Papa Francesco ha nominato monsignor Gianni Sacchi, già Vicario generale della diocesi di Biella, nuovo Vescovo di Casale.
Il Papa ha dunque premiato uno dei principali protagonisti dell’incredibile “errore” sul Padre Giorgio Albertini, ritenuto responsabile di molestie sessuali su minori dalla magistratura brasiliana ma che la Diocesi di Biella aveva accolto come se niente fosse, evitando approfondimenti.
Ci siamo sbagliati, non ne sapevamo nulla, le sostanziali scuse del Vicario quando l’evidenza, il silenzio accorto della Diocesi, è stato smascherato con la pubblicazione su questo blog della sentenza di secondo grado (vai al link) . Si veda al riguardo l’intervista a Sacchi su “Il Biellese”, l’arrampicarsi sui vetri per sollevare il Vescovo Mana da qualsiasi responsabilità, immobilismo compreso (vai al link).
Ed ancora il Papa premia chi nel Vescovado ha lavorato per la sospensione di Don Andrea Giordano che di don Sacchi ne ha sempre criticato “il costume” e l’opera (vedasi dichiarazioni di don Sacchi a il Biellese a questo link e il blog di http://www.chiesacontrocorrente.it/).
Papa Francesco, che tanta sciocca Sinistra immagina figura nuova, ci conferma così, coi tempi lunghi per la decisione sul caso Albertini (si attende che muoia) e con la nomina di Sacchi a Vescovo, che l‘oscurantismo cattolico è ancora prevalente e vincente nella curia italiana.
Allo sconfitto don Perini, rimasto a bocca asciutta (a lui nessuna nomina a Vescovo), l’obbligo di riflettere sull’inutilità (generale e personale) del silenzio accomodante tenuto su questa vicenda (era responsabile delle missioni della Diocesi, non poteva non sapere dei processi di Padre Albertini).
Si dice normalmente della carità ma anche il silenzio…. è sovente peloso.
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.