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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » IL DESIDERIO DI GIUSTIZIA PER LA VITTIMA – Diego Esposito e non solo …

IL DESIDERIO DI GIUSTIZIA PER LA VITTIMA – Diego Esposito e non solo …

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
16 Aprile 2018
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 4 mins read
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Prima di scrivervi ho riflettuto a lungo, ma non riesco a non scrivere. La vicenda di Diego Esposito scuote, non può lasciare indifferenti: una presunta vittima, una vita in salita, mille difficoltà, un infinito desiderio di giustizia.

Mi piacerebbe approfondire il concetto di “desiderio di giustizia” per una vittima. Una vittima di un abuso sessuale sa perfettamente, nel suo intimo, che non può tornare indietro nel tempo, non può cancellare tutto quello che ha subìto, non può “rifarsi una vita” come se niente fosse … sa perfettamente che dovrà convivere per tutta la vita con quel ricordo … può solo sperare, per sé, di imparare a “gestire” tutto quello che comporta convivere con i frequenti incubi di quel ricordo … può solo sperare, per sé, di avere attorno persone che, col tempo – tanto tempo – possano restituirgli un frammento di fiducia negli altri … questa è la vita di una vittima …

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E dunque cosa rappresenta il “desiderio di giustizia”?

Al di là del discorso del “risarcimento” – che è un sacrosanto diritto: se viene riconosciuto che hai un danno causato da qualcuno, è corretto che vi sia un risarcimento, come per qualsiasi altro danno biologico permanente e temporaneo causato, per esempio, da un incidente – il desiderio più grande, per una vittima, è che “tutto quello che a lui è capitato NON CAPITI AD ALTRI” … niente più …

E la vittima non riesce a comprendere, NON RIESCE PROPRIO A COMPRENDERE, come sia possibile, per esempio, che il sacerdote che gli ha fatto così tanto male, possa essere messo nella condizione di fare lo stesso male anche ad altri bambini o ragazzini … come dargli torto? Non è umanamente comprensibile, non c’è spiegazione che tenga. E dunque non è comprensibile che vi sia qualcuno, proprio nella Chiesa, che possa perpetuare questo meccanismo.

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Spesso la vittima prende coscienza di quello che gli è successo quando il reato, per lo Stato Italiano, è ormai prescritto … non ha nemmeno la possibilità di chiedere giustizia in questo ambito.

Questo profondissimo desiderio di giustizia rappresenta l’unico mezzo per “ricominciare a risalire”: è necessario e importante che alla vittima sia riconosciuto il suo “status” di vittima, che il “mondo” sappia quello che gli è successo, che il “mondo” prenda coscienza che questo dramma deve essere affrontato.

E per la vittima di un prete pedofilo il “mondo più vicino” è proprio la Chiesa, quella Madre cui tutti si rivolgono per chiedere giustizia, quella Madre a cui la vittima in qualche modo si aggrappa per essere capita … e la vittima spesso scrive, si rivolge direttamente al Santo Padre … in questi giorni è drammaticamente commovente leggere e sentire gli appelli che Diego Esposito rivolge al Papa.

E Papa Francesco è finora latitante … nessuna risposta a Diego, nemmeno quando aveva intrapreso uno sciopero della fame durato 15 giorni, a fine gennaio … nessuna telefonata o intervento del Papa … forse Diego Esposito, vittima di un prete pedofilo, non è meritevole di una attenzione del Papa? …

Diego aveva chiesto una riapertura del suo caso presso il Tribunale Ecclesiastico … aveva chiesto “di esistere” … spesso dichiara “se perdo io, perdiamo tutti” … è molto vera questa frase: la sua non è una lotta per se stesso, è una lotta insieme a tutte le altre vittime, una lotta per una Chiesa più pulita e santa. Qualche giornale, nei giorni scorsi, ha riportato la notizia che Papa Francesco aveva riaperto il caso di Diego Esposito … una bella “bufala”: il comunicato della Diocesi di Napoli parla chiaro.

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E dunque? In Cile il Papa sta dichiarando che si è forse sbagliato nel suo giudizio, che non gli erano arrivate corrette le informazioni … attendiamo di vedere quali decisioni prenderà, ora che HA AVUTO LE INFORMAZIONI CORRETTE, dopo l’indagine del Card. Scicluna … ma attendiamo i fatti prima di esultare per l’ennesima richiesta di scuse del Papa …

E per il caso di Diego Esposito: siamo sicuri che al Papa siano arrivate le informazioni corrette? Quali garanzie vi sono? Nessuno sa quali documenti sono stati inviati alla Congregazione per la Dottrina della Fede da parte della Diocesi di Napoli … non vi è trasparenza nei processi canonici … la vittima non ha diritto ad un avvocato che la rappresenti e che garantisca la correttezza del procedimento … i processi canonici sono così.

Per una vittima non è concepibile che chi protegge i preti pedofili possa continuare a ricoprire una carica importante nella Chiesa: per una vittima una Chiesa così non è credibile … possiamo dargli torto? …

E arrivano le “mamme di Montù Beccaria”, mamme coraggiose, mamme che hanno percepito la complessità di quello che è avvenuto, di quello che hanno rischiato i loro figli … mamme che si sono esposte anche per i figli degli altri: perché aspettare che avvenga qualcosa per intervenire? Anche queste mamme hanno scritto al Papa, eppure non sono mamme di vittime! Grazie alle mamme di Montù Beccaria per la loro testimonianza! Risponderà a loro il Papa?

A noi non ha risposto … e le nostre lettere indirizzate al Papa sono state finora una dozzina … attendiamo …

Mamma della vittima (non riesco a scrivere “presunta” anche se il processo penale è in corso) di don Mauro Galli

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Cristina Balestrini

Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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