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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Chiesa e abusi sessuali in Sicilia, a Palermo e Messina più episodi ma in pochi denunciano

Chiesa e abusi sessuali in Sicilia, a Palermo e Messina più episodi ma in pochi denunciano

Secondo il report della Rete L’Abusa, in Italia solo la Lombardia presenta più casi dell’Isola. Nel capoluogo siciliano ne sono stati segnalati 20 mentre nella città dello Stretto 16, a Catania due in meno, 11 a Trapani

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Novembre 2025
in Sicilia
Reading Time: 5 mins read
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La Sicilia è al secondo posto in Italia, dietro soltanto alla Lombardia, per violenze sessuali consumate in ambito ecclesiastico. È questo lo spaventoso quadro che emerge con forza dal secondo report della Rete L’Abuso, associazione italiana che opera per la tutela delle vittime di abusi clericali. Palermo la provincia con il maggior numero di episodi. Messina al secondo posto.

Il dossier, presentato nelle scorse settimane e riferito a un arco temporale approssimativamente ventennale, segnala in Sicilia 103 casi documentati di abusi in ambito ecclesiastico. Il bilancio è drammatico: sono 270 le vittime accertate.

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Nella sola provincia di Palermo vengono segnalati 20 casi, valore più alto dell’Isola. Le altre province evidenziano sedici casi a Messina, 14 a Catania, sono 11 quelli di Trapani, 10 ad Agrigento e Siracusa, 9 a Caltanissetta, 7 a Enna e 6 a Ragusa. Nel calcolo della onlus non rientrano le vittime di pedopornografia.

Il profilo delle vittime e degli autori

Il rapporto della Rete L’Abuso consente di tracciare anche alcuni elementi riguardanti l’identikit delle vittime e degli autori. A livello nazionale si stimano 1.250 casi complessivi di violenza sessuale nell’ambito clericale, di cui 1.106 perpetrati da sacerdoti, secondo l’ultimo aggiornamento del dossier. Le vittime note risultano circa 4.625, di cui 4.395 abusate da preti.

I contorni dell’abuso riguardano soprattutto vittime minorenni. Non è dunque un caso se delle 270 vittime accertate in Sicilia, ben 256 di queste non avevano ancora compiuto i 18 anni al momento dell’abuso. Il dato è netto anche rispetto alla predilezione per il genere: 242 sono le vittime di sesso maschile, solo 14 quelle femminili.

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Le restanti 14 vittime erano adolescenti o adulte al momento della violenza. Gli autori risultano nella maggioranza sacerdoti (82 sui 103 casi in Sicilia), con una minoranza affidata a catechisti, laici o scout (4 catechisti, 16 laici, 1 scout) nella rilevazione dell’associazione.

Quali cause? Quali meccanismi?

I dati, di per sé, spiegano solo in parte l’entità del problema. Occorre guardare ai meccanismi che ne hanno favorito la diffusione e la persistenza, e alla specificità del contesto siciliano. Ma i dati sono estremamente parziali e fanno riferimento solo a casi accertati e/o denunciati.

La dimensione mafiosa del silenzio – culturale, istituzionale, anche territoriale – incide fortemente: in Sicilia, come altrove, le relazioni personali, le reti ecclesiali, la centralità dell’istituzione religiosa costituiscono un contesto che rende più difficile la denuncia e la trasparenza sui contorni del fenomeno.

Qualche episodio emblematico

Nel contesto palermitano sono emersi casi che illustrano tragicamente la dimensione concreta del problema. Tra questi: un frate – originario della Colombia ma residente a Palermo, dell’Ordine dei Frati Minori Rinnovati – per il quale risultano contestati cinque casi di violenza su donne e minori (quattro bambine, una ragazza maggiorenne).

Secondo le indagini della squadra mobile di Palermo, alcuni episodi sarebbero avvenuti anche nell’ambito della confessione, altri durante gite turistiche organizzate dallo stesso religioso. L’inchiesta è però ancora in corso. Un altro caso riguarda un sacerdote incardinato nell’Arcidiocesi di Palermo, che è stato “condannato” in sede ecclesiastica per molestie su un seminarista.

Le criticità dell’azione istituzionale

Un altro nodo che emerge è la mancanza di una mappatura nazionale esaustiva: in Italia non è stata realizzata finora una commissione indipendente che indaghi il fenomeno su base nazionale con poteri analoghi a quelli attivati in altri Paesi a tradizione cattolica.

La Rete L’Abuso ricorda che Stato e Chiesa non hanno mai affidato a un ente esterno la guida dell’inchiesta. Tradotto: non esistono quindi statistiche ufficiali e definitive sulla diffusione della pedofilia in generale, men che meno su quella di matrice clericale.

Dal versante ecclesiastico, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha avviato dal 2021 un sistema di rilevazione tramite i servizi diocesani per la tutela dei minori, raccogliendo dati circa l’attività di prevenzione e ascolto, che resta fondamentale. Tutti i servizi di aiuto messi a disposizione dalla Chiesa sono consultabili qui: https://tutelaminori.chiesacattolica.it/

Quali prospettive?

Per comprendere la portata del fenomeno sarebbe necessaria una mappatura puntuale di tutti i casi, con trasparenza anche da parte delle diocesi siciliane, un potenziamento dei servizi di ascolto e tutela a livello provinciale (Palermo si è mossa in tal senso, ndr), una formazione obbligatoria e costante per tutti gli operatori religiosi e laici che lavorano con minori e una maggiore collaborazione tra autorità civili e ed ecclesiastiche al fine di garantire che gli abusi non vengano dimenticati.

Il caso di Bolzano

Per mostrare trasparenza sul fenomeno, invitando anche eventuali vittime a non doversi nascondere per paura di non essere credute o per vergogna dell’atto subito, un caso emblematico giunge dal Trentino Alto Adige. Qui, negli scorsi mesi la diocesi di Bolzano-Bressanone ha ricevuto trenta nuove segnalazioni di presunti abusi sessuali su minori e persone vulnerabili.

I reati sarebbero stati commessi principalmente da sacerdoti e soprattutto tra gli anni Settanta e gli Ottanta. Le persone che hanno subito gli abusi hanno cominciato a denunciare a partire dallo scorso gennaio, in seguito alla pubblicazione dei risultati della prima indagine condotta dalla stessa diocesi locale e che aveva portato alla luce il numero di molestie.

Il rapporto – di 631 pagine e che analizza un arco temporale di sessant’anni – realizzato da uno studio legale tedesco su input della diocesi, rappresenta l’indagine indipendente più approfondita promossa fino ad oggi dalla Chiesa cattolica italiana. Il report non si limita soltanto alla menzione del numero di abusi sessuali subiti, ma evidenzia anche la dimensione sistemica delle violenze all’interno del mondo ecclesiastico.

Rete L’Abuso: “Il problema resta il sommerso”

“I 30 casi emersi in Trentino Alto Adige si aggiungono ai 69 che erano già stati segnalati”, spiega al QdS il presidente dell’associazione Francesco Zanardi, che da quindici anni monitora ogni segnalazione attraverso la Onlus. Spostandoci in Sicilia esistono anche “63 casi che sono sommersi, cioè occasioni nelle quali la vittima ha parlato, ma senza procedere con una denuncia formale. Sono episodi accertati, quantomeno verificati nella loro attendibilità, ma non denunciati”.

Il dato più rilevante riguarda però la scarsa – e spesso nulla – trasparenza della Chiesa rispetto ai procedimenti interni. “In Sicilia registriamo 5 processi canonici avviati e 4 chiusi. Degli altri 94 non sappiamo nulla. Non c’è alcun esito, nessuna comunicazione, nessuna informazione”. Un buco nero che, secondo Zanardi, non dipende solo dalla struttura ecclesiastica, ma anche da un quadro normativo nazionale.

“In Italia non c’è l’obbligo di denuncia per i vescovi. Non puoi definirli ‘insabbiatori’, perché la legge non impone loro la denuncia”, aggiunge il presidente di Rete L’Abuso. Il database dell’associazione permette anche di ricostruire i profili degli autori.

“In Sicilia i casi riguardano 82 sacerdoti, 1 suora, 4 catechisti, 16 laici e 1 scout”. Numeri che, sottolinea Zanardi, non esauriscono il fenomeno: mancano sia i casi non notificati dalle diocesi, sia quelli per cui non viene rilasciata la liberatoria dalla vittima.

Secondo Zanardi, a preoccupare è soprattutto il contrasto fra la mole di testimonianze raccolte e l’assenza di azioni concrete da parte della Chiesa. “Non c’è trasparenza”, ribadisce ricordando che i procedimenti canonici vengono spesso solo annunciati per poi svanire nel nulla. “Cinque vittime ci hanno riferito che sarebbe stato avviato un processo interno, ma non se n’è più saputo niente”.

Nel frattempo, il sommerso continua a crescere. E la Sicilia resta una delle regioni in cui la distanza tra vittime e istituzioni – ecclesiastiche e civili – rimane tra le più profonde “anche a causa della vicinanza di credo tra la popolazione e la chiesa”. Sul tema abbiamo provato a più riprese anche a sentire la Curia di Messina: non ci hanno mai risposto.

https://qds.it/chiesa-abusi-sessuali-sicilia-palermo-messina-episodi-pochi-denunciano/

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