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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Papa Francesco, pronto Motu Proprio/ Summit pedofilia: nuova task force della Chiesa

Papa Francesco, pronto Motu Proprio/ Summit pedofilia: nuova task force della Chiesa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Febbraio 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Papa Francesco chiude il summit in Vaticano sulla pedofilia e prepara un Motu Proprio: “abusi la piaga più mostruosa della Chiesa”. Le vittime deluse, “siamo indignati”

Niccolò Magnani

Secondo il moderatore del summit sulla pedofilia in Vaticano, Padre Federico Lombardi, Papa Francesco sarebbe pronto ad emanare diversi provvedimenti in merito al delicatissimo tema degli abusi nella Chiesa cattolica. Dopo la riunione di tre giorni, il Santo Padre avrebbe addirittura quasi pronto un Motu Proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, annuncia ancora l’ex direttore della Sala Stampa Vaticana, «per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano». Al Motu Proprio, sottolinea ancora Lombardi, si accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano «e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento». Nel giro delle prossime settimane la Congregazione per la Dottrina della Fede, proprio dopo le conclusioni di questo summit appena concluso, «pubblicherà un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti. […] non è un’enciclopedia, è molto semplice e breve, preciso, e sarà molto utile perché, come diceva il Papa, bisogna catechizzare, far sì che ognuno torni a casa con idee molte chiare: qui c’erano i presidenti che le idee chiare se le sono fatte o già ce le hanno, ma a casa trovano migliaia di vescovi in attesa di indicazioni, e questo documento permetterà di fare un bel passo avanti di consapevolezza», conclude Padre Federico Lombardi.

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“DIO TRADITO E SCHIAFFEGGIATO”

«La disumanità del fenomeno universale e trasversale, diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica»: è ancora Papa Francesco a parlare della pedofilia nei termini di un tradimento unico della missione cristiana e dell’umile servizio nella “vigna del Signore” parafrasando il motto iniziale del papato di Benedetto XVI. Proprio su Ratzinger il suo successore richiama le norme sui “delitti più gravi” approvate nel 2010 dove venne anche aggiunta la dicitura di delitto «l’acquisizione, la detenzione o la divulgazione compiuta da un membro del clero di immagini pornografiche aventi ad oggetto minori». Secondo Papa Francesco, allora si parlava di «minori di anni 14», ora invece «pensiamo di dover innalzare questo limite di età per allargare la tutela dei minori e insistere sulla gravità di questi fatti». La Chiesa, la Sposa di Cristo, viene di fatto a tradire Dio, «tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. Il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia, diventando così uno strumento di satana. Negli abusi noi vediamo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei bambini».

PAPA FRANCESCO, “PEDOFILIA PIAGA MOSTRUOSA DELLA CHIESA”

Si è chiuso stamattina il lungo e importante summit mondiale sulla pedofilia convocato da Papa Francesco in Vaticano da giovedì scorso, con invitati tutti i capi delle Conferenze Episcopali del pianeta sulla piaga degli abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica. «Nessun abuso deve mai essere coperto, così come era abitudine nel passato, e sottovalutato», ha spiegato il Pontefice nel suo discorso conclusivo prima dell’Angelus da Piazza San Pietro dove ha ricalcato «servono misure perché i crimini non si ripetano mai più». Davanti ai vescovi di tutto il mondo, il Papa non ha utilizzato mezzi termini per spiegare il suo pensiero e appello: «La copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo. La Chiesa dovrà ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori abusati, sfruttati e dimenticati, ovunque essi siano». Ancora nel discorso conclusivo al summit “La protezione dei Minori nella Chiesa” il Santo Padre definisce mostruose le “attenzioni” di alcuni uomini di Chiesa contro vittime minori e innocenti: «l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica».

MA IL SUMMIT DIVIDE…

Il summit sulla pedofilia però non ha convinto molti, sia dentro che fuori la Chiesa: dopo le accuse lanciati ieri dal Cardinal Marx contro i documenti sulle coperture dei vescovi “spariti in Vaticano”, le nuove polemiche vengono alzate da diverse vittime della pedofilia ecclesiale. «Siamo indignati. Questo doveva essere il summit della tolleranza zero e invece direi che siamo alla zero credibilità. Molti vescovi dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo  molto di più: la Chiesa non è vittima, è carnefice», attacca Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, facendo riferimento proprio ai documenti citati da Marx «Solo ieri abbiamo appreso che sono stati distrutti i dossier con i nomi dei colpevoli degli abusi. E’ chiaro che noi avevamo troppe aspettative dal vertice ma questo è senza mezzi termini un passo indietro nella lotta agli abusi. A questo punto continueremo a pubblicare altri nomi di preti-orchi. Lo abbiamo già fatto, ma la lista è ancora lunga. Andiamo avanti». Non è piaciuta, tra le tante dichiarazioni di Papa Francesco, quella in cui venivano ricordati dati diffusi (non dal Vaticano) sui tanti casi di pedofilia nella società, «La prima verità che emerge dai dati disponibili è che chi commette gli abusi, ossia le violenze (fisiche, sessuali o emotive) sono soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori». Al netto delle polemiche comunque, papa Francesco ha voluto chiudere il summit con un appello tanto commosso quanto emergenziale: «sentito appello per la lotta a tutto campo contro gli abusi di minori, nel campo sessuale come in altri campi, da parte di tutte le autorità e delle singole persone, perché si tratta di crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della Terra: questo lo chiedono le tante vittime nascoste nelle famiglie e in diversi ambiti delle nostre società».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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