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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » The “Procession” di Netflix fa luce sugli orrori dei preti pedofili americani

The “Procession” di Netflix fa luce sugli orrori dei preti pedofili americani

Redazione Media Web by Redazione Media Web
13 Novembre 2021
in Film
Reading Time: 4 mins read
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Spotlight di Tom McCarthy, vincitore dell’Oscar, è un emozionante tributo ai giornalisti del Boston Globe che hanno denunciato la piaga degli abusi sessuali perpetrati (e insabbiati) dalla Chiesa cattolica, ma ciò che non riesce a evocare appieno è il trauma che ha cambiato la vita subito dalle vittime dei mostruosi sacerdoti e vescovi della chiesa . Le storie strazianti di quegli individui sono il cuore di Procession, un nuovo magistrale documentario di Robert Greene che traccia gli sforzi di sei uomini del Midwest per affrontare le loro spaventose prove infantili attraverso il prisma del dramma cinematografico. Costruito abilmente quanto insopportabilmente straziante, l’ultimo di Greene è uno sforzo consapevole che usa il cinema per comprendere e affrontare l’angoscia storica sepolta da tempo. È anche uno dei film più belli dell’anno.

Debuttando su Netflix il 19 novembre (dopo una serie limitata a partire dal 12 novembre), Procession è una sorta di complemento di Bisbee ’17 di Greene, con cui condivide l’interesse a scavare nel passato attraverso tecniche tradizionali di saggistica e sequenze drammatiche messe in scena. L’obiettivo di Greene è il regno del terrore pedofilo perpetrato dalla Chiesa cattolica a Kansas City, nel Missouri. Ispirato da una conferenza stampa televisiva tenuta da tre dei suoi eventuali soggetti, Greene ha arruolato Michael Sandridge, Tom Viviano, Mike Foreman, Ed Gavagan, Dan Laurine e Joe Eldred per un progetto unico: farli collaborare con lui e la drammaterapeuta Monica Phinney su sceneggiature basate sulle loro specifiche esperienze di abuso, che poi avrebbero trasformato in film con loro stessi protagonisti (così come Terrick Trobough, un giovane attore coraggioso assunto per incarnare ogni uomo durante la sua adolescenza). L’obiettivo era quello di offrire a questo sestetto un’opportunità artistica per affrontare e trascendere gli orrori che hanno sopportato per gentile concessionegli anziani religiosi di cui si fidavano come mentori, protettori e personificazioni della giustizia e del bene divini.

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Girato nel corso di tre anni, Processioneè, come dice il titolo, un documento del processo di lotta di queste anime ferite con la malvagità religiosa. Non è una cosa facile da intraprendere per nessuno di loro, e Greene assume un approccio avventato nel descrivere i loro viaggi di catarsi attraverso la creatività. Anche se le loro storie sono simili, nessuno degli uomini è veramente uguale, e i film che sviluppano coprono un’ampia gamma tonale, dal letterale al simbolico, dal tenero al furioso. Il più arrabbiato di tutti è senza dubbio Mike, il quale chiarisce che la sua rabbia è diretta meno al prete che lo ha molestato quando era un ragazzino di 11 anni, o anche a sua madre per averlo rimandato a casa del predatore (con una cioccolata torta al seguito) dopo aver appreso dell’assalto iniziale di Mike, “È una povertà assoluta, la prescrizione è il fiore all’occhiello della Chiesa cattolica.

Cosa ne pensa Dio?” Mike inveisce più di una volta in Processione, anche fuori da una chiesa dove è educatamente scortato fuori dai locali dalla polizia. Non è l’unico che è stato costretto a sopportare l’ingiustizia grazie a clausole di salvaguardia così ingiuste. Ed incontra nient’altro che vicoli ciechi nella sua ricerca per perseguire il suo aggressore, generando così un’esasperazione che alla fine ribolle alla conclusione della sua scena drammatizzata, “God Switches Sides”. Sia la sua rabbia che quella di Mike, tuttavia, impallidiscono in confronto a tutto il loro tormentato dolore. Così sfregiati e scossi da essere regolarmente portati alle lacrime dallo sforzo di Greene, si rivelano danneggiati a un livello quasi impensabile. Di conseguenza, le loro successive ricerche dei luoghi reali in cui hanno avuto luogo i loro abusi – e le loro ricreazioni di quegli spazi fisici sui set o nelle chiese – si rivelano inevitabilmente angoscianti, se alla fine liberatori.

Che si tratti di Dan e del fratello semi-estraniato Tim che cercano di riallacciarsi mentre cercano la casa sul lago Ozark dove sono stati violati, o Joe che sale i gradini del cottage estivo che ancora domina i suoi incubi, Processionè uno studio sulla guarigione frastagliata attraverso il confronto. Proprio come rivisitano i loro momenti più brutti nella vita reale, lo fanno anche attraverso i cortometraggi sceneggiati di Greene e della compagnia. In ognuno, Terrick assume il ruolo del loro sé abusato, e la compassione e la cura che mostra verso questi uomini e le loro storie è stimolante e rispecchiata dall’amore solidale e solidale che si mostrano l’un l’altro. Sono spiriti affini in una missione congiunta per sconfiggere i loro demoni interiori, e quindi non sorprende che Ed abbia notato, all’inizio, che li vede come simili ai Vendicatori che si alleano per distruggere le forze dell’oscurità, anche se non chiaramente- e ordinata risoluzione di Hollywood è probabilmente imminente.

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La fusione di autentico e immaginario di Greene è in sintonia con le lotte di Dan, Ed, Joe, Michael, Mike e Tom per riconciliare il loro allora e ora, i loro sogni e le loro ansie, i loro punti di forza e di debolezza. Come nei suoi lavori precedenti, il regista utilizza modalità cinematografiche a cavallo dei confini come veicolo attraverso il quale le persone fanno i conti con il loro crudo passato e si sforzano di ritenere le istituzioni responsabili dei loro crimini efferati. È attivismo di saggistica su scala micro e macro, sebbene guidato meno da un’agenda politica particolare che da una profonda simpatia per le condizioni delle vittime. Tuttavia, lungi dall’essere semplicemente una condanna schiacciante delle atrocità che non possono essere completamente sfuggite, Procession è anche un atto di potenziamento, cercando di conferire a questi sopravvissuti il ​​sostegno e il conforto che gli sono sfuggiti per così tanto tempo.

Il coraggio e la determinazione sono in definitiva le forze dominanti nel film di Greene, che culmina con la scena di Joe “Lettera a Joe”, in cui legge un messaggio al suo giovane sé (cioè Terrick) per assolversi dal dolore, dalla colpa e dalla miseria che potrebbe mai prima di guardare, o conquistare. “Non commettere errori, sei l’eroe epico nella nostra storia”, afferma Joe, e nei suoi passaggi conclusivi, Procession diventa una celebrazione di sei individui che, legati da dolore, rimpianto, vergogna e disprezzo di sé, raggiungono un misura di forza d’animo e sollievo attraverso lo stare insieme e la magia trasformativa dei film.

https://www.yahoo.com/news/netflix-procession-shines-light-horrors-100339307.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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