Si sa che il pesce puzza dalla testa e il papato di Leone non si discosta da quello di Francesco che tra mille chiacchere non riuscì a farne una giusta, neppure nella sua amata Argentina dove ancora oggi il risentimento dei sopravvissuti è forte.
È certo che se un Dio esiste di sicuro non ha una gran dote nel saper scegliere i suoi rappresentanti terreni, il suo “ufficio di collocamento” da anni pare non azzeccarne una.
Da Wojtyla che ancora oggi ricordiamo principalmente per il caso ancora insoluto di Emanuela Orlandi, al suo successore Ratzinger, la cui storia criminale è stata recentemente ripercorsa da Íñigo Domínguez nell’inchiesta giornalistica di EL PAIS, e che ricordiamo proprio nel 2004, imputato in USA con l’accusa di intralcio alla giustizia, fu graziato dalla “misericordiosa” fumata bianca che lo fece Papa, permettendogli di chiedere all’ora Presidente Bush l’immunità come capo di stato, che di fatto lo salvò in extremis dal quel processo. Tuttavia anni dopo costretto a dimettersi morirà “incarcerato” in Vaticano, dove anche la “misericordia” lo abbandonò.
Trovò vita più facile il suo successore Bergoglio, tanto amato dai cattolici che pochi giorni dopo la sua morte lo cancellarono dalla memoria. Altra “assunzione” che da subito sollevò grandi ombre non solo riguardo la sua complicità con la dittatura argentina, ma con il suo intero papato, fatto di tante chiacchere e pochi fatti. Salvo grazie alla “misericordia” dei media, in particolare quelli italiani che attuarono la linea della censura preventiva cominciando a presentare i fallimenti di Bergoglio nella più totale assenza di contraddittorio, facendolo così apparire ingannevolmente come il grande riformatore della chiesa. Una linea gattopardiana dove si cambiò tutto perché tutto restasse uguale.
Quella di Prevost sarà la peggior “assunzione” del collocamento vaticano. Qui la “misericordia” dei media tocca da subito il fondo precipitando in una miseria deontologica e anti cristiana mai vista prima nel paese. Un uomo da subito notevolmente compromesso dal caso cileno che ancora prima dell’elezione lo indicava trai peggiori candidati.
Qui la censura e la disinformazione hanno dato il peggio del giornalismo italiano. Tranne poche testate oneste, tolto il caso cileno, nessuna ha detto che fino al giorno prima di essere eletto Papa, Rober Prevost era il Prefetto del Dicastero per la dottrina dei vescovi e che per ben due anni ha insabbiato da prefetto il caso siculo del vescovo di Enna Rosario Gisana, oggi a processo per la giustizia italiana con l’accusa di aver mentito nel tentativo di coprire il caso di don Giuseppe Rugolo.
Vescovo che malgrado Prevost oggi sia diventato Papa continua a non affrontare, forte di certi giornalisti suoi complici, che con la censura preventiva lo proteggono dal rischio di qualunque possibile contraddittorio.
Una stampa che non è più “misericordiosa” come ai tempi di Bergoglio, oggi è diventata direttamente miserabile tanto da non chiedergli conto nè del caso Gisana, tantomeno del caso di Marko Rupnik dietro al quale tante suore stuprate furono costrette dalla stessa chiesa ad abortire. Cose che i media non raccontano preferendo beatificarlo per la benedizione della campana contro l’aborto, la triste ed ipocrita iniziativa ligure lanciata dal vescovo di Sanremo Antonio Suetta, di cui molti media hanno completamente omesso le proteste, sia dei sopravvissuti agli abusi del clero, sia della società civile, che indignata ha più volte contestato.
La stessa stampa che oggi lo eleva il Papa della “misericordia pedofila”, un pensiero tanto squallido che nella puntuale censura di un contraddittorio riesce persino a trasformarsi in qualcosa di bello.
Quella stampa che di fronte al Vangelo di Matteo 18:6 è da tempo che ha messo la “macina al collo” delle vittime anziché dei carnefici. La stessa che a partire da RAI News è stata capace di stuprare persino l’inchiesta di EL PAIS omettendo con puntuale “misericordia” l’Italia, di cui si parla nell’inchiesta, ma nessuno lo sa perché disinformato dall’informazione.
Quella stampa che insieme alla politica è stata risolutiva in tutti i paesi civili, mentre in Italia si trasforma in un problema sociale peggiore della pedofilia stessa. Il recente caso sardo della Garante per l’infanzia defenestrata dal suo stesso consiglio regionale per aver fatto il suo dovere è l’ultimo triste esempio che rende bene l’immagine di un paese che quando vede un Papa, qualunque sia, sa solo esclamare “com’è bianco!!!”.
















