lione sono stati a Roma lunedì 1° aprile e, pur accettando che il cardinale Philippe Barbarin «è e resta arcivescovo di Lione», come ha deciso il Papa, hanno fatto presente agli uffici vaticani «le sofferenze e le incomprensioni vissute attualmente dai laici e dai preti» della città francese ed hanno chiesto «una soluzione più definitiva» per la diocesi.

Condannato in primo grado lo scorso 7 marzo dal tribunale correzionale della sua città a sei mesi con la condizionale per non avere denunciato un sacerdote pedofilo, il porporato, che aveva subito annunciato sia l’intenzione di rassegnare le dimissioni nelle mani del Papa sia la decisione dei suoi avvocati di fare ricorso, ha comunicato, il giorno dopo l’udienza papale, avvenuta il 18 marzo, che Francesco aveva rifiutato le sue dimissioni «invocando la presunzione di innocenza» e gli aveva lasciato la decisione da prendere per il bene della diocesi. Barbarin ha conseguentemente scelto di prendere un «certo periodo» di ritiro, affidando la guida della diocesi al suo vicario generale moderatore, il padre Yves Baumgarten.

Lo scorso 26 marzo, però, un incontro straordinario del Consiglio presbiteriale, del Consiglio diocesano del diaconato e del Consiglio dei laici della diocesi di Lione ha invitato il cardinale Barbarin a rassegnare nuovamente le dimissioni nelle mani del Papa, per una «crisi di governo» della diocesi che non può che sbloccarsi con il superamento della soluzione «temporanea» del ritiro dell’arcivescovo non dimissionato dal Pontefice. Quando era già nell’aria una visita dei vertici della diocesi a Roma programmata per questa settimana, però, il Papa è tornato a confermare la sua posizione, sul volo di ritorno da Rabat, quando, in risposta ad un giornalista francese, ha detto che Barbarin «ha dato le dimissioni, ma io non posso moralmente accettarle perché giuridicamente, ma anche nella giurisprudenza mondiale classica, c’è la presunzione di innocenza, durante il tempo che la causa è aperta. Lui ha fatto ricorso e la causa è aperta. Poi quando il secondo tribunale dà la sentenza vediamo cosa succede».

In una lettera «ai membri della diocesi di Lione» pubblicata oggi, però, padre Baumgarten riferisce degli incontri che hanno effettivamente avuto luogo in Vaticano lunedì scorso: «Nelle ultime settimane – scrive il reggente – la nostra diocesi vive una situazione inedita. In seguito alla decisione della giustizia civile del 7 marzo scorso, il cardinale ha pubblicamente espresso il desiderio di rinunciare al suo incarico, atteggiamento salutato da tutti come dignitoso. Il Santo Padre nella sua decisione del 18 marzo non ha accettato le dimissioni, e recentemente, domenica scorsa, ha ricordato la sua posizione in merito alle conseguenze giudiziarie che le dimissioni potrebbero avere a livello universale. La situazione su questo punto si è dunque chiarita, il cardinale Barbarin è e resta arcivescovo di Lione. Tenuto conto di questa situazione, ha deciso di ritirarsi, il che significa che non esercita più nessuna funzione di governo nella diocesi di Lione. Mi ha domandato di assumere questo incarico ed ho accettato. I Consigli della diocesi (presbiterale, del diaconato e dei laici, ndr) sono stati ascoltati lo scorso 26 marzo in un bello spirito di comunione, pace e unità. I dibattiti sono stati ricchi e sereni. Non posso accettare che questo bel lavoro di comunione sia ridotto a qualche titolo scritta in alcuni giornali che non riflette assolutamente lo spirito dell’assemblea e presenta una interpretazione parziale dei giudizi responsabili che sono stati domandati e forniti. I membri dei Consigli sono hanno espresso le sofferenze e le incomprensioni vissute attualmente dai laici e dai preti della nostra diocesi. Molti hanno altresì sottolineato la ricchezza del lavoro pastorale realizzato dal nostro cardinale da 17 anni a questa parte».

«Voglio riconoscere – aggiunge Baumgarten – la lealtà dei membri dei Consigli nei confronti della Chiesa e del nostro arcivescovo. I giudizi espressi si iscrivono nella linea di ciò che è stato detto dalla diocesi in questi ultimi mesi nel far proprio il desiderio del nostro arcivescovo di rassegnare le dimissioni. In connessione alla Conferenza episcopale francese, la Santa Sede è stata informata della situazione nella diocesi. A Roma, lunedì scorso, monsignor Emmanuel Gobillard, padre Eric Mouterde (vescovi ausiliari, ndr) ed io abbiamo espresso le difficoltà attualmente vissute da molti nell’assumere la missione della Chiesa in un contesto divenuti molto sfavorevole. Abbiamo avuto modo di dire che la situazione attuale non potrebbe durare troppo a lungo e che sarebbe bene trovare una soluzione più definitiva. La diocesi sta a cuore alle preoccupazioni della Santa Sede. Possiamo contare sulla sua vigilanza e sul suo accompagnamento. Al momento invito l’insieme della nostra diocesi a proseguire il suo cammino di Quaresima nella pace e nell’unità. Dobbiamo stare uniti sull’essenziale: la fede pasquale che ci fa vivere».

Il religioso ringrazia monsignor Emmanuel Gobillars e padre Eric Mouterde «per il lavoro di squadra che stiamo portando avanti. Ringrazio anche tutti gli attori pastorali della diocesi per la loro attenzione e la loro collaborazione in questo momento particolare. Personalmente, cerco umilmente di assumere una missione delicata. Le critiche si sono fatte sentire da una parte o dall’altra, ne sono consapevole e le ascolto. Conto sulla benevolenza di tutti per riuscire ad agire per il bene della diocesi. Entreremo presto nel tempo della Passione che ci porta alla risurrezione di Cristo! Ecco cosa dobbiamo vivere ora», conclude il reggente della diocesi di Lione, che termina con un verso della seconda lettera di San Paolo a Timoteo: «So infatti a chi ho creduto».

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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