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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Le bufale tanto al chilo di Giorgia Meloni

Le bufale tanto al chilo di Giorgia Meloni

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
13 Marzo 2026
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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La Rete L’ABUSO non si è mai occupata di politica, tuttavia, quando si parla di abusi, la competenza in materia non ci manca: possiamo affermare che la dichiarazione di Giorgia Meloni è falsa.

Premesso che in Italia sono ben pochi i pedofili e gli stupratori che sono nelle carceri e quindi ci chiediamo per prima cosa a chi o a cosa la premier si riferisca, vogliamo, tanto per non abbassarci a certi livelli di propaganda, spiegare, Giorgia a parte, il reale problema italiano e magari offrire qualche spunto su cosa andrebbe realmente cambiato.

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Va anche detto che la colpa non è certo dei magistrati che in questa campagna referendaria distorta vengono indicati come il “problema”, ma che non lo sono.

Va sottolineato che in tutti i contesti d’accusa che vedono la magistratura “colpevole” del malfunzionamento della giustizia, autonomia a parte, i magistrati applicano le leggi che fa la politica. Politica che negli anni non solo ha letteralmente stuprato la Costituzione della Repubblica, ma ha riformato la giustizia e fatto leggi a dir poco indecenti, che purtroppo poi i magistrati sono costretti ad applicare.

Restando nel tema della pedofilia e dello stupro, l’Italia, ovvero il Legislatore, dietro al Parlamento, hanno volutamente creato situazioni drammatiche, introducendo e ratificando con estrema tristezza persino Convenzioni internazionali come la Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa nel 2007 ed entrata in vigore nel 2010 (ratificata dall’Italia con la Legge 172/2012), che è il primo trattato internazionale che criminalizza tutte le forme di abuso e sfruttamento sessuale dei minori. Obbliga gli Stati a prevenire i reati, proteggere le vittime e perseguire i responsabili, coprendo anche adescamento (grooming) e pedopornografia. Tale Convenzione in tutta Europa è stata un formidabile strumento di prevenzione, lasciando solo in Italia vuoti che fanno davvero riflettere: persino un bambino capirebbe l’assurdità dell’applicazione italiana.

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Tra gli strumenti preventivi che la Convenzione ha introdotto c’è per esempio il famoso certificato anti-pedofilia, uno strumento che prevede che coloro che hanno avuto condanne per crimini sessuali nei confronti di minori non possano lavorare a contatto con minori.

E fino a qui la cosa è talmente ovvia che non serve avere un dottorato in legge per comprenderla, ma è ben più complesso, nell’assurdità dell’applicazione italiana, comprendere il perché il legislatore abbia, solo nel nostro Paese, sollevato dall’esibizione di tale certificato tutto l’ambiente del volontariato, i lavoratori autonomi come baby sitter ecc.

Anche un bambino capirebbe che una simile applicazione è praticamente inutile, in quanto non ferma il problema, ma fa sì che i pedofili, trovando le porte chiuse nei vari ambienti come scuole ecc. spostino banalmente il loro terreno di caccia nel volontariato, dove il certificato non è richiesto.

E qui sì che sorgono i primi dubbi di fronte a questo inspiegabile vuoto e sorge il più che ragionevole dubbio che l’inspiegabile vuoto sia stato lasciato per favorire la chiesa, che guarda a caso rientra proprio nella categoria del volontariato.

Il buonsenso fa anche capire che forse, allora, il fatto che il problema dei preti pedofili che in tutta Europa – tranne in Italia – è stato da anni affrontato facendo grandi passi avanti, con condanne e risarcimenti per le vittime, in Italia sia ancora impunito ed indiscusso.

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Di certo la colpa non si può attribuire ai magistrati che di fatto sono costretti ad applicare una legge tanto ignorante, fatta dalla politica. Legge che Giorgia Meloni potrebbe modificare, come più volte ha chiesto proprio all’Italia anche il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite.

Sempre le Nazioni Unite chiedono all’Italia – che dal 2019 neppure risponde – di introdurre l’obbligo di denuncia per tutti i cittadini.

Se qualcuno si chiede il perché, anche in questo caso la risposta è di una banalità estrema: se il certificato impedisce al pregiudicato per crimini sessuali a danno di minori di non tornare a contatto con loro, viene da sè che per poter essere pregiudicati, serva prima un accertamento dei fatti, poi tramite un processo si arriverà alla condanna.

È evidente che se la denuncia di un sospetto viene omessa grazie a un vuoto legislativo ad hoc, salta l’intero sistema preventivo che il certificato dovrebbe garantire.

Lo capisce pure un bambino, ma non lo capisce la Premier Meloni, o forse non vuole capirlo, incolpando i magistrati.

Ecco la bufala da un tanto al chilo di Giorgia.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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