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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Perchè chiediamo la riduzione allo stato laicale di don Bruno Puleo

Perchè chiediamo la riduzione allo stato laicale di don Bruno Puleo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Dicembre 2006
in Sicilia
Reading Time: 5 mins read
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Da IMGPress – Il foglio elettronico
(29/12/2006) – Il prete della Arcidiocesi di Agrigento che ha abusato di sette minori, fra cui Marco Marchese, lo abbiamo finalmente scovato.

Si chiama don Bruno Puleo denunciato in Tribunale dove ha patteggiato la pena con 2 anni e 6 mesi e in sede civile dove deve rispondere della richiesta di un risarcimento di 65 mila euro per i danni procurati al giovane Marchese. Marchese ora ha 22 anni e studia Psicologia e deve dimenticare quel passato orribile vissuto nel Seminario minore vescovile di Favara dove, all’eta’ di 12 anni, in seconda media, venne abusato per la prima volta da don Puleo che era il suo educatore. Poi le violenze sessuali sono continuate fino a 16 anni.

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Abbiamo chiesto dove si trovasse questo prete e pensavamo che avesse abbandonato l’abito talare come prevede il Diritto Canonico e come la sua ammissione di colpevolezza davanti ai giudici avvenuta con il patteggiamento richiede. Anzi, nell’inchiesta i giudici hanno appurato che don Puleo, a suo tempo, aveva abusato di altri sei minori oltre all’ex seminarista Marchese.

Ma questo ulteriore fatto non ha smosso neanche un po’ l’ anziano Arcivescovo di Agrigento mons. Carmelo Ferraro il quale ha allontanato don Puleo dalla Parrocchia della Trafigurazione di N.S.G.C. presso il Villaggio Giordano a Palma di Montechiaro per trasferirlo in un altro comune dell’agrigentino. Palma di Montechiaro (25 mila abitanti) fu fondata nel 1637 dal Principe Carlo Tomasi di Lampedusa, raggiunse il suo massimo splendore con il fratello duca Giulio, detto il ’Duca Santo’. Fino al 1812 – anno in cui vennero aboliti i diritti feudali in Sicilia – fu feudo dei Tomasi di Lampedusa che vi lasciarono tracce incancellabili in ogni campo della vita religiosa e culturale. A questa famiglia appartennero S. Giuseppe M. Tomasi, cardinale teatino, insigne per pietà e dottrina, e Suor M. Crocifissa della Consolazione, monaca del locale monastero morta nel 1699 in fama di santità. Nello scorso anno 1999 ne è stato celebrato il terzo centenario della morte con numerose manifestazioni religiose e culturali. Nel 1863 al nome Palma fu aggiunto l’appellativo ’di Montechiaro’ dal nome del vicino castello chiaramontano. Adesso, dopo lo scandalo, don Puleo e’ stato inviato nel Comune di Caltabellotta nella frazione di Sant’Anna (un paesino di 654 anime) nella Chiesa di San Pellegrino. C’e’ stata una retrocessione in un paesino di 654 anime: questa e’ la sanzione dell”Arcivescovo e poi stendere un velo pietoso sulle porcherie di don Puleo di cui ci sono le prove acclarate. Per mons. Ferraro e’ sufficiente trasferire il sacerdote da una parrocchia di prestigio ad una piccolissima in campagna. Poi passata la bufera e il periodo di penitenza, don Puleo ritornera’ in auge dopo il soggiorno a Caltabellotta comunità cristiana molto fiorente, come dimostrano i numerosi conventi, confraternite, chiese e opere d’arte, ma comune molto piccolo. Tra i personaggi illustri che vi operarono si possono ricordare il Beato Bernardo da Corleone, cappuccino, e il venerabile Padre Sebastiano Siracusa, carmelitano. La nostra posizione su don Puleo e’ identica a quella della Curia romana che nel 2002 fece questo documento che riportiamo integralmente: “Nei giorni 23-24 aprile 2002 si è svolto un incontro straordinario in Vaticano fra i Cardinali degli Stati Uniti, i responsabili della Conferenza Episcopale cattolica degli Stati Uniti e i capi di diversi uffici della Santa Sede sul tema dell’abuso sessuale di minori. I partecipanti desiderano anzitutto esprimere la loro unanime gratitudine al Santo Padre per le sue chiare indicazioni circa l’orientamento e l’impegno per il futuro. In comunione con il Papa, essi riaffermano alcuni principi basilari:
1. L’abuso sessuale di minori è giustamente considerato un crimine dalla società ed è un terribile peccato agli occhi di Dio, specialmente quando è perpetrato da sacerdoti e da religiosi, la cui vocazione è di aiutare le persone a condurre una vita santa di fronte a Dio e agli uomini.
2. È necessario manifestare alle vittime e alle loro famiglie un profondo senso di solidarietà, e provvedere ad una giusta assistenza affinché ritrovino la fede e ricevano cure pastorali.
3. Anche se i casi di vera pedofilia da parte di sacerdoti e religiosi sono pochi, tutti i partecipanti hanno riconosciuto la gravità del problema. All’incontro, sono stati discussi i termini quantitativi del problema, dato che le statistiche al riguardo non sono molto chiare. Si è attirata l’attenzione sul fatto che quasi tutti i casi hanno visto coinvolti adolescenti, e pertanto non erano casi di vera pedofilia.
4. Unitamente al fatto che non può essere scientificamente affermato un legame fra celibato e pedofilia, la riunione ha ribadito la validità del celibato sacerdotale come un dono di Dio alla Chiesa.
5. Date le questioni dottrinali che sottostanno al deplorevole comportamento in questione, sono state proposte alcune linee di risposta:
a. i Pastori della Chiesa devono chiaramente promuovere il corretto insegnamento morale della Chiesa e rimproverare pubblicamente le persone che diffondono dissenso e gruppi che propongono approcci ambigui nella cura pastorale;
b. deve essere fatta senza indugio una nuova e seria Visita Apostolica di seminari e altri istituti di formazione, con particolare attenzione alla necessità della fedeltà all’insegnamento della Chiesa, specialmente nel campo morale, e di un più profondo studio dei criteri di idoneità dei candidati al sacerdozio;
c. sarebbe appropriato che i Vescovi della Conferenza Episcopale cattolica degli Stati Uniti chiedessero ai fedeli di unirsi a loro nell’osservanza di una giornata nazionale di preghiera e di penitenza, in riparazione delle offese perpetrate e come supplica a Dio per la conversione dei peccatori e la riconciliazione delle vittime.
6. Tutti i partecipanti hanno considerato questo tempo come una chiamata ad una maggiore fedeltà al mistero della Chiesa. Pertanto, essi vedono il tempo presente come un momento di grazia. Pur riconoscendo che criteri pratici di condotta sono indispensabili e urgentemente necessari, non possiamo sottovalutare, con le parole del Santo Padre, “la forza della conversione cristiana, quella decisione radicale di allontanarsi dal peccato e ritornare a Dio, che raggiunge i recessi dell’animo umano e può operare un cambiamento straordinario”. Allo stesso tempo, come affermato da Sua Santità, “la gente deve sapere che nel sacerdozio e nella vita religiosa non c’è posto per chi potrebbe far del male ai giovani. Deve sapere che i Vescovi e i sacerdoti sono totalmente impegnati a favore della pienezza della verità cattolica nelle questioni riguardanti la moralità sessuale, verità fondamentale sia per il rinnovamento del sacerdozio e dell’episcopato sia per il rinnovamento del matrimonio e della vita familiare”. E ancora, con le parole del Santo Padre, “non dobbiamo dimenticare l’immenso bene spirituale, umano e sociale, che la maggioranza dei sacerdoti e religiosi negli Stati Uniti hanno compiuto e stanno tuttora compiendo. La Chiesa cattolica nel vostro Paese ha sempre promosso i valori umani e cristiani con grande vigore e generosità, in un modo che ha aiutato a consolidare tutto ciò che è nobile nel popolo americano. Una grande opera d’arte può essere intaccata, ma la sua bellezza rimane; questa è una verità che ogni critico intellettualmente onesto deve riconoscere. Alle comunità cattoliche negli Stati Uniti, ai loro Pastori e membri, ai religiosi e alle religiose, ai docenti delle università e delle scuole cattoliche, ai missionari americani in tutto il mondo, vanno il ringraziamento, di tutto cuore, dell’intera Chiesa cattolica e quello personale del Vescovo di Roma”. Ecco, Monsignor Carmelo Ferraro, Arcivescovo di Agrigento, in questo documento si dice chiaramente che non c’e’ posto nella Chiesa per chi fa male ai giovani. Che bisogna chiedere scusa alle vittime della pedofilia e ai loro familiari. Che la pedofilia e’ un grave crimine. Che non vi puo’ essere alcun legame fra celibato e pedofilia. Per tutte queste ragioni, Mons.Ferraro, le chiediamo ancora una volta che si inginocchi nella Cattedrale di San Gerlando in Agrigendo, chieda perdono a questi sette giovani vittime di atti di pedofilia da parte di don Puleo. Infine, che don Bruno Puleo, sia sospeso a divinis e ridotto allo stato laicale in quanto indegno ad agire in nome e per conto di Cristo Capo.

Alberto Giannino
Presidente Adc – Associazione docenti cattolici
Fonte:http://www.imgpress.it/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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