Il papa legifera sulla pedofilia. Ma solo per lo Stato del Vaticano.

Stefano Sodaro

C’è sorpresa nel constatare che l’esito normativo del Summit sugli abusi con i Presidenti delle Conferenze episcopali del mondo dello scorso febbraio, alla presenza del Papa, consiste, salvo non vi siano altri successivi interventi, in una nuova legge valida solo in Vaticano.

L’ordinamento canonico – cioè l’ordinamento giuridico della Chiesa che non equivale di certo a quello vaticano, che è invece territoriale e statale – non viene innovato da norme specifiche e proprie.

Commenta il Prof. Pierluigi Consorti, canonista dall’Università di Pisa, ad un mio post su Facebook che esprimeva stupore: “(…) c’è stata – negli ultimi anni – una sorta di inversione della gerarchia delle fonti. Certe riforme che non si riesce a fare nell’ordinamento canonico si fanno in quello vaticano. Però, non dimentichiamo che le persone giuridiche canoniche sono spesso soggette al diritto vaticano. Così, in pratica, piano piano certe prassi diventano obbligatorie. (…)”

In effetti una delle conseguenze più vistose di tale nuova normativa vaticana sarebbe, ad esempio, che il Card. Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, debba considerarsi tenuto, in quanto pubblico ufficiale di quello Stato, a norma dell’art. 3 della nuova Legge CCXCVII del 26.03.2019 (“Sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili nello Stato della Città del Vaticano”), all’obbligo di denuncia (sempre alla giustizia vaticana) di un eventuale chierico implicato in fatti di abuso, ma un qualunque altro vescovo al di fuori dello Stato vaticano no.

Accompagnano la nuova legge il Motu Proprio pontificio di promulgazione e le corrispondenti “Linee guida” sempre riferite al solo Stato vaticano. La Lettera Apostolica in forma di “Motu Poprio”, come tecnicamente si indica, ha (avrebbe) di per sé effettiva portata più ampia della mera legge vaticana – ed infatti intende rivolgersi anche alla Curia Romana, che non è espressione istituzionale dello Stato della Città del Vaticano bensì della Santa Sede -, ma l’applicazione dello stesso Motu Proprio, avendo comunque i dicasteri della Santa Sede esclusivamente i propri uffici in Vaticano, sarà ristretta a quel territorio, la Città del Vaticano appunto, su cui la Santa Sede esercita la propria sovranità di soggetto pubblico internazionalmente riconosciuto (con diritto di legazione attiva e passiva, cioè con il diritto di inviare e ricevere rappresentanti diplomatici di altri Paesi).

* Stefano Sodaro è canonista e teologo

https://www.adista.it/articolo/61061

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