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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Seminaristi denunciano un altro prete di Mendoza per abuso sessuale

Seminaristi denunciano un altro prete di Mendoza per abuso sessuale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Dicembre 2016
in World
Reading Time: 2 mins read
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LA COSA PIÙ IMPORTANTE

  • Si tratta del prete Carlos Buela, fondatore dell’Istituto del Verbo Incarnato.
  • Circa 20 giovani ed attuali sacerdoti hanno fatto l’accusa formale.
  • Buela aveva dovuto rinunciare al suo incarico nel 2010 per denunce di abuso.

Seminaristi dell’ Istituto del Verbo Incarnato (IVE) della città di San Rafael hanno riattivato le denunce pubbliche per abuso sessuale contro il fondatore di questa congregazione, il sacerdote Carlos Buela, quando è in corso l’indagine per i casi perpetrati contro bambini sordi in un altro istituto di Mendoza.

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Giovani che si sono formati nel seminario della congregazione ed attuali sacerdoti hanno dichiarato di essere stati vittime di Buela, il quale ha dovuto rinunciare in maggio del 2010 a seguito di una serie di denunce per abusi sessuali che sono arrivati al Vaticano.

“È come sentire che è il tuo proprio papà quello che ti sta violentando”, ha detto un giovane che è stato vittima del fondatore dell’IVE, ed ha assicurato che nel 2005 i superiori della congregazione lo hanno ascoltato ma “mai” hanno portato il caso al Vaticano.

I casi di abuso nell’IVE sono tornati a salire alla luce a radice di che un sacerdote si è posto di fronte ai reclami di circa venti vittime del fondatore della congregazione religiosa.

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“È stata una canagliata che non gli abbiano preso la denuncia formale, dovrebbero avere comunicato a Roma il caso di pedofilia dove c’è un protocollo molto severo da seguire, ma nel Verbo Incarnato è stato nascosto tutto questo”, ha avvisato oggi il religioso in dichiarazioni al portale di Mendoza MDZ Online.

“Le vittime del padre Buela sono maggiori di 18 anni, quindi uno si domanda “Perché non gli danno uno pugno?”. Ma non è tanto facile, lui esercita una specie di manipolazione spirituale molto forte in questi gruppi chiusi”, ha sostenuto.

Il religioso ha precisato, tuttavia, che Buela aveva sotto la sua tutela adolescenti di 12 anni che si sono avvicinati al seminario con l’intenzione di formarsi come sacerdoti una volta che hanno terminato gli studi secondari. Buela ha fondato l’ IVE in marzo del 1984 e da più di un anno è stato recluso dal papa Francisco in un monastero di San Isidro de Dueñas de Palencia, Spagna, dopo che si confermeranno le denunce contro di lui “per certi abusi in materia sessuale, di autorità e di coscenza”.

La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica del Vaticano ha riconosciuto opportunamente “la veradicità delle denunce” contro Buela ed ha stabilito la sua “imputabilità, confermata in modo specifico da parte di due sommi pontefici (Benedetto XVI e Francesco)”.

L’Istituto del Verbo Incarnato conta nell’attualità con 424 religiosi con voti perpetui (388 di loro sono sacerdoti) e 210 con voti temporali, oltre a 60 novizi ed 84 seminaristi minori. La congregazione ha  143 case religiose distribuite in 88 diocesi di 39 paesi, e l’Argentina è presente nelle diocesi di San Rafael (Mendoza), Añatuya (Santiago del Estero) e La Plata (Buenos Aires).

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http://www.lavoz.com.ar/sucesos/seminaristas-denuncian-otro-cura-de-mendoza-por-abuso-sexual

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.