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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Una storia di abusi nel Verbo Encarnado (Verbo Incarnato)

Una storia di abusi nel Verbo Encarnado (Verbo Incarnato)

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Novembre 2016
in World
Reading Time: 4 mins read
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Luis è stato affidato dai suoi genitori al seminario minore dell’istituzione in San Rafael quando aveva 12 anni. Da quel momento cominciarono i suoi tormenti. Altre denunce contro la Chiesa.

di Bárbara Del Pópolo@BarbyDelPopolo

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Luis è riuscito ad uscire dal suo tormento a 18 anni dall’essere entrato nel Verbo Encarnado (IVE), polemica congregazione religiosa fondata nel 1984 dal religioso Carlos Buela in San Rafael. Oggi è riuscito a rifarsi una vita ed anche perdonare coloro che lo hanno aggredito, ma ha voluto raccontare tutto per far sì che non succeda a nessun altro.

La drammatica testimonianza arriva in momenti di intenso turbamento sociale per le denunce di abusi dei religiosi contro i bambini sordi nell’Istituto Provolo di Luján de Cuyo.

“È successo a me, ma ho conoscenza di ciò che è successo ad altri bambini “, ha indicato Luis, il quale si è presentato come “vittima di abuso dell’Istituto Minore nel Verbo Encarnado”. Il ragazzo oggi ha 31 anni, ma gli abusi sono cominciati quando ne aveva 12.

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“Io l’ho tenuto nascosto e non l’ho raccontato a nessuno per timore a chi mi ha aggredito”, ha indicato Luis, il cui cognome sarà riservato in MDZ, perché a 19 anni da questa aberrante situazione, ancora ha effetti nella sua vita.

“Nel 1997 mi sono successi quattro abusi sessuali in poco tempo, in uno stesso mese, nel 2005 l’ho raccontato ad un superiore, Gabriel Zapata, più avanti, l’anno scorso, mi sono reso conto che non era stato fatto nulla ed ho ripetuto la denuncia al vescovo di San Rafael, Eduardo Taussig. Lui ha preso la mia denuncia (canalizzata attraverso il diritto canonico), questa volta per iscritto ed ho deciso di non fare quella civile perché sto aspettando che la Chiesa determini qualcosa”, ha precisato.

Il giovane è rimasto nell’istituzione fino al 2015, quando si è reso conto che nessuno aveva fatto nulla con la sua denuncia, e dopo averla ripetuta, questa volta per iscritto, si è ritirato a vivere in un’altra provincia.

“Ci hanno mentito; poco fa mi sono reso conto che il fondatore del Verbo Encarnado (Buela) ha denunce per abusi di sacerdoti, e ce lo hanno nascosto, non è stato comunicato all’IVE. Ora cominceremo a dire la verità per il bene degli altri, perchè possono esserci altri casi. Io sono venuto a conoscenza di altri due l’anno scorso, persone che sono state abusate nello stesso anno in cui sono stato abusato io, ma da altre persone, non lo so”, ha aggiunto.

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Il giovane, il quale ancora aspetta una risposta dell’istituzione nella quale ha confidato per tanti anni, ha spiegato che chi ha abusato di lui continua ancora a fare parte dell’IVE, ma è stato inviato in un altro monastero. “Non si dedica solo a fare penitenza, va al seminario e continua a presentarsi come sacerdote quando il codice del Diritto Canonico ordina la sua espulsione immediata; non è stato castigato come corrisponde”.

Nonostante il terribile danno che gli ha causato il sacerdote che ha abusato di lui (in quel momento l’aggressore era seminarista ma è stato ordinato molto poco tempo dopo), Luis ha voluto lasciare in chiaro che “perdona tutti”, anche se desidererebbe che il sacerdote chiedesse scusa a lui e alla sua famiglia.

La menzogna del “padre” Carlos Buela

“Rispetto al padre Carlos Buela, so con certezza che ha molestato sessualmente un sacerdote amico mio a Roma e viene indagato dall’anno 2010 e che è stato condannato ed il papa Francisco ha ratificato la sua condanna. Tuttavia i superiori dell’IVE hanno occultato questa notizia ai loro membri”, ha spiegato Luis.

È già stato processato, non è sacerdote (Carlos Buela), e continuano a consultarlo come se fosse un santo; lui è un abusatore ed un dipendente da alcool, ha sottolineato Luis come espressione di un desiderio, perché il padre Buela può continuare ad esercire il ministero ma non in maniera pubblica.

“Buela non ha smesso di visitare l’IVE; è il ‘mito del padre Buela’, è intoccabile, irreprensibile e un santo, ma in realtà risulta essere uno psicopatico”, ha indicato il giovane.

Luis si è deciso a parlare perchè ha saputo recentemente che è successa una cosa simile al nipote di un suo compagno, pertanto tutti coloro che sono stati vittime di abuso nell’IVE hanno cominciato a riunirsi per far sì che la loro verità venga alla luce.

“La testa dell’istituzione è corrotta e non mi stupirebbe che colui che ha abusato me fosse stato abusato”, ha spiegato ed ha aggiunto che l’IVE “è caduto in questo”, a tale punto in cui tutti coloro che abbiano animo di denunciare saranno accusati e perseguitati dagli altri componenti che confidano ciecamente in essa.

“Vogliamo che coloro che stanno lì, in quella setta, si sveglino e che vedano che c’è molta gente buona, perché si fanno moltissime opere buone, si aiutano i poveri e si va alle missioni più difficili, ma il problema è il padre Buela ed i suoi seguaci”, ha concluso il giovane.

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MDZ ha cercato di comunicare nei giorni scorsi con i rappresentanti dell’IVE ma fino al momento della pubblicazione del presente articolo non ha ottenuto risposta.

*I brani di testo qui presentati corrispondono alla denuncia canonica che è stata sollevata dal vescovo di San Rafael il quale, a sua volta, l’ha inviata al Vaticano. 

Un canonista ha collaborato nella redazione dei testi per aggiustarli al diritto canonico ed ha spiegato che in questo caso, come nel resto degli abusi la Chiesa considera che non sono prescritti fino a che non siano passati 20 anni da quando sia stato commesso un fatto. 

Lo stesso sacerdote ha spiegato che grazie alle riforme che ha promosso il Papa Francesco, i vescovi sono obbligati a denunciare qualunque tipo di presunzione di abusi, in caso contrario saranno complici e ugualmente colpevoli del fatto. 

Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

http://www.mdzol.com/nota/706722-una-historia-de-abusos-en-el-verbo-encarnado/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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