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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Bari » Bufera sull’arcivescovo di Lione, avrebbe coperto i pedofili

Bufera sull’arcivescovo di Lione, avrebbe coperto i pedofili

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Marzo 2016
in World
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Tre ex scout hanno deciso di denunciare gli abusi avvenuti tra il 1978 e il 1991, e vogliono le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin.

LIONE – Si respira un’aria molto “Spotlight” nella cellula costituita a Lione da tre ex scout che dopo una vita hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti da alcuni sacerdoti fra il 1978 e il 1991. La giustizia francese sospetta le gerarchie cattoliche lionesi, e forse anche più in alto, di aver coperto tutto.

Come nel film premiato agli Oscar, il gruppo, sostenuto da avvocati, psicologi e anche associazioni cattoliche, mira in alto: vuole le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, primate delle Gallie, accusato di aver coperto il principale colpevole per 7 anni, dal 2007 al 2014.

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Sarebbero già 55 le testimonianze “assolutamente credibili” di adulti che frequentavano tra fine anni Settanta e fine anni Ottanta la diocesi lionese e che si sono imbattuti nei preti pedofili.

Soprattutto in Bernard Preynat, 71 anni, che il 27 gennaio scorso è finito sotto inchiesta ed ha confessato gli abusi, accusandosi persino di stupri per i quali non era stato chiamato in causa.

Per uno degli ex scout che è uscito allo scoperto, Bertrand Virieux, 44 anni, diventato cardiologo, padre Preynat “era un vero e proprio predatore, attaccava soprattutto ragazzini fra gli 8 e i 12 anni, biondini e con gli occhi blu. Come me”.

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Il primo a denunciare era stato un suo compagno più giovane, Francois Devaux, 37 anni, che accusa il cardinal Barbarin, il suo capo di gabinetto Pierre Durieux e una serie di altri pezzi grossi della gerarchia cattolica, fra i quali due membri della Curia romana, il cardinal Muller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e il suo segretario, il gesuita Luis Ladaria Ferrer.

Il caso è più che bollente, il primate delle Gallie è uno dei cardinali francesi più importanti, ha la fiducia del Papa e l’episcopato di Francia fa blocco attorno a lui ripetendo che “non era arcivescovo di Lione al momento dei fatti”.

Ma Barbarin, nonostante le accuse sui preti di Lione piovessero da anni, in particolare da madri di quegli scout vittime di abusi, non rimosse il “predatore” quando, nel 2007, ebbe pubblicamente conoscenza dei fatti. All’epoca – lo giustificano le gerarchie – “era convinto che il prete avesse rotto con il suo passato”. E gli confermò l’incarico in diocesi, con il rischio che continuasse a venire a contatto con bambini. Soltanto nel 2014 arriva la rimozione, dopo che Barbarin ha avuto “la testimonianza diretta di una vittima” ed ha “consultato Roma”.

Se l’inchiesta andrà fino in fondo, il cardinale Barbarin e i suoi collaboratori rischiano tre anni di carcere e 45’000 euro di multa per omessa denuncia di violenze sessuali su minori. In un comunicato, l’alto prelato fa sapere di voler cooperare “con serenità e fiducia”.

Sui social network, intanto, dilagano proteste e petizioni contro Barbarin. Una di queste, firmata da molti cattolici, ne chiede apertamente l’immediata rimozione da parte di Papa Francesco.

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http://www.tio.ch/News/Estero/Cronaca/1074343/Bufera-sull-arcivescovo-di-Lione-avrebbe-coperto-i-pedofili

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.